| Disegna le tue
tappe |
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| Montebelluna -
Alleghe/Piani di Pezzè 207 km |
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Inizia
da Montebelluna il viaggio tra i disegni delle
tappe più belle proposte dai lettori di
grandeciclismo. Si comincia con una tappa che
propone una prima fase pianeggiante e poi una
sequenza interminabile di sette salite, alcune
molto dure, in rapida successione. La
caratteristica principale di questa tappa, che ce
l'ha fatta scegliere come apripista del progetto,
è proprio questa: l'esiguità dei tratti di
recupero fa sì che questo percorso sia adatto ad
uno spettacolo di altissimo livello e con
possibili diverse interpretazioni. Vediamo le
caratteristiche principali di questo tracciato. |
| Si parte, come detto, dal Veneto,
Montebelluna: siamo ai piedi del Montello, e a
due passi da storiche ville come quelle di Maser
e Asolo. La prima parte di tappa è pianeggiante
e risale il corso del Piave arrivando alla bella
cittadina di Feltre, distrutta nel 1510 dalla
Lega di Cambrai durante la guerra contro la
Serenissima di Venezia e ricostruita da
quest'ultima in forme rinascimentali-barocche.
Ancora qualche km e si entra in Trentino,
avvicinandoci alla parte più interessante della
tappa. Da Tonadico si comincia a salire. La prima
asperità è subito abbastanza impegnativa, il
Passo Cereda, 8 km con punte al 15%. Da qui per
qualche decina di km si ripercorre il tracciato
della tappa dell'ultimo Giro vinta da Savoldelli,
quella di Zoldo Alto, con la crisi di Cunego sul
Duran e l'arrivo poco prima della vetta della
Staulanza. Dopo il Cereda si affronta la facile
Forcella Aurine e si ridiscende verso Voltago e
Agordo tagliando la Valle del Cordevole. Da
Agordo si inizia a salire il Passo Duran, una
salita molto dura nei primi due terzi con molti
tratti che si arrampicano fino al 15%. Dopo gli
ultimi 3 km un po' più agevoli ci si butta verso
Dont e la Valle di Zoldo, dove, senza soluzione
di continuità, ci si riarrampica subito alla
Forcella Staulanza. Questa è una salita con
pendenze meno ostiche del Duran, ma comunque
impegnative, soprattutto nella primissima fase.
Incastonati tra il Civetta e il Pelmo, due
splendide cime dolomitiche, si scende a Selva di
Cadore, ultima propaggine occidentale del
territorio cadorino. La successiva ascesa, il
Passo Giau, è quella che può fare la differenza
in questa tappa: una salita durissima, un po'
dimenticata, purtroppo, dal Giro, che sale senza
respiro per 10 km fino ai 2236 metri del Passo.
E' una salita da grande selezione. Oltretutto non
è neanche l'ultima, ed anche stavolta per
arrivare alla salita successiva, il Falzarego,
non ci sono tratti di recupero. La discesa dal
Giau ci porta ai piedi delle Tofane, le mitiche
montagne ampezzane, ma anzichè puntare su
Cortina giriamo verso il Falzarego, una salita
che da questo punto misura circa 10 km e non ha
pendenze proibitive. L'accumulo di fatiche (siamo
alla sesta salita) però può cominciare a farsi
sentire pesantemente e così anche questa ascesa
non è da sottovalutare. Scavalcato il Falzarego,
la discesa ci riporta in 20 km a Caprile, ai
piedi della Marmolada, e da qui un breve
fondovalle ci conduce ad Alleghe, altra rinomata
sede di vacanze invernali, per l'ultima
arrampicata. Un'ascesa spettacolare, quella dei
Piani di Pezzè, che in appena 5 km può lasciare
il segno con una pendenza media del 10% e muri
durissimi fino al 20%. Una salita sulla quale
Marco Pantani lasciò il suo primo segno di gran
grimpeur nel 1992 al Giro d'Italia dilettanti.
Concludendo questa è una tappa molto bella,
adatta a diverse soluzioni, sia nel finale che
più a lunga gittata, per esempio dal Giau. |

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