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I campioni del
2006
Ivan Basso Una stagione a metà quella del varesino. Fino a fine maggio è stato imprendibile, con una crescita ancora importante rispetto ai livelli già ottimali dell'anno passato. Già nelle gare precedenti il Giro ha dato sfoggio di grande sicurezza, sia in salita che a cronometro, cominciando a vincere presto, come al Criterium Internazionale, nonostante gli obiettivi fissati molto più in là. Al Giro non ha sofferto la pressione del favorito dimostrandosi di un altro livello un po' ovunque e catalizzando entusiasmi notevolissimi. Sembrava tutto perfetto e tutto spianato, poi quella storia uscita così del coinvolgimento nell'inchiesta spagnola l'ha tolto di mezzo sul più bello. Ora gli eventi gli stanno dando ragione (Nella foto Basso con Piepoli a ruota sul Colle San Carlo - www.bettiniphoto.net)
Tom Boonen Con Boonen è definitivamente tramontata la storiella della maglia iridata che porta sfortuna. Il campione belga ha avuto qualche battutina a vuoto in più rispetto all'impareggiabile 2005, ma è pur sempre stato il plurivittorioso di stagione con 21 successi messi in bacheca. Il Fiandre l'ha rivisto padrone incontrastato, alla Roubaix si è dovuto inchinare ad un super Cancellara mentre il Tour de France possiamo metterlo come delusione dell'anno. Una manina gliel'ha data anche Pozzato, che vincendo la Sanremo l'ha tolto da una sfida con Petacchi che avrebbe perso Oscar Pereiro Ha vinto il Tour in maniera incredibile. Forse come valore tecnico assoluto non meriterebbe di stare tra i dieci più forti corridori della stagione, ma come si può non tenere conto di chi vince la corsa più importante? E' stato favorito da una lunga serie di circostanze, il ritiro del suo capitano Valverde, le esclusioni della vigilia, soprattutto la mezz'ora che gli è stata concessa in quella fuga senza che nessuno gli prestasse attenzione. Lui però ha avuto il merito di raccogliere l'occasione della vita e di saperla gestire senza strafare, con ben in mente le proprie possibilità ed i propri limiti. Prima e dopo il Tour, comunque, si è visto poco o niente Robbie McEwen E' stato facilitato dalla lunga assenza di Petacchi, che in pratica non ha quasi mai corso, ma l'australiano si è preso da par suo il trono degli sprinter con il consueto spettacolo di volate inventate negli ultimi metri. Giro d'Italia o Tour de France non fa differenza, sono tre vittorie di qua e tre di là, con anche la scoperta di un talento come Steegmans che ha fatto appena in tempo a lanciare per vederselo soffiare da Boonen. Ha provato anche il Mondiale e se non fosse stato per quella magia in curva di Sanchez, Bettini & C. difficilmente sarebbe stato battuto, nonostante fosse reduce da una Vuelta bruttissima
Paolo Bettini Una bella stagione chiusa con un mese da pelle d'oca che è già storia. Bettini ha iniziato alla grande, ma una caduta alla Tirreno l'ha rallentato per tutta la campagna delle classiche, dove ha anche dovuto piegarsi ai giochi di una squadra con troppi campioni. A Liegi ha comunque strappato il 2° posto ed anche al Giro ha trovato un giorno di gloria in volata dopo tanti attacchi finiti male. Il Tricolore ha chiuso la prima fase: Bettini si è ripresentato in palla alla Vuelta, un'altra tappa, e poi ha colto il treno Mondiale innescato dagli spagnoli dopo una corsa arrembante. Al Lombardia ha dato spettacolo con la morte nel cuore per la scomparsa del fratello
Fabian Cancellara L'uomo prologo è diventato campione. La Roubaix ha dato un volto nuovo allo svizzero, che ha trovato la propria dimensione in una corsa bellissima. Cancellara si è dimostrato uomo in grado di concentrarsi su pochi, grandi traguardi, e riuscendo a presentarsi in condizioni scintillanti agli appuntamenti. Così è stato sulle pietre del nord, così al Mondiale a cronometro, dominato in lungo ed in largo. Nel mezzo la grande delusione di essere stato fatto fuori dalla squadra per il Tour
Samuel Sanchez Il basco ha completato la sua scalata verso i big. Se negli anni passati era uno di quei corridori che attaccavano anche nelle corse importanti ma difficilmente portavano in fondo l'azione, stavolta i frutti non sono mancati. Una tappa alla Vuelta Espana, la classica di Zurigo, il podio al Lombardia e alla Freccia Vallone, un gran Mondiale, lanciano Sanchez tra gli uomini più completi per le gare in linea
Erik Zabel Non è lo Zabel imperioso di un tempo, ma per dirla con Bettini "Zabel è il ciclismo". Il 36enne tedesco non finisce di stupire, restando una certezza in fatto di presenza costante ad altissimo livello, in virtù di una dedizione che conosce pochi eguali. Le due vittorie di tappa alla Vuelta, l'argento Mondiale, Amburgo sfuggita per un nonnulla sono un bottino notevole per chi aveva iniziato la stagione come apripista di Petacchi e si è trovato le chiavi della squadra in corso d'opera |
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