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Olimpia,
l'isola che non c'è
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Come
pezzi di un puzzle finito e disfatto di questi
Giochi Olimpici ateniesi restano tante immagini
indelebili che hanno segnato un altro stralcio
della grande storia a cinque cerchi. Pezzi come
l'umana superiorità di Michael Phelps, come la
classe e l'esuberanza di Aldo Montano e di altri
mille atleti e personaggi che compongono tutti
insieme la storia di Atene 2004.
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| Magari
resterà anche il modo di sorridere di fronte ai
voli pindarici di Andrea Fusco, quello che ha
definito il ginnasta Igor Cassina un punto
esclamativo pervaso di energia. Di tutto però
resta soprattutto quella sensazione che si sente
quando comincia piano piano a spegnersi il
braciere. Tutto finisce, si torna alla realtà.
Perchè in effetti Olimpia è un mondo che non c'è,
una specie di sogno in cui si viene catapultati
una volta ogni quattro anni per vedere, anche da
lontano, anche per poco, un pezzetto di un altro
mondo, con atleti di ogni nazione che vivono
insieme, si confrontano, vincono, perdono,
piangono e condividono le stesse emozioni. Un
gioco retorico, magari, certamente utopico, ma
che fa sognare. Così ogni quattro anni si può
scordare tutto, il mondo può lasciare tutto
fuori dalla porta, e lasciarsi trasportare in
questa isola che non c'è dove non c'è mai la
guerra, dove non c'è odio nè violenza. Per due
settimane si può fare, e sognare. Poi si arriva
al momento in cui il fuoco si affievolisce e si
spegne e allora tutto è chiaro. Un sogno, un
sogno che si può fare ogni quattro anni, perchè
il fuoco di Olimpia non muore mai. |
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