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Jan Ullrich

L'atteso ritorno del panzer

La storia ciclistica di Jan Ullrich, che sembrava quasi irrimediabilmente compromessa, ha ripreso a correre nel 2003. I problemi fisici, la crisi del Team Coast, la storia del "doping" (in realtà una pasticca da discoteca presa in inattività, niente a che vedere con le prestazioni sportive) sono rapidamente passati alle spalle una volta rimessosi in sella.

Dopo un anno di inattività il tedesco era pronto a vivere una stagione di transizione, tanto più che la chiusura della sua nuova squadra, il Team Coast e il rientro sulla scena della Bianchi, non lo aveva certo favorito nella rincorsa ai suoi standard abituali. Ma già al Giro di Svizzera i segnali erano buoni. Un secondo posto in una tappa impegnativa e il settimo in classifica finale erano già un buon viatico per il Tour. La corsa francese per la verità non era cominciata facendo presagire un Ullrich a grandi livelli. Dopo un prologo niente male, una cronosquadre in cui aveva ceduto qualche secondo ad Armstrong, il primo arrivo in salita all'Alpe d'Huez aveva mostrato un Ullrich già in affanno. Da lì però è stato un grande crescendo. La cronometro di Cap Decouverte ha rischiato di far ribaltare tutto il Tour, con un Ullrich tornato ai massimi splendori. I Pirenei lo hanno esaltato nei primi due giorni, dove ha cercato di vincere la resistenza dell'americano e poi lo hanno respinto nel giorno decisivo, quando Armstrong ha ancora ribaltato la situazione tra Tourmalet e Luz Ardiden. Per il tedesco neanche la soddisfazione di vincere la crono finale sotto la pioggia, chiusa con uno scivolone. Resta invece la consuetudine del podio parigino, il sesto in sei partecipazioni, ma con ben cinque secondi posti. Finito il Tour Ullrich ha provato a ripagarsi dell'ennesimo piazzamento cercando di vincere in Coppa del Mondo, nella sessione di agosto. Anche qui, però, disco rosso. Ad Amburgo ha trovato un Bettini imbattibile allo sprint dopo aver fatto selezione sull'unico strappo della corsa, a Zurigo una tattica scriteriata, la solita storia, lo ha relegato al solito secondo posto dietro al bravissimo Nardello. Per un attimo, poi, il tedesco ha pensato alla Vuelta, ai mondiali, ma è stato un attimo. Tutto è finito lì, come sempre, come per tutti.
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