Presentazione
tappe
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maggio: 16° tappa Rovato - Monte Bondone 173 km |
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| Prima
di partire per la frazione numero 16 del Giro
d'Italia bisogna prendere un bel po' di fiato.
Sì, perchè da qui a Milano sarà
un'interminabile sequenza di salite, tra le più
dure del mondo, pronta a dare sentenze durissime.
Siamo a martedì 23 maggio e per cinque lunghe
tappe sarà uno spettacolo tra i più severi che
il Giro ricordi. Intanto oggi partiamo da Rovato,
siamo nel bresciano, dopo che ieri la tappa si è
chiusa nel capoluogo provinciale. In questo paese
è nato Giuseppe Martinelli, Ds della Lampre e
mentore di Damiano Cunego, mentre agli
appassionati di ciclocross il nome Rovato
ricorderà i campionati nazionali dell'anno
scorso, in cui Franzoi (altro uomo di Martinelli)
conquistò il suo primo tricolore. La prima parte
della tappa, una quarantina di km, si svolge a
due passi dal lago d'Iseo, che ha il primato
della più grande isola lacustre d'Europa, la
pittoresca Montisola. La tappa passa in Val
Trompia, dove gli antichi romani estraevano il
ferro per armare il proprio esercito e dove
ancora oggi ha sede la storica azienda Beretta,
che tiene altissimo il nome degli artigiani che
nel corso dei secoli hanno costruito armi per i
più grandi condottieri. |
| Monte Bondone |
| Il Monte
Bondone, a pochi km da Trento, oltre che
nome epico per il ciclismo, è
un'importante area di salvaguardia della
natura. Qui si trovano infatti il
Giardino Botanico Alpino e la Riserva
naturale delle Tre Cime del Bondone, per
la particolarità del patrimonio
naturale. Alle classiche caratteristiche
di stazione di sport invernali si
affiancano anche dei particolari
stabilimenti termali per le cure
fitobalneari (bagni di fieno) |
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| La prima ascesa della tappa ci
porta a Lodrino, una salita facile che può dare
il largo a qualche iniziativa di corridori fuori
classifica. Lodrino, in incantevole posizione
centrale tra i laghi d'Iseo, di Garda e d'Idro,
è sede di un importante Museo Etnografico che
raccoglie testimonianze della vita contadina,
pastorale e mineraria della Val Trompia. Da qui
si ridiscende accostandosi al Lago di Idro e
quindi entrando in Trentino, dove la tappa vivrà
la sua fase decisiva. L'ingresso nella regione è
segnato dalla facile ascesa del Passo d'Ampola, 8
km al 4%, una salita ininfluente ai fini del
risultato, superata il quale ci si troverà a
Bezzecca, un piccolo paese dove Garibaldi nel
1866 sconfisse gli austriaci. Da qui la strada
scende verso il lago di Garda, che ci accoglie
con Riva del Garda, una delle sue perle.
Dolcemente adagiata alle sponde del lago, Riva
era una rinomata località turistica già
nell'Ottocento, frequentata dall'aristocrazia
asburgica. Questo anche grazie ad un microclima
di tipo mediterraneo che caratterizza questa
zona, dandole un volto completamente diverso
rispetto al resto del Trentino. A poca distanza
da Riva merita di essere citata la Cascata del
Varone: l'acqua precipita da 90 metri in uno
stretto burrone. La nostra tappa comincia a
risalire verso Trento percorrendo la Valle dei
Laghi (per la grande presenta di bacini anche
artificiali) e senza incontrare difficoltà
rilevanti. La frazione fin qui avrà detto ben
poco: probabilmente una fuga nata nei primi km
sarà ancora in atto, ma tra poco comincerà il
lavoro delle squadre dei corridori di classifica
che prepareranno l'ascesa finale. Intanto si
transita da Arco, sede storica di tante tappe del
Giro, sovrastata dai ruderi del suo castello e
circondata da parchi di piante esotiche. Poco
più avanti, a Dro, si trova la zona delle
marrocche, un paesaggio costituito da depositi
morenici ricoperti da cumuli franosi. A
sorvegliare la zona è il castello di Dreno. Ma
siamo nella Valle dei Laghi, come si diceva, ed
ecco quindi il romantico lago di Toblino, su una
cui penisola è accolto Castel Toblino, e che è
congiunto all'attiguo lago di Santa Massenza da
un canale. |
| A Vezzano siamo
ormai a poco più di 10 km dall'inizio della
salita del Bondone e la lotta per conquistare le
posizioni di testa del gruppo sarà serrata. La
corsa non transiterà da Trento, storica base di
partenza per le scalate al Bondone, arrivando da
una direzione meno consueta del solito. La salita
ha la sua difficoltà maggiore nella lunghezza,
quasi 20 km, mentre le pendenze sono costanti,
quasi sempre tra il 6 e il 9% con una media di
poco superiore al 7%. Il gruppo vi arriverà
ancora foltissimo e quindi con gli uomini di
classifica ancora forti di qualche uomo da far
lavorare nei primi km. E' probabile quindi che
nella prima metà della salita si salga a forte
andatura con selezione da dietro e poi, verso
metà, intorno alla zona di Candriai, che
presenta delle pendenze abbastanza regolarmente
sull'8-9%, si comincino a scatenare i Simoni, i
Basso, i Cunego e quant'altri. A Candriai
mancheranno ancora ben 10 km di salita costante
per arrivare ai 1654 metri della vetta del
Bondone, con tutto il tempo per fare selezione e
distacchi. Ci aspettiamo un grande spettacolo da
questa ascesa, che darà il primo colpo
determinante di quest'ultima settimana d'inferno.
Chi andrà in difficoltà qui, infatti, avrà ben
poche possibilità, vista la sequenza incombente
di salite dei giorni successivi, di recuperare le
energie: più che con i distacchi, che potrebbero
essere comunque importanti, si dovrà allora fare
i conti con il trend che a questo punto sarà
difficilmente invertibile. Questo per la tappa
che deve venire, ma non si può parlare di
Bondone senza almeno un accenno a Charly Gaul e
all'epica impresa del 1956. Proprio per
festeggiare i cinquant'anni dal successo sotto la
neve dello scalatore lussemburghese, scomparso lo
scorso anno, è nata l'idea di riportare il Giro
sul Bondone con un arrivo di tappa. Il nome del
Bondone è indissolubilmente legato a quello di
Gaul, che quel giorno di giugno del '56 volò in
una giornata di tregenda a segnare una delle
pagine mitiche della storia del ciclismo. Da
allora solo altre due volte il Giro ha fatto
tappa sulla montagna di Trento, nel '78 con
vittoria di Panizza e nel '92 con una doppia
scalata che premiò una splendida fuga isolata di
Giorgio Furlan. |
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