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Stagione 2006

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I campioni del 2006
 Velocisti

Robbie McEwen Altri sei successi nei grandi giri equamente divisi tra Giro e Tour. Se alla corsa rosa è stato favorito dal precoce ritiro di Petacchi, in Francia annichilisce Boonen e dà spettacolo nei duelli all'ultimo metro con Freire. Al Mondiale è andato vicino al colpaccio vincendo la volata del gruppo, ma soprattutto ha saputo inventarsi nuovi modi di interpretare le volate: dopo i buchi e le entrate da kamikaze per cercare la ruota giusta è arrivata la fiondata di Steegmans, con l'apripista che prende lo sprint da posizioni molto arretrate, fa una vera volata ai 500 metri e spara il capitano alla velocità della luce

Oscar Freire Un po' riduttivo pensarlo solo velocista, ma finchè il fisico gliel'ha consentito è stato spettacolo ad ogni sprint. Due successi al Tour con giochi di classe ed astuzia e subito di seguito Amburgo, perchè le occasioni vanno colte alla svelta prima che torni la sfortuna.  Di contorno una vittoria in solitario in Svizzera e una tappa alla Tirreno su uno dei suoi strappetti. Poi la solita congiura di problemi fisici che l'ha tagliato fuori dalla second aparte di stagione (Nella foto, Oscar Freire vincente al Tour - www.bettiniphoto.net)

Thor Hushovd Il norvegese in questo 2006 ha acquisito una valenza più completa, da corridore a tuttotondo, facendo un bel salto di qualità. Nella Gand-Wewelgem ambita da Petacchi (già battuto alla Tirreno) ha messo a segno il suo primo colpo da classica, confermando la crescita al Tour, dove si è imposto nel cronoprologo oltre che nella volata parigina. Anche la Vuelta l'ha visto vincente e solo al Mondiale, ma senza squadra, è stato anonimo. Non è spettacolare come altri, ma la roccia norvegese è ormai una certezza 

Erik Zabel Non ha più lo spunto dei giorni migliori, lo diciamo da tempo, ma di fronte a Zabel, chi ama il ciclismo, non può che togliersi tanto di cappello. A 36 anni è sempre più che mai sulla breccia, stimato e rispettato come forse nessun altro. Il Tour lo vede un po' in affanno, alla ricerca della sintonia con una squadra costruita per un velocista diverso come Petacchi, ma alla Vuelta riesce infine a lasciare il segno, con due vittorie di tappa. Si toglie la soddisfazione anche di firmare per la prima volta l'ultima tappa di un grande giro, a Madrid e solo un grande Bettini gli strappa il Mondiale per mezza ruota 

Paolo Bettini Cosa ci fa Bettini tra i velocisti? Semplice, il Grillo ha conquistato due vittorie di tappa nei grandi giri (in Italia e in Spagna) sempre in volate di gruppo ed allora è d'obbligo inserirlo tra i migliori sprinter del 2006. Velocità e colpo d'occhio sono tra le sue caratteristiche migliori, così quando la condizione non permette di fare la corsa che gli piace in salita ecco che si può aprire una seconda strada

Scalatori

Ivan Basso Gli assoli al Giro d'Italia sono già storia. Senza scattare, quasi sempre seduto, impone ritmi infernali su salite morbide come su rampe di garage con i quali sgretola tutto quello che c'è da sgretolare. Tra Passo Lanciano, Monte Bondone e Aprica completa un trittico di vittorie in solitario su arrivi in salita riuscito a pochi grandi. Purtroppo l'inchiesta spagnola, poi caduta nel nulla, lo toglie di mezzo sul più bello (Nella foto, Basso e Simoni sul Mortirolo - www.bettiniphoto.net)

Leonardo Piepoli Quando Basso comincia a fare sul serio sulle strade del Giro, c'è solo il piccolo arrampicatore pugliese a cercare, in qualche caso, di tenergli testa. Sul San Carlo e sul Furcia raccoglie le sue prime vittorie al Giro con una punta di benevolenza della maglia rosa, in giornate di tregenda, lui che al primo segnale di maltempo doveva essese sempre ricercato dalla Protezione Civile. Nonostante i successi non si risparmia nell'aiuto a Simoni

 

Carlos Sastre Tre grandi giri uno dietro l'altro, tutti finiti, tutti passati a lottare salita dopo salita. L'infaticabile spagnolo è il miglior gregario di Basso al Giro ogni volta che la strada si impenna, poi si ritrova capitano al Tour e regge bene il ruolo, con begli attacchi sulle Alpi (La Toussuire e Jouxe Plane) vanificati da qualche amnesia dell'ammiraglia. Non pago, alla Vuelta è ancora lì, pur senza lo smalto dei giorni migliori: il podio a tavolino del Tour ed il 4° posto in Spagna sono un bel monetizzare

 

Alexandre Vinokourov Fatto fuori dal Tour non per sua colpa ripone nella Vuelta tutte le proprie ambizioni, ma la prima salita lo respinge. L'incrollabile kazako non si demoralizza e attacca ad ogni occasione, vincendo prima su una rampetta, e poi nel tappone de La Cobertoria. Anche nell'ultima settimana ogni salita è buona per imporre i propri cambi di ritmo violenti, che gli consentono di vincere la corsa e regalare, dopo aver dato spettacolo, la cima della Pandera all'amico Kashechkin 

 

Gilberto Simoni Possiamo considerarlo lo Zabel delle montagne. Stessa generazione e stessa determinazione, nonostante lo scatto non sia più quello che gli consentiva di spadroneggiare su Zoncolan e Pampeago. La scalata al Bondone resta l'immagine, sofferta e orgogliosa, del campione trentino, che coglie l'ennesimo podio al Giro d'Italia, pur senza vittorie di tappa

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