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Un anno di Pro Tour
 
Alessandro Petacchi all'ultima Vuelta Espana: con i nuovi punteggi per le vittorie di tappa può essere considerato tra i grandi favoriti del prossimo Pro Tour. Quest'anno con le tappe vinte tra Giro e Vuelta ha incassato solo 27 punti, mentre nel 2006 sarebbero ben 72 - foto t-mobile-team.com
Il 2005 per il ciclismo è stato l'anno zero, quello della ripartenza dal nuovo progetto del Pro Tour che ha mostrato lati positivi, ma anche qualche evidente difetto. A conclusione dell'annata facciamo il punto su quelle che ci sembrano le cose che non hanno funzionato sul Pro Tour, alcune delle quali saranno corrette, mentre altre resteranno probabilmente motivo di discussione tra la Federazione, le squadre e soprattutto gli organizzatori delle corse maggiori.
Squadre: ne servono 20? Il caposaldo del Pro Tour è il diritto-dovere di tutte le venti squadre partecipanti di prendere parte a tutte le corse del calendario. Se da una parte questo ha innalzato un po' il livello medio soprattutto al Giro e alla Vuelta, dall'altra ha messo in crisi alcune squadre di medio livello.
Facciamo un po' di esempi pratici: se è vero che al Giro d'Italia abbiamo avuto formazioni straniere competitive come Quickstep o T-Mobile che non si erano mai viste o non si vedevano da anni sulle nostre strade, è vero che il Pro Tour ce ne ha portate altre tipo Euskaltel o Bouygues Telecom senza arte nè parte, con corridori modesti e che non hanno inciso minimamente sulla corsa. Più in generale crediamo che non ci siano in giro 20 squadre in grado di tenere testa al progetto Pro Tour, cioè in grado di schierare formazioni competitive a tutte le corse del calendario. L'ideale sarebbe un Pro Tour a 18 squadre, quelle effettivamente di alto livello, lasciando così due wild-card in più agli organizzatori, da riservare alle formazioni locali che così avrebbero la possibilità di esprimersi sul loro palcoscenico più importante. Wild-card che al Giro potevano essere spese per squadre di buon livello come Acqua e Sapone, LPR o Naturino: bisogna anche ricordare che senza il palcoscenico del Giro d'Italia squadre come queste difficilmente potrebbero resistere a lungo.
Salvaguardia delle corse storiche fuori dal Pro Tour Un altro lato molto negativo che si è evidanziato dal primo anno di Pro Tour è l'enorme diminuzione di importanza delle corse che ne sono rimaste fuori. Una situazione che ha degradato corse come il Giro del Lazio, la Tre Valli Varesine e tante altre, che hanno più storia di molte gare Pro Tour e che si sono disputate con un campo partenti assolutamente misero, solo una decina di squadre e pochissimi volti conosciuti. Crediamo che il progetto Pro Tour non debba ridurre così le corse storiche che non ne fanno parte. Per questo alcune gare, come quelle già citate o la Placci, la Parigi-Bruxelles ed altre, dovrebbero essere disputate in situazione di calendario "privilegiata", in giornate in cui non si disputi nessun altra corsa in modo da favorire la partecipazione più qualificata e farle sopravvivere in maniera degna anche stando fuori dal Pro Tour
Corse solo in Europa? Un progetto di così ampia portata come quello del Pro Tour crediamo debba avere una disposizione geografica delle sue prove più globale. Almeno una corsa dovrebbe disputarsi in uno dei mercati nuovi che si stanno aprendo al ciclismo, per portare finalmente i grandi corridori sui palcoscenici nuovi e valutarne l'impatto. Questa anomalia è ancora più evidente se si pensa che il ciclismo femminile, che ha assai meno mezzi economici, ha una Coppa del Mondo strutturata su prove che vanno dalla Nuova Zelanda al Canada. Un Pro Tour che guardi al futuro non può quindi rimanere confinato nella sola Europa.
I punteggi Qualcosa sarà corretto dalla prossima stagione: qualche errore nel sistema di punteggi era, del resto, troppo evidente. Chi vincerà una tappa al Tour avrà 10 punti anzichè i soli 3 di un anno fa, mentre a Giro e Vuelta saranno 8 anzichè i soliti 3. Così il sistema sembra già più logico, perchè un corridore che vince 5 tappe al Tour non può avere gli stessi punti (15) di uno che arriva 7° in una classica come accadeva finora. Secondo noi saranno, però, ancora troppi i 50 punti riservati ai vincitori delle corse a tappe brevi: vincere il Giro di Polonia porterà per esempio gli stessi punti di una vittoria alla Milano-Sanremo! In complesso questo meccanismo favorirà quei corridori come Petacchi e Boonen capaci di fare dei bei filotti di tappe e primeggiare nelle classiche.

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