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agosto 2006, 4° tappa Almendralejo - Caceres 137
km
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Zabel,
il giorno della vittoria
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era talmente abituato ai piazzamenti, Erik Zabel
(Milram), che non ha avuto il coraggio di
esultare a braccia alzate sul traguardo di
Caceres nonostante una vittoria di oltre mezza
bicicletta. Il tedesco ha smosso un po' la
tattica della sua Milram come aveva annunciato
ieri: il treno in stile Petacchi (non ancora
pronto per prendere parte alla volata) non fa per
lui e così oggi la squadra non si è schierata
al gran completo, assicurandogli però una buona
posizione di partenza. Anche oggi caldo e vento
hanno reso impegnativa una tappa che non aveva
grandi ostacoli nè dal punto di vista
altimetrico nè del chilometraggio. Protagonista
di giornata ancora un uomo della piccola Relax
che sta dando battaglia come gli è richiesto:
oggi è toccato a Raul Garcia guidare la corsa
fino ad una decina di km dal traguardo, quando la
Credit Agricole su tutte, ha riportato il gruppo
sotto. |
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| Dopo qualche scaramuccia
inoffensiva la Gerolsteiner ha approcciato con un
paio di uomini l'ultimo km, con i migliori
velocisti tutti ad attendere senza grandi
supporti di squadra. Zabel è riuscito a trovare
il varco a destra, dove ha provato senza
riuscirci anche Napolitano (Lampre). Il velocista
della Milram ha tenuto al tentativo di rimonta di
Hushovd (Credit Agricole) che si è fermato
ancora al 2° posto, davanti a Nazon (AG2R) e
O'Grady (CSC). Bettini (Quickstep) è stato 8°,
davanti ad un ancora deludente McEwen
(Davitamon), davvero lontano dai livelli di Giro
e Tour. Ora si comincia a fare sul serio per la
classifica:domani primo arrivo in quota a La
Covatilla dove si misureranno le chance di Sastre
(CSC), Valverde (Cd'Epargne), Menchov (Rabobank)
e quant'altri vorranno sedersi al tavolo della
Vuelta. |
| Erik Zabel, Milram: Sono
molto felice, naturalmente. Questa è la prima
corsa in un grande Giro per la Milram e per noi
è davvero importante. Oggi tutti i miei compagni
di squadra hanno lavorato alla perfezione,
soprattutto Sacchi, Ongarato, Velo e anche
Petacchi. Sono stati veramente fantastici. Questanno
ho dovuto cambiare mentalità approdando in nuova
formazione dallo stampo prettamente italiano ed
essendo il compagno di squadra di quel Petacchi
che mi aveva battuto una infinità di volte agli
sprint. Dovevo immedesimami nel ruolo di ultimo
uomo e non era facile. Poi Alessandro si è fatto
male e io mi sono trovato con molta più
responsabilità: soprattutto al Tour de France e
al Giro di Germania. Ora cercherò di finire
questa Vuelta nei migliori dei modi: primo
perché è una corsa che mi piace, e secondo
perché penso che sia il modo migliore di
preparare il campionato del mondo di Salisburgo.
Il percorso della prova iridata sembra fatto
apposta per corridori come Bettini e Di Luca, ma
penso di poter dire la mia anchio.
Assomiglia un po al tracciato di Lisbona.
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