Cantù
- Bergamo
192 km
Messa
in mezzo tra Oropa e Lavaredo questa tappa numero 14, che attraversa terre
legate a doppio filo al ciclismo, sembra una bibita gassata in mezzo a
superalcolici. Due salite, una lunghissima e molto impegnativa, un finale
da classica di rango, ma tutto probabilmente da servire per occasionali
protagonisti di giornata, anche di gran nome, ma con la classifica ferma
ad aspettare le Tre Cime e lo Zoncolan. La ripartenza dopo la
cronoscalata di Oropa è dalla Brianza, precisamente da Cantù, capitale
dei mobilifici a due passi da Como. I primi 90 km sono tutti pianeggianti
e scenograficamente molto suggestivi: si costeggia tutta la sponda
orientale del lago di Como, da Lecco a Colico. Un teatro di grande fascino
su cui scorrerà la tappa, che ha i suoi punti d'interesse maggiori
nell'abbazia cistercense di Piona, che sorge dove il lago forma una
profonda insenatura tanto da sembrare uno specchio d'acqua autonomo, e
nell'incantevole Castello di Vezio, posto su un autentico terrazzo che
domina tutto il Lario. Già in questa prima metà della tappa
potrebbe svilupparsi un'azione di uomini fuori classifica con buone
speranze di andare all'arrivo, perchè sia le squadre dei velocisti che
quelle degli uomini di classifica non avranno mire particolari su questo
percorso. Servirà però una certa competitività in salita per andare in
fuga con speranze concrete di vittoria, perchè a metà tappa arriva sotto
le ruote dei corridori una montagna poco nota, ma che si presenta con
credenziali di tutto rispetto. Si inizia a salire da Morbegno, quando
abbiamo da poco lasciato il lago per la Valtellina, e per 26 km si resta
in salita per raggiungere il passo di San Marco. Le pendenze non sono
costanti, più pedalabili (sul 6-7%) nelle prime battute, poi dopo il paese di Albaredo,
circa 10 km dopo Morbegno, si fanno più intense per diversi km. Un po' di
respiro in falsopiano e quindi l'ultima arrampicata con tratti superiori
al 10% ed una bella infilata di tornanti per arrivare alla vetta: una
salita che davvero non sfigurerebbe in un finale di tappa. Da qui ci si
rivolge alla Val Brembana in una discesa molto ripida che disegna numerosi
tornanti tra pascoli e boschi e ci prepara alla seconda scalata della
giornata, la Trinità-Dossena. Sono un'altra decina di km al 6-7% dove
potrebbero iniziare i giochi per il successo di tappa, mentre crediamo che
i big della classifica staranno a guardare: con ancora 40 km di strada
favorevole a chi insegue sarebbe troppo rischioso gettarsi all'attacco.
Dalla vetta si ridiscende la Val Brembana verso Bergamo attraversando
anche Sedrina, il paese del grande Felice Gimondi, in un finale che
è lo stesso del Giro di Lombardia dei primi anni del secolo, quelli vinti
da Michele Bartoli nel 2002 e 2003, tanto per intenderci. Dalla Bergamo
bassa si passerà a Bergamo alta con il bello strappo in pavè che entra
nelle mura antiche con pendenze sul 15% e che termina a 3 km dall'arrivo.
Ancora una breve discesa e l'approdo in Piazza Matteotti. E' una tappa
interessante, ma che non dovrebbe smuovere la classifica: è adatta ad una
fuga di uomini fuori classifica, oppure, se qualcuno dovesse cercare di
tenere unita la corsa, ad un arrivo di gruppetto di qualche decina di
uomini. (Nella foto Paolo Savoldelli, uno dei tanti campioni
bergamaschi - www.bettiniphoto.net)
Quattro
passi in Giro Terra di grandi ciclisti, Bergamo, ha
gran parte del suo fascino nella Città Alta, la parte medioevale. Le
imponenti fortificazioni ne facevano una vera fortezza inespugnabile,
mentre le sue piazze, su tutte piazza Vecchia, sono contornate da eleganti
palazzi. La Città Alta si può raggiungere anche attraverso gli
scorlazzini, le scalinate che partono dalla città moderna. Bergamo e la
sua terra dette ben 174 uomini alla Spedizione dei Mille ed in un Giro che
celebra il duecentenario garibaldino non poteva mancare una visita a
questa città.

per gentile concessione RCS Sport