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Gli strani inviti di Monsieur
Leblanc
| Mai come
quest'anno la composizione della rosa di squadre
che dovranno partecipare al Tour de France ha
creato problemi, polemiche e confusione. Si è
cominciato con la promessa di Jean-Marie Leblanc,
il padrone del Tour, dell'invito per la squadra
di Cipollini, la Domina Vacanze. Invito poi
rimangiato da Leblanc, ripensamento che ha creato
polemiche, tentativi di mediazione e il
risentimento del campione del mondo che pare stia
meditando anche il ritiro dall'attività. |
| Il problema è che Monsieur
Leblanc ha un potere troppo grande. Appena 12
squadre su 22 infatti, le prime 12 della
graduatoria internazionale sono iscritte
d'ufficio al Tour. |
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| Tutte le altre
squadre, anche se hanno in organico il campione
del mondo o un corridore che può vincere il
Tour, devono sperare nela clemenza del gran
padrone, che sceglie a suo giudizio le 10 squadre
che completano la rosa dei team partecipanti.
Giudizio che è spesso parzialissimo, favorendo
le squadre di casa a scapito di ben più
competitive squadre straniere. Il derelitto
ciclismo francese (i transalpini non vincono il
Tour da quasi vent'anni, dai tempi di Hinault),
ormai in crisi profondissima, sarebbe quasi
spazzato via dal Tour se i criteri di scelta
fossero solo di carattere tecnico. Ma ecco
intervenire Leblanc, che tra le ripescate
inserisce squadre di secondo, terzo piano,
naturalmente francesi, escludendo squadre come la
Domina Vacanze del campione del mondo Cipollini o
la Lampre che lo scorso anno portò Rumsas sul
podio. Naturalmente le squadrette ripescate da
Leblanc non potranno dire niente sullo
svolgimento della corsa, essendo composte da
corridori semisconosciuti. E non se ne gioverà
di certo nè il cilcismo francese, in preda ad
una crisi forse mai conosciuta prima, nè
tantomeno il Tour, che ha la presunzione ancora
di voler essere la corsa più importante del
mondo. Chi rinuncia al campione del mondo, cade
in provincialismi da corsetta di paese, eccede
immancabilmente in nazionalismi inaccettabili,
non può autocelebrarsi come la corsa più
importante del mondo. Il Tour deve mettersi in
discussione, rivedere certe scelte, e poi potrà,
se vorrà, tornare ad avere presso gli sportivi
di tutto il mondo il prestigio che una corsa
storica come la Grande Boucle merita senz'altro.
Ma Leblanc deve ricordare che il Tour è un
patrimonio dello sport mondiale, del ciclismo,
non è il suo giocattolo personale. |
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