Presentazione
tappe
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maggio: 19° tappa Pordenone-Passo San Pellegrino
(Dolomiti Stars) 224 km |
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| Nel
cuore delle Dolomiti ci si gioca un'altra fetta
importante di questo Giro. E' l'ultimo arrivo in
salita, su un'ascesa lunga e difficile, al
termine di una tappa di chilometraggio importante
e con altre tre grandi scalate. Il fatto di
essere alla fine di una corsa rosa impegnativa
come poche altre volte rende questa tappa ancora
di più un appuntamento da segnare in rosso.
Anche qui attaccare da lontano può essere
azzardato, ma crediamo che anche con la bagarre
scatenata solo sull'ultima salita i verdetti
sarebbero comunque quasi sentenze. Dopo essere
arrivati ieri a Gemona, oggi ripartiamo sempre
dal Friuli, ma da Pordenone. Siamo ad una
manciata di km dal confine con il Veneto e nella
zona a più alta concentrazione industriale della
regione. Lo sviluppo di Pordenone iniziò nel
Medioevo, legato al suo porto fluviale. Il suo
centro storico ha il cuore in Corso Vittorio
Emanuele, tradizionale passeggio contornato da
pregevoli palazzi ed eleganti negozi. Da qui ci
si muove verso Sacile, città d'acqua in
terraferma, adagiata tra i rami canalizzati del
fiume Livenza. Dopo Sacile si penetra in Veneto,
in un percorso che nei primi 70 km presenta solo
un innocuo dislivello nella Sella di Fadalto. |
| Passo San Pellegrino |
| Il Passo del
San Pellegrino segna il confine tra
Veneto e Trentino. Il suo valore
turistico è sfruttato sia in estate,
come sede di partenza per le escursioni
attraverso sentieri militari sul gruppo
dei Monzoni e l'area del Col Margherita,
sia in inverno con la moderna area
sciistica. Da vedere due caratteristici
laghetti alpini, il Miralago e il San
Pellegrino
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| Si supera, tra l'altro, anche
Vittorio Veneto, che deve il suo nome a Vittorio
Emanuele II, che era re nel 1866 quando l'unione
dei comuni di Ceneda e Serravalle decretò la
nascita di questo nuovo comune. Ancora oggi i due
abitati sono ben definiti. Dopo aver superato il
lago di Santa Croce si risale per un breve tratto
lungo il corso del Piave, fino a Longarone, dove,
dopo 70 km, inizia la parte più importante della
tappa. Il nome di Longarone è legato al ricordo
di una delle più tragiche vicende della storia
italiana: il 9 ottobre del 1963 il Monte Toc
franò nel lago artificiale della diga del Vajont
causando 1910 morti. Da Longarone si risale la
valle di Zoldo finchè a Dont, dopo circa 90 km
di tappa, inizia la vera scalata alla Forcella
Staulanza. E' in pratica la stessa salita sulla
quale lo scorso anno si impose Paolo Savoldelli
su Ivan Basso. Allora, però, si arrivava a Zoldo
Alto, a circa 1500 metri di altitudine, mentre
stavolta si transiterà sul Passo per proseguire
verso Selva di Cadore. La Staulanza è una salita
sulla quale non dovrebbe succedere niente tra i
big, ma dove si potrebbe capire se qualcuno ha
intenzione di attaccare sulla salita successiva,
il Fedaia, mandando già qui qualche uomo in
avanti per utilizzarlo come punto d'appoggio.
Dalla vetta si ridiscende a Selva di Cadore, con
il Monte Pelmo sulla sinistra a dominare la
testata della Valle di Zoldo. Superiamo anche il
piccolo dislivello del Colle Santa Lucia e dopo
l'ultima parte di discesa verso Caprile andiamo
ad affrontare una delle storiche salite
dolomitiche, la Marmolada-Passo Fedaia. Siamo su
una salita che ha pochi uguali sia da un punto di
vista tecnico che di suggestione. La prima parte
è la più semplice, fino a Malga Ciapela, dove
la strada trova pendenze più cattive su un lungo
rettilineo che arriva al 15% e sembra non
terminare mai. E' qui che si è fatta la storia
della Marmolada ed è qui che qualche big
potrebbe tentare l'azzardo di un attacco da
lontano. Una puntatina vale il gioco: trovando un
avversario in giornata no si può veramente
scavare un solco irrecuperabile partendo su una
salita così dura e così da lontano. Certo, è
più probabile un tutto rimandato al gran finale.
Dalla vetta del Fedaia si devono ancora
percorrere circa 85 km, prima in discesa verso
Canazei, sboccando così nella parte terminale
della Val di Fassa. Da qui la risalita è
immediata e classica, quella del Passo Pordoi,
uno dei nomi monumentali del ciclismo. E' una
salita-teatro, non durissima, con pendenze
costanti sul 6-8%, nella quale il pubblico può
godere di uno spettacolo che si ha su poche altre
scalate. L'ampia insellatura erbosa è infatti
l'ideale per assistere alla corsa per un bel
tratto. Se la situazione dopo il Fedaia sarà di
stallo, questa si rifletterà anche sul Pordoi,
nel quale nessuno tenterà niente. La salita non
durissima e la lunghezza del successivo tratto
intermedio per arrivare all'ultima erta non
possono infatti consigliare niente di diverso.
Dal Pordoi quindi si ridiscende tornando a
Caprile, ma qui, anzichè andare verso la
marmolada come prima, ci si rivolge verso Alleghe
e Cencenighe. Dopo una lunga discesa siamo ora a
18 km e mezzo dall'arrivo, dove si imbocca la
salita conclusiva. E' il Passo San Pellegrino,
che fino all'abitato di Falcade presenta per lo
più delle pendenze abbastanza relative, ma da
qui, negli ultimi 10 km, ed ancor di più tra i
-6 e i -2,5 km all'arrivo non si scherza più. La
strada si inerpica fino al 16% ed in pochi km è
possibile scavare dei distacchi sostanziosi che
possono decidere l'intero Giro d'Italia. Gli
attacchi più decisi ce li aspettiamo a 5-6 km
dall'arrivo e riteniamo che un uomo come Simoni,
di grande fondo ed esperienza, sia adattissimo ad
una tappa del genere. E' quindi uno degli
appuntamenti più importanti della corsa, uno di
quelli in cui davvero non manca ninete per
giocarsi la maglia rosa finale. |
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| per gentile
concessione RCS Sport |
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