Presentazione
tappe
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maggio: 18° tappa Sillian - Gemona del Friuli 210
km |
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| Messa
lì tra Plan de Corones, Bondone, San Pellegrino,
Mortirolo, questa tappa friulana che porta a
Gemona del Friuli rischia di essere poco
considerata. Il suo profilo altimetrico non è
infatti quello del tappone alpino e con tante
fatiche intorno questo sembra il giorno meno
indicato per fare classifica. C'è però da stare
molto attenti, perchè un percorso come questo
può trovare interpreti coraggiosi che possono
mettere a segno un bel colpo. Dopo lo spettacolo
di Plan de Corones il Giro riparte dall'Austria,
Sillian, attraversando il territorio biancorosso
per un'ottantina di km fino al Passo di Monte
Croce Carnico, una salita di una dozzina di km
con pendenza media sul 6% che non può provocare
movimenti importanti, anche vista la distanza dal
traguardo. E' comunque una fase in cui coraggiosi
attaccanti in cerca di un traguardo di giornata
possono avvantaggiarsi: le squadre dei velocisti
non hanno nessuna mira su questa frazione, gli
uomini da classifica baderanno fin qui a
controllarsi e risparmiare, quindi la fuga da
lontano sembra un'ipotesi più che probabile. |
| Gemona del Friuli |
| Città
d'origine preromana, Gemona sorge ai
piedi dei monti Glemine. Il suo periodo
storico di maggior prosperità fu tra i
secoli XIII e XIV, sotto il patriarcato
di Aquileia. Oggi Gemona è il simbolo
della rinascita del Friuli dopo il
tragico terremoto del 1976. Tra le sue
attrattive storiche ed artistiche c'è il
Castello risalente all'anno 1000, il
Duomo romanico-gotico, pesantemente
danneggiato dal terremoto, ma del tutto
recuperato e la porticata via Bini |
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| Dopo il Passo di Monte Croce
Carnico si ritorna in Italia, ridiscendendo per
la Carnia tra Paluzza e Tolmezzo e puntando
ancora più a sud fino a San Daniele del Friuli,
patria dei prosciutti più dolci e pregiati
d'Italia. San Daniele è situata su un colle
sopra il Tagliamento, il più importante fiume
friulano, e possiede un bel patrimonio
storico-artistico con chiese e palazzi che
spaziano dal gotico al settecentesco, tra cui
spiccano gli affreschi di Pellegrino da San
Daniele nella chiesa di Sant'Antonio Abate. La
tappa vive in questo tratto un momento
tranquillo, ma da qui il ritmo si fa serrato:
mancano infatti una ventina di km all'imbocco
della salita di Cuel di Forchia e trovarsi nelle
primissime posizioni è quantomeno fondamentale.
La salita, infatti, presenta subito uno strappo
durissimo, con i primi 1800 metri che hanno una
media del 12%. La strada, stretta, aumenta la
necessità di iniziare davanti e contribuisce a
rendere questa ascesa molto selettiva. Per
arrivare alla vetta ci sono 8 km e mezzo con una
media dell'8,2% ed una punta massima del 18% a
poche centinaia di metri dallo scollinamento. Con
tante salite piazzate nelle tappe precedenti ed
in quelle successive può esserci anche una
specie di tregua tra i nomi grossi, ma la
selettività di questo Cuel di Forchia lascia
aperta la porta anche ad attacchi importanti.
Dalla vetta bisognerà percorrere ancora più di
60 km, prima discesa e pianura nel nord-ovest
udinese toccando, tra l'altro, Majano e poi nel
finale due dentini secchi, di cui l'ultimo a
Montenars a 12 km dal traguardo di Gemona, che
possono dare il colpo finale. Che tappa sarà?
Non è facile dirlo, il percorso è adatto a
molte soluzioni: la più probabile è una fuga da
lontano, mentre per la classifica dovrebbe
esserci un niente di fatto. La salita del Cuel di
Forchia resta comunque molto dura e non esclude
sorprese, così come pure l'ultimo strappo può
lanciare un forte scattista. |
| Questa tappa è
anche un ricordo di quanto accaduto in questa
terra trent'anni fa: il disastroso terremoto del
1976 che sconvolse venti comuni friulani e di cui
Gemona è diventata simbolo per la sua rinascita
rapida e coraggiosa. Il Giro tocca nel suo
itinerario odierno 18 dei 20 comuni che vissero
quella tragica pagina della nostra storia. |
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