Cronache
del giorno di riposo
E'
il momento delle scelte - E' un Tour di difficilissima decifrazione
quello di quest'anno, soprattutto dopo gli incidenti di Kloden e
Vinokourov che hanno scombinato i piani di quella che doveva essere la
squadra faro della corsa, la Astana. Se ci si attendeva la squadra
kazako-svizzera a togliere le castagne dal fuoco nei momenti più
scabrosi, così ora evidentemente non è più e c'è spazio per qualche
volo di fantasia, come dimostrato dal coraggioso Rasmussen. Il primo
momento di sfida tra gli uomini di classifica, a Tignes, ha fatto scoprire
le carte ed ora molti team si trovano con le seconde punte più brillanti
dei capitani designati. In un Tour così, senza un padrone, con i favoriti
acciaccati e senza una squadra che chiuda la corsa, sarà fondamentale
fare le scelte giuste sul piano strategico e puntare sugli uomini più in
forma con coraggio. La Discovery per esempio ha un Contador che è stato
super nella scalata di Tignes, che pure non era adattissima ad un grimpeur
puro come lo spagnolo, ed un Leipheimer capitano scelto della vigilia che
procede senza infamia e senza lode. La cronometro del prossimo weekend
(dove Leipheimer è favorito su Contador) darà un quadro più preciso
sulle possibilità di ognuno, ma crediamo che sui Pirenei la Discovery
debba dare carta bianca a Contador lasciandolo libero di scattare e fare
selezione e non solo di rincorrere gli altri e mettersi a rimorchio. Su
salite come Pailheres, Plateau de Beille, Peyresourde e Marie Blanque uno
scalatore come Contador potrebbe davvero esaltarsi e fare la differenza ma
ha bisogno di avere un via libera pieno. Anche la Astana dovrà fare delle
scelte difficili: Vinokourov è parso molto più in difficoltà di Kloden,
è più attardato in classifica e sacrificare il tedesco alla sua causa
potrebbe rivelarsi controproducente. C'è da rilevare anche che tra coloro
che sono attualmente nella top ten della classifica il terzo uomo della
Astana, Kashechkin, è quasi certamente il più forte a cronometro ed
anche qui saranno da fare delle scelte coraggiose: non sarà proprio lui
tra tutti e tre quello che ha più chance di vincere il Tour? La gerarchia
sembra già invece ribaltata in casa Rabobank, dove Menchov non sembra in
grado di lottare alla pari con i più forti e Rasmussen promette altro
spettacolo. Cosa potrà fare il danese? A cronometro perderà terreno, ma
forse meno degli altri anni quando c'erano degli specialisti formato
fenomeno come Armstrong e Ullrich. La sua candidatura quindi resta seria.
Anche Valverde, il caro Valv.Piti, dovrà fare delle scelte e decidersi a
correre in maniera un po' più intraprendente e con più personalità, ma
forse prendersi certe responsabilità non fa parte del suo personaggio. (Nella
foto Alberto Contador, uno dei più forti a Tignes - www.bettiniphoto.net)
Mayo
è tornato - Una delle grandi novità di questo Tour è il ritorno di
Iban Mayo a grandi livelli dopo due o tre stagioni di oblio, rigenerato
dalla serenità che ha trovato in Saunier Duval. A voler guardare più in
largo c'è un ritorno in massa di scalatori puri nei piani alti della
classifica, una controtendenza rispetto agli ultimi anni dominati dagli
uomini bionici che andavano forte dappertutto. Non c'è ancora stata la
cronometro, è vero, ma averla spostata a dopo la prima raffica di
montagne è già un bel vantaggio per gli scalatori. Mayo, insieme a
Rasmussen e Contador, ha dato spettacolo sulla salita di Tignes e sulle
ascese ben più dure che si scaleranno sui Pirenei potrebbe succedere di
tutto. ”La verità è che speravo di essere
davanti" racconta Mayo "perché le sensazioni erano molto buone,
ma so anche che del Tour non ti puoi fidare e che ti può capitare di
tutto. Nei primi chilometri avevo buone sensazioni e sapevo che potevo
stare coi primi. Quando Rasmussen è scattato e accumulava vantaggio
velocemente, sapevo che sarebbe stato difficile vincere la tappa.
All'inizio dell'ultima salita è scattato anche Moreau ed io sono saltato
sulla sua ruota. Poco dopo si sono agganciati anche Valverde, Evans,
Contador, Kashechkin e Schleck, ma questi non erano molto disposti a
collaborare. Ho provato ad andarmene diverse volte, ma c'era molto vento
in faccia e chi stava a ruota era avvantaggiato più del solito. E' stato
un peccato perché si poteva distanziare Vinokourov molto di più. Sono
scattato nuovamente a 500 metri dalla fine della salita per cercare di
guadagnare i secondi di abbuono e un po' di vantaggio, e ci sono riuscito.
Dopo le disgrazie che ho subito negli ultimi anni al Tour, sono contento
di vedermi qui a lottare coi primi. Al momento ho in mente solo di vincere
una tappa. Sono felice anche di essere davanti in classifica, ma come ho
detto il Tour è una corsa molto difficile ed è meglio vivere giorno per
giorno. L'importante è continuare ad avere le sensazioni di oggi e se
arriva un trionfo di tappa o qualcosa di più, ben venga”. (Nella foto
Iban Mayo)
Kloden: "Potevo staccare Vino, ma il ciclismo è uno sport di
squadra" - Kloden si è dimostrato ieri prontissimo ad accogliere
ogni richiesta della squadra per aiutare Vinokourov. Ecco il racconto
della sua tappa: "Ieri mattina sono partito con sentimenti
contrastanti, il giorno prima io e Vino ci eravamo salvati ed ero comunque
soddisfatto di questo. La tappa di ieri è stata molto dura e nonostante i
dolori ho dovuto chiedere tutto al mio corpo. Fino alla penultima salita
sono andato bene ed il dolore era assolutamente sopportabile. Diversi
favoriti hanno attaccato all'inizio dell'ultima salita, probabilmente per
approfittare delle nostre difficoltà nei cambi di ritmo. In quel momento
ho avuto dei problemi e Savoldelli ha fatto un ritmo regolare per noi.
Quando siamo rimasti senza compagni la squadra mi ha chiesto di prendere
la testa per aiutare Vinokourov. Sono andato ad un ritmo regolare e ho
visto che davanti procedevano a scatti. Piano piano ci siamo avvicinati
fino quasi a riprenderli finchè Vino ha avuto dei problemi. Avrei potuto
proseguire da solo ma eravamo d'accordo che l'avrei aspettato e così ho
fatto: posso capire il rammarico di alcuni miei tifosi ma il ciclismo è
uno sport di squadra. Se alla fine uno di noi dovesse salire sul podio,
ognuno avrebbe contribuito al risultato"