Felice
l'ultimo Tour
di Maurizio Ruggeri
Quanti Tour de France sono passati da
quella fantastica galoppata di Felice Gimondi nel 1965! Eppure solo un
piccolo grande uomo, uno che come Fausto Coppi aveva i suoi acuti e le
sue giornate nere, ebbene solo un italiano, in quarant'anni e più, è
riuscito a salire di nuovo sul gradino più alto della Francia con la
maglia gialla. Da Gimondi a Pantani, attraverso le cinque vittorie di
Merckx, Hinault e Indurain e le sette di Armstrong, il Tour de France è
rimasta la corsa più ricca e più bella del mondo, da quando, nel 1903,
Maurice Garin, lo spazzacamino della Val d'Aosta, lo vinse con tre ore
di distacco, fino alle fredde strategie di un texano prestato alla bici.
E poi la fine del regno di Miguel Indurain, che in cinque stagioni di
dominio assoluto segnò la fine delle imprese in salita, dandole prima a
Bugno poi a Chiappucci, fino a quando non comparve quel Ray Charles
della bicicletta, genio e sregolatezza nello sport e nella vita, capace
di arrampicarsi sulle cime del Giro e del Tour come i più grandi
grimpeur del passato, da Gaul a Bahamontes, da Bartali a Fuente...,
tutti rigorosamente messi in fila, in ordine di importanza e di
indimenticate imprese, dal decano dei giornalisti che ha dato tutta la
sua vita al ciclismo: Rino Negri. Il Tour de France come epopea,
scriveva Roland Barthes nei suoi Miti d'oggi, dedicando uno spazio a
Coppi nel suo lessico dei corridori: "Eroe perfetto. Sulla
bicicletta ha tutte le virtù. Fantasma temibile". Da Gimondi,
Adorni e Motta, gli eroi di quel Giro di Francia che li oppose alla
commovente resistenza di Raymond Poulidor, l'idolo di casa, Felice
l'ultimo Tour rivisita le imprese e i colpi di mano lungo le strade del
Tour, che pure un giorno l'Autore andò a trovare, appena in tempo per
vedere una maglia gialla scattare da sola in salita fregandosene del
primato da difendere. Una maglia gialla indosso ad un omino lì per
caso, proprio come lo era Jean Robic tanti anni prima: con lo stesso
coraggio e la stessa voglia di riscattarsi. Una maglia gialla che, come
"testa di vetro", non sfidò i suoi avversari, ma le montagne
dei Pirenei urlando alle vette che Claudio Chiappucci non aveva paura
proprio di nessuno

Pezzi è nelle peste, dopo quattro
tappe si ritrova un gregario più forte del suo capitano! Nelle
passeggiate sul lungomare della Manica, Gimondi viene attaccato più
volte, ma resta in giallo con una difesa naturale e l'impassibilità di
un vecchio lupo di mare: "Sono tranquillo perchè non vinco
sicuro". Si vira a sud, costeggiando l'oceano, aspettando i primi
contrafforti dei Pirenei. Poulidor è atteso: non deluderà. Il francese
vince su tutti contre la montre a 42 di media. Ma non stravince. Gim,
extraordinaire, è lì dietro, a un respiro: sette secondi! Negli ultimi
tredici km del cronocircuito ha riguadagnato 16'' al francese. Motta,
terzo a 19'', si elettrizza: "Datemi altri cinque o sei giorni per
andare come dico io!". Al traguardo di Chateaulin il bergamasco
spiazza tutti, scribi e paparazzi a bocca aperta: "Mi ci sarebbero
voluti una decina di km in più, perchè ho cominciato a carburare
proprio verso la fine..."

L'autore - Maurizio Ruggeri,
giornalista e scrittore, è autore di tre libri pubblicati da Limina:
Miguel y Marco, un racconto di fantasia su Pantani ed Indurain, Felice
l'ultimo Tour, storia del Tour de France vinto da Gimondi e L'indio che
mise a terra il mondo, la vita tormentata di Carlos Monzon. Per la casa
editrice Montimer ha pubblicato due libri sui Giri d'Italia del 1998 e
1999. Nel 2000, dopo aver condotto per tre anni la trasmissione (Zona
Cesarini" su Radio Uno RAI, ha vinto il premio USSI CONI per la
sezione radio e televisione. Attualmente lavora come redattore sportivo
a RAI International
Limina Edizioni - 128 pagine - 13,50 €
www.liminaedizioni.it