Protagonisti 2005:
Lance Armstrong
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Niente
di nuovo in casa Armstrong. Anche per l'ultima
stagione professionistica l'americano non ha
modificato il suo personale e criticatissimo
calendario di appuntamenti. Per la serie o mi si
odia o mi si ama. Non sono bastati a pungolarlo i
paragoni, da cui non può che uscire sconfitto,
con i grandi del passato, e neanche le critiche
per certi comportamenti discussi, come il caso
Simeoni. Niente, nonostante qualche buon proclama
invernale tutto si è svolto come al solito.
Eppure era cominciato con una certa voglia di
misurarsi con le classiche del nord, con qualche
voce, più o meno qualificata, che lo voleva al
Giro d'Italia. |
| Invece alle classiche si è
limitato a fare un po' di gregariato per l'amico
Hincapie; tutto limitato ad una domenica
d'impegno nel Giro delle Fiandre. Poi il rientro
in America per il Giro di Georgia dove è stato
battutto da un giovane compagno e connazionale,
Tom Danielson, ed una capatina al Giro d'Italia,
ma solo per incitare il nuovo gregario in
prospettiva Tour, Paolo Savoldelli. Fino a poche
settimane prima si erano rincorse voci di una
possibile partecipazione di Armstrong alla nostra
corsa, nonostante una conferenza stampa avesse
chiarito da tempo il programma dell'americano:
l'occhiatina alle classiche, la preparazione in
America, la rifinitura al Delfinato e poi il
Tour. Nient'altro, nè in stagione, nè mai. Ha
voluto chiarire subito, Armstrong, di voler
chiudere la carriera da vincente sul podio di
Parigi, come nessun altro aveva fatto mai. |
| Così
è stata la consueta marcia di avvicinamento che
lo ha visto impegnato al Delfinato, dove ha preso
qualche scoppoletta non molto significativa.
Infatti all'avvio del Tour si è ritrovato il
solito Armstrong, capace di ammazzare la corsa al
primo appuntamento possibile. Stavolta l'attesa
è stata brevissima: primo giorno e prima
cronometro di 19 km con la scena già da KO del
sorpasso ad Ullrich partito un minuto prima. E
poi le montagne con tutti gli avversari sciolti
tranne Basso, che ha cercato di rianimare una
corsa alla maglia gialla mai cominciata. Per
Armstrong ancora una volta un Tour da macchina,
da schiacciasassi: mai un momento di difficoltà,
mai una giornataccia, mai una crisetta neanche
passeggera. |
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| La carriera di
Armstrong è andata in archivio come il
campione americano se l'era sognata: sul
podio più alto di Parigi per la settima
volta di fila - www.bettiniphoto.net |
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| E soprattutto, anche nei momenti
in cui la squadra ha mostrato qualche
imprevedibile scricchiolio, una grande lucidità
e freddezza. E' stata ancora una volta la
capacità di programmare la marcia in più
dell'americano. Gli ultimi giorni di Tour sono
passati quasi come un conto alla rovescia per
scandire il tempo mancante alla fine della
tirannia: sette anni lunghissimi, come nessun
altro nella storia ma che certo non hanno
regalato ad Armstrong la nomea di campione al
pari dei grandi del passato. E' un ciclismo più
tecnologico che emozionale quello dell'americano,
che ha spaccato gli appassionati tra coloro che
lo amano e coloro che lo odiano. Come per tutti
gli uomini di straordinaria personalità che
segnano un'epoca non possono esserci mezze misure
neanche con lui. Noi abbiamo cercato di essere
sempre imparziali e di giudicare le prestazioni
sportive, ma di certo, no, non siamo tra coloro
che lo hanno amato. |
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