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Stagione 2007
Tour de France

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Il Tour come lo vorremmo

 

Stavolta si è davvero toccato il fondo in quanto a credibilità in questo Tour de France. Corridori che non dovevano partire e che invece si sono schierati al via, televisioni che se ne vanno, test antidoping che arrivano un mese dopo il dovuto, polemiche e sospetti a non finire e come sfondo l'Operacion Puerto che fa viaggiare metà dei corridori spagnoli con un punto interrogativo sulla schiena. Di cose da rivedere ce ne sono veramente tante, ma la determinazione degli organizzatori dei grandi giri ci fa sperare che dal prossimo anno si possa avere un Tour (ed un ciclismo) diverso. Il punto chiave di questa ripartenza deve essere l'armonizzazione e la riorganizzazione dei controlli a sorpresa, il cuore dell'antidoping, che dovrebbero essere gestiti da una struttura di altissimo profilo esterna a tutte le componenti del ciclismo. Questa struttura dovrebbe poter garantire un numero minimo di controlli a sorpresa per ogni corridore professionista, da raggiungere in ogni angolo del mondo. I risultati poi dovrebbero essere resi noti in tempi brevi e stabiliti, soprattutto prima dei grandi giri, ed essere messi a disposizione di tutte le componenti del ciclismo, dalle squadre agli organizzatori. Anche le altre strutture che effettuano controlli antidoping, come il CONI, dovrebbero agire di concerto con questa nuova struttura. Con una riorganizzazione del genere non ci sarebbero più sorprese, all'inizio del Giro o del Tour si saprebbe senza possibilità di errori o interpretazioni chi può partecipare e chi no. Se questa è secondo noi la modifica cardine, servono comunque altri cambiamenti: un sistema che premi le squadre anche per meriti sportivi ed etici oltre che per quelli economici, una pari severità per atleti, medici, dirigenti, e direttore sportivi con una maggior responsabilizzazione delle squadre per quanto riguarda il doping, una legge internazionale che punisca con il carcere tutti i Fuentes del mondo. Per quest'ultima servirebbe l'intervento del CIO di concerto con i Comitati olimpici nazionali ad esso iscritti e i rispettivi governi dei vari paesi. C'è da augurarsi poi che qualcuno voglia prendersi la briga di smatassare il caso dell'Operacion Puerto che ad oltre un anno di distanza è ancora avvolto dalla confusione più totale con corridori che sono con una gamba dentro e una fuori. C'è poi la proposta della formula a squadre nazionali per i grandi giri: gli organizzatori di Giro, Tour e Vuelta, vorrebbero far disputare le proprie corse, a rotazione di anno in anno, con le selezioni nazionali come accadeva tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta. Un'idea suggestiva, ma che è solo un qualcosa in più e non una soluzione di tutti problemi esistenti: prima si risolvano quelli e poi la formula con le nazionali può dare l'appeal giusto per rilanciare le corse anche al di fuori degli appassionati che seguono abitualmente il ciclismo. Chi può mettere in pratica questi buoni propositi? E' praticamente certo che gli organizzatori di Giro, Tour e Vuelta (e Roubaix, Liegi, Sanremo, Lombardia, Tirreno...) andranno per la propria strada decretando la fine del Pro Tour voluto dall'UCI. Saranno quindi gli organizzatori ad avere completamente in mano i destini delle proprie corse (che sono la quasi totalità di quelle storiche) ed in sostanza del ciclismo. (Nella foto Alberto Contador tra Evans e Leipheimer sul podio di Parigi: anche lo spagnolo era finito nei primi giorni dell'inchiesta nelle liste di Fuentes, poi è sparito, quale sarà la verità - www.bettiniphoto.net)