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Gilberto
Simoni
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Classe e
orgoglio
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La classe è quella del
predestinato, l'orgoglio quello tipico di chi per
arrivare, a dispetto della classe, ha dovuto
faticare più del necessario. E l'impresa
tentata, quella di doppiare Giro e Tour, tanto
difficile da essere messa al bando da tutti gli
altri grandi del ciclismo attuale dà l'idea di
che campione sia Gilberto Simoni.
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| L'impresa, come
arcinoto è riuscita solo a metà, ma non senza
considerazioni positive, momenti di spettacolo
senza pari e esperienza che potrà tornare utile.
Il 2003 di Gilberto Simoni è cominciato presto,
forse troppo presto. Già agli albori della
stagione si fa vedere tra i protagonisti, alla
Parigi-Nizza è secondo in una tappa: è solo
inizio marzo e per vedere la fine del Tour
bisogna arrivare a fine luglio! L'avvicinamento
al Giro è trionfale: un ottimo rientrante
Garzelli non riesce a togliergli la soddisfazione
della vittoria al suo Giro del Trentino, poi
arriva anche il successo al Giro dell'Appennino.
Al Giro Gibo si presenta da gran favorito e
rispetta in pieno i pronostici: mentre gli altri
via via cedono uno dopo l'altro lui va ogni
giorno più forte, in salita ma anche a
cronometro, lascia tutti sul posto in tre arrivi
in salita e chiude con un vantaggio d'altri
tempi, oltre 6' su Garzelli e Popovich. |
| Un mese lontano dalle corse ed
è tempo di Tour. L'occasione è di quelle
storiche: il Tour del Centenario, il tentativo di
cinquina-record di Armstrong, l'attesa per vedere
di nuovo e finalmente un grande scalatore a
lottare per la maglia gialla. Simoni non si
nasconde, come suo solito, facendo presagire
grandi imprese e alimentando tante speranze. Ma
dopo un buon prologo, il trentino si spegne tra
la cronosquadre e la prima tappa di salita e
naviga per una settimana sempre nelle retrovie,
sempre in affanno, a contare i quarti d'ora di
ritardo che piovono sulle sue ambizioni. |
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| La delusione è
enorme, viste le premesse, ma Simoni va avanti
meditando almeno una giornata di gloria. E la
giornata arriva a Loudenvielle, sui Pirenei.
Simoni si inserisce in una fuga da lontano e
strappa d'orgoglio un momento di riscatto in un
Tour grigio. Il proseguio della corsa è ancora
senza sussulti, con il campione ad arrancare,
comunque convinto di arrivare a Parigi, traguardo
che non manca. Una scelta, quella di portare a
termine il Tour, che certamente gli fa onore, e
che, se ce ne fosse ancora bisogno, risalta il
carattere del trentino. Certamente non è finita
la storia Simoni-Tour, e l'esperienza accumulata
in questa avventura gli servirà anche l'anno
prossimo, in vista del prossimo assalto. Il 2004
sarà ancora l'anno del tentativo "impossibile"
di Simoni e sarà l'anno decisivo, non solo per
lui ma anche per capire quanto ci sia ancora di
antico in questo ciclismo: davvero non c'è più
spazio per correre Giro e Tour nello stesso anno
a grandi livelli? La specializzazione esasperata
ci costringerà a seguire i nostri campioni per
un mese all'anno o poco più? Simoni può dare la
svolta, l'inversione di tendenza che può portare
a qualcosa di nuovo. Se non ci riesce lui è
improbabile che al momento attuale, qualcun altro
possa solo pensare all'impresa. |
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