Figli di uno sport
minore
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| Ad
un mese dall'inizio di quella che è la massima
espressione dello sport mondiale, i Giochi
Olimpici, prendiamo spunto da una recente
dichiarazione del campione di sci Giorgio Rocca
per una nostra riflessione sullo sport attuale e
i media italiani. Motivo dell'esternazione di
Rocca è la scarsa attenzione dei media, a detta
del campione livignese, nei confronti di un
evento tanto importante per il nostro paese come
le Olimpiadi di Torino 2006. L'osservazione ha le
sue basi: crediamo che i mass media italiani non
abbiano recepito la volontà di cambiamento
dettata dal pubblico sportivo e continuino a
dedicare troppo poco spazio a quegli sport che il
bravo giornalista definirebbe "minori".
Un rapporto di sudditanza, rispetto al Dio
Calcio, che se mai ha avuto ragione di esistere
(forse solo per motivi economici) adesso non ne
ha più di alcun genere. Quello culturale
innanzitutto, con un calcio ormai ridotto a
business spogliato di sempre maggiori valori
sportivi, in cui querele, processi, guerre
urbane, veleni di ogni tipo e provenienza
sembrano l'unico collante del movimento. |
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| A Torino manca poco
all'evento sportivo dell'anno, ma
giornali e TV sembrano non saperlo - foto
lapresse/www.torino2006.org |
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La novità è però che sta
decadendo l'aspetto economico e a questo le
televisioni nazionali non sembrano prestare
attenzione. Succede così che le TV spendono
centinaia di milioni di euro per acquistare
prodotti calcistici con una logica che non
corrisponde a nessun reale valore di mercato.
Prodotti da rivendere ad un pubblico sempre più
lontano e disinteressato che abbandona il calcio
e si riversa sugli altri sport, alla ricerca di
un contatto più umano e di valori meno
inquinati. Prova di questa fuga di massa verso
gli altri sport sono lo svuotamento degli stadi,
ma soprattutto il fortissimo e generalizzato calo
di ascolti che hanno subito tutti gli spazi
televisivi dedicati al calcio. Il caso più
eclatante è ovviamente il surrogato di 90°
Minuto proposto in maniera sconcertante da
Bonolis: presentato come il definitivo
giustiziere di tutte le domeniche pomeriggio
altrui, lo spettacolo nazional-popolare per
eccelenza è stato sbriciolato in due puntate dal
dirimpettaio più nazional-popolare che ci
potesse essere, Pippo Baudo. Dal naufragio non si
è salvata neppure la nazionale di Lippi che ha
guadagnato il biglietto per i Mondiali ma ha
lasciato per strada almeno 3-4 milioni di
spettatori.
Parallelamente
sono risalite realtà come il Giro d'Italia, che
ha toccato vertici di ascolto e popolarità
travolgenti nell'ultima edizione, ed ora il
fenomeno Rocca, che ha riportato lo sci su punte
di interesse sconosciute nel dopo-Tomba. Segno,
questo, che c'è voglia tra gli appassionati di
uno sport più emozionale, più vicino alla gente
e che non sia solo retaggio delle peggiori
sfaccettature della nostra società. Lo sport è,
al contrario, a volte anche retoricamente, motivo
di proposizione ed esportazione dei propri valori
e della propria cultura.
Purtroppo TV
e giornali non sembrano intuire questo desiderio
del pubblico e così i 4 kg messi su da Cassano
durante la sua prigionia doratissima a Trigoria
hanno una rilevanza maggiore delle 4 vittorie di
fila di Giorgio Rocca, nonostante che l'ultima
prodezza dello sciatore in quel di Adelboden
abbia incollato al teleschermo più gente di
quanto abbiano fatto i goal dei vari Mentana,
Piccinini e Ventura.
Va da se che
in questo modo, nonostante le trasmissioni in
diretta delle gare di sci, le Olimpiadi facciano
fatica ad imporsi come un evento che supera i
confini dell'appuntamento sportivo, cosa che,
visti i presupposti attuali, non sarebbe
difficile con un minimo cambio di rotta da parte
di TV e giornali. Cambio di rotta che potrebbe
fare da volano anche ad un nuovo corso
calcistico. Basterebbe un piccolo recupero di
cultura sportiva, ma si sa che nel nostro
bellissimo e strano paese questo valore è
confinato solo in noi poveri figli di uno sport
minore. |
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