Protagonisti 2005:
Ivan Basso
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| Dopo
la crisi la rivincita: Basso solo sulle
rampe del Colle di Tenda al Giro d'Italia
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Dopo
anni di aggiustamenti, ricerche, studi in
galleria del vento, ritiri in stile Rambo,
finalmente il 2005 ha consegnato ad Ivan Basso le
chiavi non solo del grande ciclismo ma anche
quelle per entrare nel cuore di tanti
appassionati. Lo avevamo lasciato al Lombardia
2004, ancora con l'ennesimo piazzamento ma
protagonista di una corsa audace ed incisiva. E'
stato quello il prologo di una stagione in cui
Basso ha salito l'ultimo scalino per arrivare a
giocarsi le grandi corse a tappe alla pari con i
grandi. Senza troppe remore, con la serietà che
lo ha sempre contraddistinto, magari un po' a
corto di fantasia, ma anche poco assistito dalla
buona sorte. |
| L'affermazione di Basso è partita
da molto lontano, ancora prima dell'approdo a
fine 2003 in CSC, dove Riis ha saputo coglierne i
lati migliori e smussare via via quasi tutti i
difetti. La stagione comunque ha preso il via con
un ritiro tra il militare e il corso di
sopravvivenza in vista di un giro del mondo in
ottanta tappe. Obiettivi scelti, Giro d'Italia e
Tour de France, un'accoppiata che nessuno ha più
neanche avvicinato dal magico '98 di Pantani.
Tutto il resto, per puntare alla doppia impresa,
è stato cancellato dal calendario del varesino,
o vissuto con l'unico scopo di fare la gamba in
vista dei due appuntamenti-chiave. Il Giro l'ha
visto un po' in ombra nella prima settimana,
affannato in qualche arrivo troppo tortuoso in
cui ha mostrato i suoi limiti a muoversi in mezzo
al gruppo, e leggermente attardato sul Sammommè.
Al primo vero appuntamento-chiave però Basso ha
mostrato il suo nuovo volto: la crono fiorentina
l'ha esaltato, anzichè deprimerlo come accadeva
puntualmente in questa disciplina fino ad un paio
d'anni fa. |
| Un
momento di grazia che è proseguito al primo
contatto con le Alpi, che gli ha consegnato la
prima maglia rosa a Zoldo Alto, dove ha staccato
tutti tranne un Savoldelli che aveva messo da
parte un po' di vantaggio in discesa e l'ha
battuto allo sprint. Abbiamo visto un Basso
fortissimo, lineare, senza capacità di
inventarsi le corse dal nulla, ma con un
rendimento talmente alto da non avere bisogno di
inventarsi proprio niente. Ma l'imprevisto,
sottoforma di un problema intestinale, ci ha
messo del suo: svuotato di ogni energia, il
varesino ha dovuto cedere il simbolo del primato
dopo appena un paio di tappe ad Ortisei e il
giorno successivo, sullo Stelvio, ha trovato un
autentico calvario. |
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| Armstrong e Basso:
anche stavolta insieme come nel 2004, ma
con l'italiano che ha spesso costretto
l'americano a difendersi strenuamente -
foto t-mobile-team.com |
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| E' proprio qui che la gente lo ha
preso in simpatia sempre di più: nonostante la
possibilità di vincere il Giro ormai sfumata,
una situazione fisica tale da rendere difficile
solamente raggiungere l'arrivo senza velleità,
il pensiero del prossimo impegno al Tour da non
compromettere, Basso non ha lasciato la corsa. Ha
tenuto duro in silenzio per qualche giorno, poi,
con il passare del problema fisico, si è
regalato un paio di giornate per ripagarsi delle
sofferenze: prima un'azione sul Colle di Tenda ad
anticipare i migliori, poi la cronometro di
Torino per due vittorie di tappa in due giorni.
Ci ha provato anche sul Finestre, Basso, ma
sarebbe stato troppo e dopo pochi tornanti la
montagna l'ha respinto. Il Giro si è chiuso
così con un Basso deluso dalla classifica
generale, ma lanciato con un'identità finalmente
ben precisa. E con questa si è gettato
nell'avventura Tour. Una sfida difficile, ma ben
superata dal varesino: dopo qualche difficoltà
iniziale, una giornata a Courchevel in cui ha
pagato il suo avvicinamento al Tour mirato non
esclusivamente a questa corsa, i Pirenei hanno
restituito il Basso formato Giro. Un Basso che
non si è limitato a giocare di rimessa, ma ha
cercato di mettere all'angolo sua maestà
Armstrong con le sue accelerate. Compito non
riuscito, peraltro, anche se l'aver messo in
crisi ripetutamente tutti gli altri indica quanto
sia andato forte il corridore della CSC. Il podio
finale, stavolta al secondo posto, è stato
quindi un po' sottomissione al grande padrone
americano, ma anche investimento su un futuro
prossimo in cui, senza Armstrong, la situazione
potrebbe essere tutta appannaggio di Basso. Con
tanti impegni già nelle gambe c'è stato spazio
per poche altre cose: il Giro di Danimarca su
tutto, con una spazzolata a tutti quanti, attacch
solitari, ivittorie di tappa in serie, classifica
finale. Non sarà il Tour ma anche qui si è
visto quanto sia diverso questo Basso da quello
del passato. Ora, con l'approssimarsi di un nuovo
tentativo di doppio impegno italo-francese, gli
consigliamo solo uno sforzetto di fantasia: un
attacco imprevisto, a sorpresa, che potrebbe
esaltare le sue grandi doti complessive su quasi
tutti i terreni. |
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