Protagonisti 2005:
Tom Boonen
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| Boonen
non ha perso tempo: ad inizio novembre
eccolo subito in azione (e vincente) con
la maglia di campione del mondo - foto
archivio quickstep-innergetic |
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Fenomeno.
Predestinato. Forza della natura. Tutto questo si
può dire di Tom Boonen, grande mattatore della
stagione 2005. Tantissime vittorie, ma tre su
tutte, di quelle che cambiano la carriera più
che la stagione: Fiandre, Roubaix, Mondiali. Era
solo questione di attendere un po', comunque, la
carriera del campione della Quickstep-Innergetic
doveva prendere questa piega, quella del
fenomeno. Certo, non è semplice seguire il
percorso del predestinato, ma questo ragazzone
belga di oltre un metro e novanta, aveva
dimostrato subito di avere oltre ai numeri anche
gli optional del campione: la serietà, la
capacità di sacrificarsi per gli altri
all'inizio, di sopportare la pressione. |
| Il 2005 ha svelato un Boonen
monumentale in tutto il suo splendore. Esplosioni
di potenza da dividere tra volate, pietre, muri.
E' iniziata presto, la stagione del campione di
Mol. Al caldo dei paesi arabi, scopertisi
improvvisamente appassionati di ciclismo, ha
rivaleggiato con l'ultimo Cipollini già tra
gennaio e febbraio, ricoprendosi già di
vittorie. Il primo appuntamento importante è
stato però alla Sanremo, dove Tom si è
presentato però non al 100%: l'aver scelto come
avvicinamento una Parigi-Nizza tormentata dalla
neve anzichè la Tirreno, ha finito per
penalizzarlo e così dopo aver superato Cipressa
e Poggio non ha più saputo districarsi nello
sprint conclusivo, finendo con un modesto 8°
posto. Ci sarà tempo per iscriversi anche
nell'albo della Classicissima prossimamente.
Intanto però l'esigenza più pressante era la
conquista del trono delle classiche del nord,
l'autentico habitat per uno come Boonen. Fiandre
e Roubaix si sono così traformate in un'unica,
spettacolare cavalcata vittoriosa. Sui muri
fiamminghi ha deciso di andarsene a vincere da
solo, lasciando i compagni di fuga con un'azione
da finisseur nonostante fosse il più veloce,
sulle predilette pietre francesi ha lanciato la
squadra all'attacco fin da ottanta km
dall'arrivo, battendo poi in volata Hincapie e
Flecha, unici in grado di resistergli fin nel
velodromo. E' stata quest'ultima la vittoria più
attesa, più voluta, da Boonen, nonostante la sua
casa siano le Fiandre. E' venuta così fuori una
doppietta storica, che ha lanciato Boonen a soli
24 anni e mezzo tra i grandi d'ogni tempo,
immediatamente dopo il maestro Johann Museeuw. Un
paragone, quello tra Boonen e Museeuw,
inevitabile e che quando anche Boonen avrà
chiuso la carriera sarà paragone tra assoluti
giganti. La considerazione tecnica da fare è che
Boonen ha più esplosività del vecchio leone e
grazie a questa dote potrebbe vincere anche corse
che Museeuw non ha mai vinto, una su tutte la
Sanremo. Archiviata la stagione delle classiche
da re assoluto, Boonen ha iniziato a progettare
la seconda parte di stagione, da raccogliere
attorno a due punti, Tour de France e Mondiali. |
| Ed
entrambi sono andati a segno, manco a dirlo. La
fase di preparazione l'ha portato a vincere anche
una breve corsa a tappe, il Giro del Belgio, ed
in Francia ha messo subito in riga, nelle prime
due volate, tutti gli avversari. Due prodigi di
potenza pura a cui solo la sfortuna di tre cadute
ha posto fine. E' arrivato così il ritiro dal
Tour de France ed un periodo difficile che è
proseguito fino alla Vuelta Espana, dove ha preso
il via per cercare la condizione in prospettiva
mondiale. Condizione però che sembrava svanita,
con Petacchi a sovrastarlo nettamente in ogni
sprint ed un altro ritiro anticipato. A
confermare il momento negativo la notizia di un
nuovo intervento all'intestino, programmato
subito dopo i Mondiali. |
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| Boonen
e le pietre della Roubaix: nonostante sia
belga, la corsa preferita da Boonen è
proprio la classica francese - foto
archivio quickstep-innergetic |
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| Insomma a Madrid si è presentato
un Boonen pericoloso, ma certo ben lontano da una
scia di successi e clamori. Invece tutto si è
svolto come sappiamo: nessun velocista ha saputo
tenere il passo in salita come lui e nella
ristretta volata finale non ha trovato avversari.
Dopo 8 anni un corridore belga è quindi tornato
ad indossare la maglia iridata: l'ultimo era
stato, guardacaso, Museeuw. La stagione ufficiale
si è conclusa così per il neo-iridato, ma tanto
per non perdere il vizio, appena rimessosi
dall'intervento, si è presentato ad una
kermesse, l'Amstel Curacao Race, dando subito
lustro alla maglia iridata con una vittoria. Le
vittorie che ci si aspettano da Boonen in maglia
iridata saranno chiaramente ben altre, ma intanto
il predestinato di Mol ha fatto capire che con
lui neanche la presunta "maledizione"
della maglia iridata (quanti campioni del mondo
sono spariti o hanno avuto grossi problemi dopo
la conquista della maglia?) funzionerà. |
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