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All'ombra delle Tre Cime

Un Giro di speranza - Sono stati giorni contraddittori quelli della seconda settimana di Giro. Da una parte tappe una più bella dell'altra culminate nella leggenda delle Tre Cime di Lavaredo dove i corridori hanno regalato uno spettacolo senza pari. Le storie e le emozioni di Di Luca e Riccò, Piepoli e Mazzoleni, Simoni e Cunego si sono intrecciate, fuse e confuse in una trama che così inebriante non si vedeva da tempo. Intanto però dalla Germania, dalla Spagna, arrivavano via via notizie sempre più tristi, benchè fossero già quasi certezze da tempo. Il doping di squadra della Telekom anni Novanta (e di chissà quanti altri team dell'epoca) con le confessioni di Zabel e Riis, l'Operacion Puerto con i suoi risvolti sempre più grotteschi, il caso di Basso che continua a fare il suo corso oltre che creare nuovi motivi di discussione. Il Giro ci sta offrendo una possibilità, ci sta facendo finalmente tornare alla bellezza più autentica del ciclismo e a capire che non si può rischiare di disperdere tutto questo. Per fortuna tra tante pagine tristi in queste due settimane di Giro sono venuti fuori motivi di speranza: vecchi corridori di provata onestà e serietà, da Pinotti a Noè e Bruseghin, hanno raccolto grandi soddisfazioni come mai in passato ed una nuova foltissima generazione di campioncini si sta affacciando con una forza d'urto incredibile. Si parla di Riccò, Schleck, Nibali, Ignatyev, Visconti, Gasparotto, Pozzovivio. Una rivincita anche di scalatori e corridori in grado di primeggiare sia nelle corse di un giorno che nei grandi giri che segnano una discontinuità rispetto alla specializzazione esasperata e al corridore bionico che avevano segnato gli ultimi anni. Si deve ripartire da qui, da questa generazione di campioncini che sicuramente sapranno dare la loro svolta al ciclismo. Sperando che nel frattempo i vecchi e più saggi corridori possano diventare una altrettanto nuova classe di manager, dirigenti e direttori sportivi di cui il ciclismo ha bisogno. (Nella foto Andy Schleck ad Oropa, una delle splendide novità del Giro 2007 - www.bettiniphoto.net)

Lampre, stratega cercasi - C'è chi fa la corsa e chi la subisce. Al Giro d'Italia 2007 finora se c'è stata una squadra che ha subito in maniera quasi inerme la corsa disegnata dagli altri questa è stata la Lampre. Fino alle grandi montagne tutto era stato perfetto, Bruseghin e Vila ben inseriti nella fuga di Fiorano e portati avanti in classifica, Cunego che non aveva dovuto mai spendere niente. Tutto inutile però, perchè nelle tappe decisive la Lampre si è spenta tatticamente: dopo la splendida vittoria di Bruseghin a cronometro, le tappe di Bergamo e delle Tre Cime avevano offerto occasioni d'oro per accerchiare Di Luca, con una Liquigas ormai molto stanca. Invece gli uomini in blu-fucsia nonostante fossero i più presenti nella top ten della classifica sono stati completamente assenti in tutte le azioni proposte dalla Astana, a cui è bastato ritrovare un Savoldelli in buona efficienza per riprendere un posto in primissima fila, e dagli scalatori scatenati della Saunier Duval. La Lampre non ha nè proposto nè si è agganciata a rimorchio alle intuizioni degli altri, accontentandosi di una corsetta di routine che si è ben presto trasformata in una completa debacle alle Tre Cime. Senza personalità nè carattere, la strategia Lampre può avere una logica solo nella ricerca della vittoria della classifica a squadre: ma è solo un'aggravante, come si fa a sacrificare la ricerca della maglia rosa per la classifica a squadre? Il dio del ciclismo se ne è accorto e li ha puniti: con la splendida interpretazione della tappa delle Tre Cime la Saunier Duval ha conquistato anche, quasi senza saperlo, anche la vetta della graduatoria per squadre recuperando qualcosa come 23 minuti alla Lampre che ancora si starà chiedendo come è potuto accadere. (Nella foto Riccò e Piepoli in fuga sul Passo Giau, la Saunier Duval ha adottato una tattica aggressiva in ogni montagna, la Lampre non si è mai fatta vedere - www.bettiniphoto.net)

Sei giorni verso Milano - Due volate, due tappe adatte ad una fuga, una cronometro e soprattutto l'arrivo sullo Zoncolan. E' questo il menu degli ultimi sei giorni di gara del Giro. Cosa potrà accadere in questa terza settimana? La maglia rosa di Di Luca sembra solidissima perchè alle Tre Cime l'abruzzese ha superato un esame difficile a pieni voti, ricucendo personalmente là dove la squadra non ha più le energie per arrivare. Saranno comunque sei giorni di spettacolo, specialmente per l'arrivo dello Zoncolan. Ma intanto domani c'è Lienz, una tappa con un finale scoppiettante altimetricamente: tre salitelle una più dura dell'altra che potrebbero essere rese più selettive dalle condizioni atmosferiche che non promettono niente di buono. Attenzione quindi, per esempio ad un Savoldelli, perchè è una tappa trabocchetto. Mercoledì si tornerà in Italia per lo Zoncolan, la salita più attesa insieme alle Tre Cime. E' un inedito, sia per questa salita specifica da questo versante, sia perchè mai si sono affrontate ascese simili. In questa tappa Di Luca, secondo noi, rischia meno, perchè c'è poco spazio per attaccare da lontano e quindi la squadra dovrebbe essere perfettamente in grado di portarlo all'imbocco della salita dove ognuno poi dovrà procedere per conto proprio, viste le pendenze impossibili. Può essere l'occasione per Simoni, ma anche per uno scalatore come Perez Cuapio che sta ritrovando le antiche sensazioni. Le salite in pratica finiranno qui. Ci sarà spazio ancora per una tappa da velocisti, i pochi superstiti e se le squadre saranno in grado di reggere la corsa, di un'altra mossa adatta ad attacchi da lontani o colpi di mano, quindi la crono di Verona che non dovrebbe essere decisiva. I distacchi saranno probabilmente delineati e si potrebbe rimescolare solo qualche piazzamento, anche perchè non c'è in classifica uno specialista in grado di dare 3 o 4 minuti a tutti. Il gran finale sarà poi il solito, a Milano, sempre per quei velocisti che avranno avuto l'ardire di scalarsi Tre Cime, Zoncolan e tutto il resto.