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Presentazione tappe
26 maggio: 19° tappa Pordenone-Passo San Pellegrino (Dolomiti Stars) 224 km
   
Nel cuore delle Dolomiti ci si gioca un'altra fetta importante di questo Giro. E' l'ultimo arrivo in salita, su un'ascesa lunga e difficile, al termine di una tappa di chilometraggio importante e con altre tre grandi scalate. Il fatto di essere alla fine di una corsa rosa impegnativa come poche altre volte rende questa tappa ancora di più un appuntamento da segnare in rosso. Anche qui attaccare da lontano può essere azzardato, ma crediamo che anche con la bagarre scatenata solo sull'ultima salita i verdetti sarebbero comunque quasi sentenze. Dopo essere arrivati ieri a Gemona, oggi ripartiamo sempre dal Friuli, ma da Pordenone. Siamo ad una manciata di km dal confine con il Veneto e nella zona a più alta concentrazione industriale della regione. Lo sviluppo di Pordenone iniziò nel Medioevo, legato al suo porto fluviale. Il suo centro storico ha il cuore in Corso Vittorio Emanuele, tradizionale passeggio contornato da pregevoli palazzi ed eleganti negozi. Da qui ci si muove verso Sacile, città d'acqua in terraferma, adagiata tra i rami canalizzati del fiume Livenza. Dopo Sacile si penetra in Veneto, in un percorso che nei primi 70 km presenta solo un innocuo dislivello nella Sella di Fadalto.
Passo San Pellegrino
Il Passo del San Pellegrino segna il confine tra Veneto e Trentino. Il suo valore turistico è sfruttato sia in estate, come sede di partenza per le escursioni attraverso sentieri militari sul gruppo dei Monzoni e l'area del Col Margherita, sia in inverno con la moderna area sciistica. Da vedere due caratteristici laghetti alpini, il Miralago e il San Pellegrino

Si supera, tra l'altro, anche Vittorio Veneto, che deve il suo nome a Vittorio Emanuele II, che era re nel 1866 quando l'unione dei comuni di Ceneda e Serravalle decretò la nascita di questo nuovo comune. Ancora oggi i due abitati sono ben definiti. Dopo aver superato il lago di Santa Croce si risale per un breve tratto lungo il corso del Piave, fino a Longarone, dove, dopo 70 km, inizia la parte più importante della tappa. Il nome di Longarone è legato al ricordo di una delle più tragiche vicende della storia italiana: il 9 ottobre del 1963 il Monte Toc franò nel lago artificiale della diga del Vajont causando 1910 morti. Da Longarone si risale la valle di Zoldo finchè a Dont, dopo circa 90 km di tappa, inizia la vera scalata alla Forcella Staulanza. E' in pratica la stessa salita sulla quale lo scorso anno si impose Paolo Savoldelli su Ivan Basso. Allora, però, si arrivava a Zoldo Alto, a circa 1500 metri di altitudine, mentre stavolta si transiterà sul Passo per proseguire verso Selva di Cadore. La Staulanza è una salita sulla quale non dovrebbe succedere niente tra i big, ma dove si potrebbe capire se qualcuno ha intenzione di attaccare sulla salita successiva, il Fedaia, mandando già qui qualche uomo in avanti per utilizzarlo come punto d'appoggio. Dalla vetta si ridiscende a Selva di Cadore, con il Monte Pelmo sulla sinistra a dominare la testata della Valle di Zoldo. Superiamo anche il piccolo dislivello del Colle Santa Lucia e dopo l'ultima parte di discesa verso Caprile andiamo ad affrontare una delle storiche salite dolomitiche, la Marmolada-Passo Fedaia. Siamo su una salita che ha pochi uguali sia da un punto di vista tecnico che di suggestione. La prima parte è la più semplice, fino a Malga Ciapela, dove la strada trova pendenze più cattive su un lungo rettilineo che arriva al 15% e sembra non terminare mai. E' qui che si è fatta la storia della Marmolada ed è qui che qualche big potrebbe tentare l'azzardo di un attacco da lontano. Una puntatina vale il gioco: trovando un avversario in giornata no si può veramente scavare un solco irrecuperabile partendo su una salita così dura e così da lontano. Certo, è più probabile un tutto rimandato al gran finale. Dalla vetta del Fedaia si devono ancora percorrere circa 85 km, prima in discesa verso Canazei, sboccando così nella parte terminale della Val di Fassa. Da qui la risalita è immediata e classica, quella del Passo Pordoi, uno dei nomi monumentali del ciclismo. E' una salita-teatro, non durissima, con pendenze costanti sul 6-8%, nella quale il pubblico può godere di uno spettacolo che si ha su poche altre scalate. L'ampia insellatura erbosa è infatti l'ideale per assistere alla corsa per un bel tratto. Se la situazione dopo il Fedaia sarà di stallo, questa si rifletterà anche sul Pordoi, nel quale nessuno tenterà niente. La salita non durissima e la lunghezza del successivo tratto intermedio per arrivare all'ultima erta non possono infatti consigliare niente di diverso. Dal Pordoi quindi si ridiscende tornando a Caprile, ma qui, anzichè andare verso la marmolada come prima, ci si rivolge verso Alleghe e Cencenighe. Dopo una lunga discesa siamo ora a 18 km e mezzo dall'arrivo, dove si imbocca la salita conclusiva. E' il Passo San Pellegrino, che fino all'abitato di Falcade presenta per lo più delle pendenze abbastanza relative, ma da qui, negli ultimi 10 km, ed ancor di più tra i -6 e i -2,5 km all'arrivo non si scherza più. La strada si inerpica fino al 16% ed in pochi km è possibile scavare dei distacchi sostanziosi che possono decidere l'intero Giro d'Italia. Gli attacchi più decisi ce li aspettiamo a 5-6 km dall'arrivo e riteniamo che un uomo come Simoni, di grande fondo ed esperienza, sia adattissimo ad una tappa del genere. E' quindi uno degli appuntamenti più importanti della corsa, uno di quelli in cui davvero non manca ninete per giocarsi la maglia rosa finale.
 
per gentile concessione RCS Sport
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Precedenti partenze da Pordenone
3 (1974-1975-2003)
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Nessuno
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Passo Fedaia
Passo Pordoi
Passo San Pellegrino