|
Siti partner
Serie
A Calcio
Casinò
online bonus
Migliori
casinò online
Casinò
online sicuri
Offerte e Sconti
|
Il
Tour come lo vorremmo
Stavolta
si è davvero toccato il fondo in quanto a credibilità in questo Tour de
France. Corridori che non dovevano partire e che invece si sono schierati
al via, televisioni che se ne vanno, test antidoping che arrivano un mese
dopo il dovuto, polemiche e sospetti a non finire e come sfondo l'Operacion
Puerto che fa viaggiare metà dei corridori spagnoli con un punto
interrogativo sulla schiena. Di cose da rivedere ce ne sono veramente
tante, ma la determinazione degli organizzatori dei grandi giri ci fa
sperare che dal prossimo anno si possa avere un Tour (ed un ciclismo)
diverso. Il punto chiave di questa ripartenza deve essere l'armonizzazione
e la riorganizzazione dei controlli a sorpresa, il cuore dell'antidoping,
che dovrebbero essere gestiti da una struttura di altissimo profilo
esterna a tutte le componenti del ciclismo. Questa struttura dovrebbe
poter garantire un numero minimo di controlli a sorpresa per ogni
corridore professionista, da raggiungere in ogni angolo del mondo. I
risultati poi dovrebbero essere resi noti in tempi brevi e stabiliti,
soprattutto prima dei grandi giri, ed essere messi a disposizione di tutte
le componenti del ciclismo, dalle squadre agli organizzatori. Anche le
altre strutture che effettuano controlli antidoping, come il CONI,
dovrebbero agire di concerto con questa nuova struttura. Con una
riorganizzazione del genere non ci sarebbero più sorprese, all'inizio del
Giro o del Tour si saprebbe senza possibilità di errori o interpretazioni
chi può partecipare e chi no. Se questa è secondo noi la modifica
cardine, servono comunque altri cambiamenti: un sistema che premi le
squadre anche per meriti sportivi ed etici oltre che per quelli economici,
una pari severità per atleti, medici, dirigenti, e direttore sportivi con
una maggior responsabilizzazione delle squadre per quanto riguarda il
doping, una legge internazionale che punisca con il carcere tutti i
Fuentes del mondo. Per quest'ultima servirebbe l'intervento del CIO di
concerto con i Comitati olimpici nazionali ad esso iscritti e i rispettivi
governi dei vari paesi. C'è da augurarsi poi che qualcuno voglia
prendersi la briga di smatassare il caso dell'Operacion Puerto che ad
oltre un anno di distanza è ancora avvolto dalla confusione più totale
con corridori che sono con una gamba dentro e una fuori. C'è poi la
proposta della formula a squadre nazionali per i grandi giri: gli
organizzatori di Giro, Tour e Vuelta, vorrebbero far disputare le proprie
corse, a rotazione di anno in anno, con le selezioni nazionali come
accadeva tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta. Un'idea suggestiva, ma
che è solo un qualcosa in più e non una soluzione di tutti problemi
esistenti: prima si risolvano quelli e poi la formula con le nazionali
può dare l'appeal giusto per rilanciare le corse anche al di fuori degli
appassionati che seguono abitualmente il ciclismo. Chi può mettere in
pratica questi buoni propositi? E' praticamente certo che gli
organizzatori di Giro, Tour e Vuelta (e Roubaix, Liegi, Sanremo,
Lombardia, Tirreno...) andranno per la propria strada decretando la fine
del Pro Tour voluto dall'UCI. Saranno quindi gli organizzatori ad avere
completamente in mano i destini delle proprie corse (che sono la quasi
totalità di quelle storiche) ed in sostanza del ciclismo. (Nella foto
Alberto Contador tra Evans e Leipheimer sul podio di Parigi: anche lo
spagnolo era finito nei primi giorni dell'inchiesta nelle liste di Fuentes,
poi è sparito, quale sarà la verità - www.bettiniphoto.net)
|
|