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Da Palù di Giovo contro il Texas per conquistare Parigi?

L'eco dei trionfi di Gilberto Simoni al Giro sarà arrivato a impensierire anche Lance Armstrong? L'americano fino a poco fa non vedeva nessuno all'orizzonte che potesse togliergli il quinto successo consecutivo al suo amato Tour de France. Con avversari di tutto rispetto come Ullrich il successo non era facilissimo, ma Armstrong aveva già dimostrato in passato di poter disporre a proprio piacimento del tedesco, troppo disordinato nel suo avvicinamento al Tour, tanto da vanificare le sue straordinarie potenzialità. Per non parlare degli altri: un Beloki, un Sevilla, un Botero in grado di battere Armstrong erano (e sono ancora) pura fantascienza.
Ma per la prima volta quest'anno Armstrong può trovare il suo confronto principale al Tour con uno scalatore vero. Un Simoni in formato Giro d'Italia contro un Armstrong come quello dell'anno scorso sarebbe un duello stellare. E sarebbe per Armstrong una sfida nuova, dall'esito imprevedibile.
L'americano infatti non è abituato a correre contro scalatori veri come Simoni e questo rende tutto possibile, anche che si bruci rincorrendo gli scatti del trentino. Armstrong non è un calcolatore come lo è stato Indurain, non si accontenta di amministrare la corsa, è un corridore più istintivo, che raccoglie le sfide lanciate dagli avversari. Ma un conto è raccogliere le sfide lanciate in salita da Ullrich o Beloki, ben altra cosa sarebbe farsi provocare da Simoni. In Armstrong probabilmente l'orgoglio è forte almeno quanto la voglia di vincere e quindi veder scattare lo scalatore della Saeco non può lasciarlo indifferente a controllare la situazione e cercare di limitare i danni. Tante cose giocano in favore di Simoni. Il trentino ha già vinto il Giro, la sua stagione sarà comunque da ricordare, Armstrong invece ha perso malamente la Liegi a cui teneva tanto. A differenza degli altri anni la prima cronometro individuale sarà dopo le Alpi, dove si rinnoverà la sfida dell'Alpe d'Huez, e anche questo certamente può favorire Simoni. Prepariamoci quindi a tifare tutti Gibo. Non solo per vedere nuovamente un italiano correre per la maglia gialla, ma anche per dimostrare che lo spettacolo offerto dagli scalatori sulle grandi montagne è inarrivabile (e questo il Tour deve ricordarlo meglio) e per creare un'inversione di tendenza rispetto alla specializzazione esasperata. Dopo Pantani, infatti, nessuno ha più osato tentare l'accoppiata Giro-Tour. Armstrong, il più grande interprete delle corse a tappe degli ultimi anni si è sempre misurato solo col Tour, facendo fare al ciclismo un passo avvilente verso quella specializzazione esasperata che è uno dei grandi problemi dello sport moderno. Ora Simoni può dimostrargli che si può essere grandi anche senza nascondersi per 11 mesi all'anno. Anche per questo Forza Gibo!