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Peter Van Petegem

Tre scatti: Fiandre, Roubaix, Mondiali

Il belga Van Petegem è uno degli esempi di moderna specializzazione sportiva: concentra tutta la stagione in una settimana o poco più e poi durante l'anno non si fa quasi mai vedere. Un peccato visto lo spettacolo che regala quando prepara una corsa al meglio delle possibilità. Spettacolo ben diverso, anzi opposto, rispetto a quello di Bettini.

Il campione belga infatti è un concentrato di classe e forza, ma soprattutto di intelligenza tattica e freddezza. Mai uno scatto inutile, mai una stilla di energia sprecata senza ottenerne un vantaggio: in questo bisogna ammettere che Van Petegem è un campione unico. Senza avere, probabilmente, la classe maestosa di Museeuw è riuscito a costruirsi un palmares che non sfigura di fronte al titolato, vecchio connazionale. Quest'anno è stata doppietta Fiandre-Roubaix, come nemmeno Museeuw è mai riuscito a fare.
Al Fiandre è stato quasi un passaggio di consegne tra i due, con Museeuw a tentare l'ennesimo scatto sul "suo" Tenbosse e Van Petegem a ricacciarlo indietro con un'azione prorompente. Alla fine vittoria in volata a due sull'altro talento belga Vandenbroucke. Alla Roubaix le sue doti sono venute fuori ancora e ancora di più. Una corsa bellissima, con un Dario Pieri incontenibile, generoso, e un Van Petegem ad attendere gli eventi, mentre Museeuw naufragava definitivamente. Poi il solito unico, determinante scatto sugli ultimi tratti di pavè che permette al belga di riportarsi sotto a Pieri e Ekimov al comando e la vittoria in volata nel vecchio velodromo di Roubaix. Una settimana da consegnare alla storia, una settimana che lo incorona re delle classiche delle pietre in maniera indiscutibile. Ma lo spettacolo finisce qui per molti mesi. Van Petegem si ripresenta solo in agosto in qualche opaca uscita in Coppa del Mondo che lo vede cedere il primato a Bettini. Il vero obiettivo del belga però a questo punto sono i mondiali. E visto che quando prepara una corsa poi difficilmente sbaglia fa paura anche se in ottobre difficilmente lo si è visto pedalare forte. In Canada naturalmente non si vede mai davanti fino quasi alla fine. Ma nel momenti decisivo è lì, anzi di più, è lui a fare la selezione buona: dà il suo colpo sul primo dei due strappetti del circuito e porta via il gruppetto dei 6 che si gioca l'oro. Anche se poi Astarloa gli sfugge e lui deve accontentarsi del bronzo è comunque un mondiale da par suo: senza di lui probabilmente sarebbe stata volata di gruppo almeno con 40-50 corridori. E allora ancora più viene da dire peccato non poterlo ammirare durante tutta la stagione questo splendido atleta dalla faccia scura come le pietre che si piegano alla sua classe.
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