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Ecco il Giro d'Italia 2006
 
Il Giro tappa per tappa
 
Josè Rujano, uno scalatore come lui potrebbe esaltarsi in questo Giro d'Italia - foto t-mobile-team.com
Se qualcuno chiedeva un Giro da correre tutto su e giù tra valli e montagne eccolo servito. Le tre settimane di corsa rosa sono in effetti tutto un fiorire di salite, salitelle, salitone delle più disparate caratteristiche: strappi micidiali, scalate interminabili, ascese da free-climbing. Talmente tante da far già chiamare fuori Petacchi, che ha annunciato che difficilmente ci sarà. Un Giro da superuomini, forse, ma di certo dopo aver visto tante corse a tappe con 150 km a cronometro e un arrivo in salita se ne può vedere anche uno così. Giusto una volta, certo. A voler parlare di punti chiave, di salite decisive c'è da dover prendere la bussola, tanto è il materiale a disposizione. Allora è meglio andare con ordine.
Già la crono iniziale di 6,2 km a Seraing (Belgio) presenterà un andamento ondulato con uno strappo fino al 10%. Per altri tre giorni si resterà in Belgio con la prima e la terza tappa in linea che sarano da dedicare ai velocisti e la tappa centrale molto interessante con la Cote d'Ahin e l'ascesa finale alla Cittadella di Namur: una frazione da classicomani. Dopo i quattro giorni belgi si tornerà in Italia, con il primo giorno di riposo utile al trasferimento. La ripartenza sarà da Piacenza con una cronosquadre fino a Cremona di 38 km e quindi una tappa piatta fino a Forlì. Il giorno dopo si comincerà a discendere verso sud (in verità molto trascurato) con un percorso mosso che presenta le ascese a San Marino, all'impegnativo Monte Catria e al Cesane, salite tutto abbastanza lontane dal traguardo. Il finale sarà a Saltara, stesso palcoscenico del Tricolore di Bettini nel 2003 con un pronostico diviso tra fuga e colpo da finisseur. Il giorno dopo, domenica 14, sarà la prima vera sfida per la maglia rosa: da Civitanova Marche a La Maielletta, sulla strada per il Blockhaus, ci saranno 160 km di pianura prima del'arrampicata finale che presenta una pendenza prossima al 10%. La tappa successiva a Termoli è uno dei pochi traguardi da velocisti, mentre il giorno ancora dopo a Peschici il traguardo sarà più da sudare con la scalata di Monte Sant'Angelo pur non vicinissima all'arrivo. E qui, al punto più meridionale (Gargano) del Giro 2006, sarà già posto il secondo giorno di riposo. Si ripartirà dalla Toscana, con una cronometro di 50 km attorno a Pontedera: terreno facile, adatto ai passisti. Una nota interessante e che potrebbe influire è il posizionamento delle due crono lunghe subito dopo i giorni di riposo. Venerdì 19 si proseguirà con la Livorno-Sestri Levante che avrà nel Passo del Bracco la sua difficoltà maggiore: anche qui possibile volata, ma tutta da guadagnare. Il sabato inizierà il grande spettacolo: da Alessandria a La Thuile ci saranno 216 km con una sola salita ma durissima: è il Colle San Carlo, una decina di km al 10% ad appena 4 km dall'arrivo. Ci sarà spazio già per giudizi importanti. La frazione successiva sarà completamente diversa: due lunghe salite ma senza pendenze particolarmente ostiche come Gran San Bernardo e Sempione per arrivare a Domodossola. Una tappa che non dovrebbe proporre scossoni. Lunedì 22 sarà l'unico giorno tranquillo dell'ultima settimana, con il traguardo di Brescia riservato ai velocisti. Da qui sarà un vero e proprio inferno: martedì si andrà sul Monte Bondone, un traguardo storico ed impegnativo (17 km all'8%) da affrontare dopo una tappa non particolarmente selettiva per il resto. Mercoledì 24 si preannuncia uno spettacolo straordinario: da Termeno al Plan di Corones con un finale su sterrato e pendenze da capogiro. Si affronterà il Passo di Pinei all'inizio, poi il lunghissimo passo delle Erbe e la scalata finale con una prima impennata fino al Furcia (ricordate Cunego 2004?) e da qui l'ultima arrampicata su una mulattiera che porterà ai 2273 metri del'arrivo con pendenze fin oltre il 20% e niente asfalto. Una salita da capre, che sarà comunque risistemata per renderla quasi umana. Si passa alla tappa 18 di Gemona del Friuli che è un po' più semplice, nonostante i 227 km: c'è da affrontare soprattutto il Cuel di Forchia, una salita con pendenze fino al 18% ma piazzata ad una cinquantina di km dal traguardo. Se qualcuno ne avrà le forze questa è una frazione da fuga fuori classifica. Gli ultimi fuochi d'artificio sono eccezionali: venerdì 26 una cavalcata dolimitica da far tremare le gambe. Si andrà daPordenone al Passo San Pellegrino con in mezzo Forcella Staulanza, Fedaia e POrdoi, prima di una lunga discesa e della risalita finale. L'ultima ascesa, il San Pellegrino è una delle salite dolimitiche più impegnative, per lunghezza ma soprattutto per pendenze, con gli ultimi km sempre sul 10% ed oltre. Anche qui arriverà grande selezione. Per concludere, la tappa 20 sarà una delle più classiche fucine di spettacolo degli ultimi anni, con l'accoppiata Gavia-Mortirolo che anticiperà l'arrivo dell'Aprica. Da notare che il Mortirolo sarà affrontato dal versante classico, quello più duro. Per non farci mancare niente, gli organizzatori hanno poi pensato di servire anche un bel pranzo domenicale, con una cronoscalata al Ghisallo di 10 km al mattino e il classico finale nel circuito milanese nel pomeriggio come degna conclusione del Giro. Un finale ancora però sub-iudice. Federazione e corridori sono contro le semitappe e la nostra impressione è che le semitappe non ci saranno. In complesso è comunque un Giro che definire duro è un eufemismo: ci sono talmente tante salite, soprattutto nel finale, soprattutto con pendenze impossibili, da poterlo definire ai limiti dell'umano. Ogni tanto però, una sfida ai limiti delle proprie risorse nobilita. E così sarà per questo Giro, sul quale torneremo a lungo da qui a maggio per entrare sempre più nel dettaglio di quello che ci aspetta.

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