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Tyler
Hamilton
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Un passo
indietro nel ciclismo eroico
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Un corridore d'altri
tempi. Se le immagini del Tour 2003 fossero
improvvisamente diventate in bianco e nero e le
strade polverose avessero accompagnato le gesta
dei campioni non avremmo avuto difficoltà a
identificare in Tyler Hamilton uno di quei
pionieri per cui le corse erano prima di tutto
un'avventura.
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| Invece siamo nel
2003, in piena era Armstrong. Proprio Armstrong,
il maestro, da cui è partita la storia
ciclistica di Hamilton. Fino ad aprile l'uomo che
ha corso tutto il Tour con la clavicola
fratturata era semplicemente l'ex gregario del
campione che tentava di far fortuna solitaria.
Questo nonostante un secondo posto al Giro
d'Italia 2002. Poi la Liegi-Bastogne-Liegi ha
voltato le cose: Armstrong ha tentato l'azione di
forza, ma il guizzo definitivo è stato uno
scatto in contropiede, in mezzo alle due ultime
cote, del discepolo Hamilton. Lì è cambiato
qualcosa. Hamilton ha vinto subito dopo anche il
Giro di Romandia ed ha cominciato a brillare di
luce propria. Anche armstrong se ne è accorto ed
ha cominciato ad inserirlo nella lista personale
di avversari per il Tour. |
| Alla Grande Boucle subito la
svolta decisiva: dopo un bel prologo Hamilton è
coinvolto nella maxicaduta di Meaux, prima tappa.
C'è la frattura della clavicola ma decide di
continuare e già questo ha dell'incredibile.
Hamilton va avanti, silenzioso e tenace,
intrecciando la sua storia alle altre che fanno
brillare un Tour sempre più bello.Soffre la
cronosquadre, sembra sull'orlo dell'abbandono ma
sull'Alpe d'Huez, primo arrivo in salita fa
vedere di che pasta è fatto: resta al fianco
del'ex capitano Armstrong, prova addirittura a
stuzzicarlo scattando, ma alzarsi sui pedali è
pressochè impossibile col suo problema. |
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| Ma Hamilton c'è:
come dire questo Tour da protagonista volevo fare
e clavicola o no lo faccio. Mica male! Il resto
della storia è quasi leggenda: la crono di Cap
Decouverte è ancora dura per la posizione in
bicicletta, le prime due tappe pirenaiche gli
danno qualche difficoltà da cui riesce comunque
a riprendersi. Poi, nella già storica tappa di
Luz Ardiden che consegna di fatto il Tour ad
Armstrong, intima al gruppo di attendere l'ex
capitano caduto: un gesto da campione, altro che
50 all'ora a cronometro. Non avrebbe bisogno di
altro Hamilton per essere iscritto nell'albo
delle grandi imprese del ciclismo moderno, ma lui
vuol dimostrare che Tour avrebbe fatto senza
sfortuna e così se ne va da solo in una
lunghissima cavalcata nell'ultima tappa pirenaica
di Bayonne e poi con una grande crono finale
agguanta il quarto posto in classifica. Finisce
così la stagione, anche perchè poco dopo il
Tour si infortunerà di nuovo, finiscono così
gli aggettivi per descriverlo. C'è solo da
credere che il prossimo anno, nella sua nuova
avventura alla Phonak, Hamilton potrebbe anche
giocare qualche altro scherzetto all'ex maestro
per un Tour tutto stelle e strisce. |
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