Tattiche
e controtattiche, ma poi...
...ma
poi vince chi ne ha di più ed in fondo la chiave di volta di tutto il
Mondiale è stata proprio quella. Vince chi è più forte e chi riesce ad
andare oltre i propri limiti nei momenti più duri. La vittoria
dell'Italia e di Bettini non ha altre spiegazioni se non che i nostri
ragazzi sono stati semplicemente i più forti. Poi si può disquisire
sulle varie fughe, su chi tira e chi non tira, chi si inserisce, chi resta
fuori, su Sanchez che scatta all'ultimo giro mentre Freire e la Spagna
affondano, ma la verità è che ieri gli spagnoli sono stati sommersi da
un fiume azzurro. Negli occhi ad un certo punto è tornata Verona 2004,
quando negli ultimi due giri la Spagna aveva chiuso a doppia mandata la
corsa lanciando poi Freire verso la storica tripletta. Ieri niente di
tutto questo: gli azzurri avevano speso infinitamente di più degli
spagnoli, ma nel finale hanno saputo trovare ancora il cambio di marcia,
mentre Freire e compagni sono rimasti sulle ginocchia dopo aver fatto da
spettatori per oltre 200 km. Il Ct Antequera ha parlato di una Spagna che
ha corso bene, ha fatto complimenti a tutti i suoi ragazzi e probabilmente
da un punto di vista tattico ha anche ragione. Ma quello che è mancato
agli spagnoli è stata semplicemente la forza. Flecha, Barredo, Sastre,
Rodriguez e Florencio si sono inseriti nelle fughe dei 40 e dei 25, ma
senza mai tirare un metro e per loro è stato come essere in mezzo al
gruppo. Dietro si sono alternati olandesi e australiani ad annullare
tutto, mentre gli altri spagnoli si sono confusi in mezzo al gruppo.
Ebbene all'ultimo giro Flecha, Sastre, Florencio e Barredo, stremati dallo
stare a ruota di Bertolini e Cunego, erano già tutti fermi ai box,
Rodriguez si era bruciato a rincorrere vanamente Rebellin, e Valverde
aveva già dato con tre pedalate in testa tutto il suo contributo alla
causa. Il paragone con quanto offerto dagli azzurri è impietoso, tutti i
confronti diretti si sono risolti in un trionfo dei nostri. Basti pensare
a cosa ha fatto Bertolini, infaticabile, molto più di tutti i gregari
spagnoli messi insieme, o ad una seconda punta come Rebellin che ha di
fatto deciso il Mondiale, mentre Valverde è stato più imbarazzante da un
punto di vista tecnico che etico. Insomma Freire nel finale, dopo essersi
visto scappare il gruppetto buono, non aveva più l'ombra di un compagno
che potesse offrirgli un sostegno decente, altrimenti ci sarebbe ancora
stata l'opportunità di un ricompattamento, visto anche che il gruppetto
di Bettini e Rebellin per qualche minuto ha marciato con una certa
indecisione prima della sparata del Grillo sulla seconda salita. E' una
Spagna che si è sciolta da sola, inconsistente, come logorata da questa
rincorsa alla corsa degli altri. Una tattica attendistica che ha coinvolto
anche Germania e Belgio, che in alcune occasioni avrebbero potuto osare
qualcosa in più ed invece si sono fatte attaccare dalle paure, dal timore
che la superSpagna si potesse poi fare un boccone di tutti quanti. I
tedeschi hanno tentennato dopo aver messo uomini importanti come Voigt e
Burghardt supportati da altri gregari nelle azioni più corpose: azioni
che avrebbero potuto portare sviluppi per loro favorevoli. Così ed ancora
di più per i belgi che hanno inserito i loro tre uomini migliori,
Devolder, Gilbert e Van Summeren nell'azione dei 25, ma poi non hanno dato
linfa importante alla fuga. (Nella foto: Bettini da preda a cacciatore
- archivio quickstep-innergetic)
Con
le evidenti mancanze degli spagnoli non si vuole certo sminuire la portata
della vittoria degli azzurri. A questo proposito crediamo che sia stato
fondamentale il nuovo corso intrapreso da Ballerini l'anno scorso, quando
ha richiamato in nazionale uomini importanti come Di Luca e Rebellin che
erano stati messi alla porta per troppe volte. Fin lì la nazionale di
Ballerini era stata costruita (tranne che per il tragicomico esordio di
Lisbona 2001) con una sola punta e tanti uomini di supporto, come per
Cipollini nel 2002, Bettini nel 2003 e 2004. Dopo la batosta di Madrid,
con il dissidio tra Petacchi e Bettini, Ballerini ha aperto una nuova fase
riaprendo le porte a più corridori vincenti ed optando per corse di tipo
diverso, più sfrontate, mettendo così a disposizione di ogni uomo una
tranche di corsa in cui giocarsi le proprie carte. Così è stato anche
quest'anno, con Ballan e Cunego che si sono giocati le proprie nelle fughe
di metà corsa, Rebellin che ha fatto suo il penultimo giro, Bettini e
Pozzato che sono entrati in scena nel finale. Una corsa con tanti campioni
e non una rincorsa come spesso accaduto in passato. Questo è il grande
merito di Ballerini, al di là dei compiti tattici assegnati a questo o
quel corridore: il lasciare spazio ad ognuno garantendo il rispetto dei
ruoli e alla fine facendo il bene dell'intera squadra. E' un'Italia che da
Stoccarda porta via ori ed immagine, perchè a fare spettacolo tra le
donne e tra i professionisti sono stati soprattutto se non esclusivamente
i nostri corridori. Non è un caso che nell'unica gara in cui non potevamo
essere la squadra-faro (perchè avevamo dei dilettanti in mezzo a tanti
pro), quella degli Under 23, ci sia stato l'unico arrivo in volata di
gruppo delle tre prove in linea. Ma è un'Italia che soprattutto completa
a Stoccarda una stagione memorabile che è stata una vera vendemmiata di
medaglie continentali e mondiali, dalla tripletta Ulissi-Ratto-Favilli ai
Mondiali junior all'oro e bronzo di Patuzzo e Scandolara nella stessa
rassegna al femminile, ancora la Scandolara campionessa europea, l'argento
della Bastianelli agli europei U23, proseguendo con il bronzo mondiale di
Franzoi nel ciclocross, il titolo europeo della Lechner nella mountain
bike e le tante medaglie arrivate dai settori giovanili della pista che
hanno ritrovato slancio. Un'Italia che pedala sempre più forte e sempre
più in tutte le direzioni. E da Stoccarda cosa si porta via oltre alle
medaglie, cosa resta di questo Mondiale? Resta una Stoccarda che ha dato
un'immagine ben diversa da quella che ci si aspettava. Le intromissioni
fuori luogo della politica, l'organizzazione approssimativa e poco
competente, il pubblico molto meno numeroso del previsto (basti pensare
agli oceani di persone in occasione della classica di Amburgo) hanno dato
un'immagine molto grigia di Stoccarda che ben poco ha da spartire con la
cultura sportiva che abbiamo sempre riconosciuto al popolo tedesco. Per
fortuna ci hanno pensato i corridori ad offrire un bello spettacolo,
soprattutto i nostri corridori: quindi cari tedeschi ringraziate gli
azzurri, perchè se del vostro Mondiale c'è qualcosa da ricordare è
quasi esclusivamente merito loro. (Nella foto Bettini attacca
sull'ultima salita, Schumacher accusa il colpo - archivio
quickstep-innergetic)