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Stagione 2007
Giro d'Italia

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Le pagelle - 1° parte

Danilo Di Luca: questo Giro è stata la laurea dell'abruzzese. Ha stupito il modo in cui ha saputo coniugare la costanza del vero uomo da corse a tappe con gli spunti in accelerazione di un campione delle classiche come lui. Anche tatticamente è stato perfetto, sia lui che la squadra: mai un movimento fuori posto, in attacco quando c'era spazio e possibilità per attaccare, in difesa senza mai andare in affanno quando era il momento di difendersi. Abbiamo visto un Di Luca diverso rispetto al passato, più maturo da tutti i punti di vista, concreto e freddo. La tappa delle Tre Cime è stata un capolavoro di testa e gambe, perchè lì davvero Di Luca poteva andare nel pallone e probabilmente due o tre anni fa ci sarebbe andato. Dopo aver centrato due dei suoi tre sogni della carriera in un mese (Liegi e Giro) si prenota già per il terzo (il Mondiale). VOTO 10 e lode (Nella foto Di Luca scatta sulla salita di Madonna della Guardia - www.bettiniphoto.net)

Andy Schleck: possiamo dire senza dubbio che al Giro è sbocciato un campione. A 22 anni sono stati in pochi nella storia del ciclismo a compiere un exploit del genere, sul podio di un grande giro alla prima partecipazione per di più con pochissimo appoggio da parte della squadra. Le doti ci sono tutte: il motore fenomenale su tutti i terreni, il fondo necessario a finire ancora fortissimo (Zoncolan e crono lo dimostrano) la determinazione e la personalità. Se avrà anche l'umiltà e la costanza necessarie in questo sport il futuro del lussemburghese sarà molto, molto roseo (ed anche giallo) VOTO 10

Leonardo Piepoli: nello scalatore pugliese c'è tutta la bellezza del ciclismo. In salita spesso sembra che giochi tanto va forte, ma non prende sul serio la classifica mettendosi a disposizione di Simoni e Riccò. Stacca tutti a Madonna della Guardia, perde la cronoscalata per 1'', poi regala Tre Cime e Zoncolan ai compagni dopo aver costruito le vittorie. A guardare indietro viene da pensare ai troppi anni spesi in Spagna al fianco di capitani non sempre formidabili. Ma in fondo Piepoli ci piace anche per la sua infinita umiltà e per questo modo un po' così di prendere le corse VOTO 9 (Nella foto Piepoli consegna la vittoria a Riccò sulle Tre Cime e sembra quasi più soddisfatto del giovane compagno - www.bettiniphoto.net)

Alessandro Petacchi: cinque vittorie, un bottino anche superiore rispetto ai migliori auspici della vigilia. E' stato un Petacchi diverso, meno esplosivo degli altri anni, ma che si è ritagliato un ruolo molto più grande rispetto agli altri velocisti grazie anche a doti diverse da quelle prettamente tecniche, la capacità di soffrire e rimettersi in gioco su ogni salita. Ci sembra che in questo Giro sia stato racchiuso tutto quello che Petacchi ha passato in questi 12 mesi difficili dopo l'incidente di Namur: i problemi iniziali, il ritorno alla vittoria, la crisi psicologica con la tentazione di lasciare, la voglia poi di proseguire facendo fatica sulle grandi salite. Tecnicamente abbiamo visto un Petacchi meno potente, che si è fatto rimontare più di una volta, ma molto competitivo in salita: forse una conseguenza di un dimagrimento fin eccessivo VOTO 8,5

Riccardo Riccò: il ragazzo d'oro del ciclismo italiano si è portato a casa la vittoria sulle Tre Cime ed il 6° posto finale ma soprattutto si è guadagnato un posto di primissimo piano nell'immaginario collettivo per il suo modo sfrontato di sfidare salite e avversari. Ha fatto spettacolo divenendo in breve un personaggio e dimostrando di avere doti non comuni ma ancora da sgrezzare per primeggiare in un grande giro. La mancanza di continuità è stato il suo punto debole, ma certi numeri ed una buona resistenza di fondo ci fanno credere che nei prossimi anni Riccò darà da divertirsi. C'è da augurarsi che possa rimanere in Saunier Duval, perchè con Simoni al fianco potrebbe imparare tutte le sfaccettature, come il gestirsi durante la corsa, che contribuiscono a fare un campione da grandi giri VOTO 8

Gilberto Simoni: a 36 anni è riuscito ancora ad essere all'altezza di campioncini di una o due generazioni più giovani. Non è più il Gibo di qualche anno fa, ed è logico così, ma la grinta, la caparbietà e la voglia di far spettacolo non si sono minimamente intaccate. Da encomio anche l'altruismo con cui lascia spazio a Piepoli e Riccò ogni qualvolta capisce che possono raccogliere qualcosa di importante. Un vero capitano, ed un modello per le nuove generazioni. Gli restano la tappa dello Zoncolan e una squadra che ad ogni occasione ha dato spettacolo dando un'impronta enorme alla corsa. Poco male per la perdita del podio. VOTO 8

Eddy Mazzoleni: dopo tanti anni di gregariato pagato a peso d'oro, il bergamasco ha trovato l'occasione della vita e non se l'è lasciata scappare. L'infortunio di Savoldelli gli ha consegnato le chiavi di leader della Astana, ruolo che ha retto con forza e personalità oltre ogni previsione. L'apporto di Savoldelli come ispiratore delle sue fughe a Bergamo e Tre Cime è stato notevolissimo, ma Mazzoleni ci ha messo molto anche di suo, tutto il meglio che un non campione possa mettere sulla strada. Il podio finale è un giusto riconoscimento ad un corridore che ha saputo dare spettacolo con begli attacchi pur senza essere nè scattista nè scalatore. Ricordiamo per dovere di cronaca anche che Mazzoleni è al centro di una vecchia inchiesta legata al dottor Santuccione che va avanti da anni e che ancora non ha dato un esito VOTO 7,5 (Nella foto Mazzoleni verso le Tre Cime, una delle azioni più belle del Giro d'Italia - www.bettiniphoto.net)