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Paolo
Bettini
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Un anno
da Grillo
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Un'ascesa che non conosce
soste. Questa è la carriera di Paolo Bettini,
passato tra i pro senza ambizioni da campione, ma
in grado di stupire ogni anno di più. Uomo
squadra, poi fido compagno di Bartoli in grado di
togliersi qualche soddisfazione personale
diventata via via più grande.
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| Le occasioni che
gli sono capitate, ma anche le responsabilità di
guidare squadre importanti quando aveva sempre
fin lì fatto la seconda scelta, non se le è mai
fatte sfuggire. Eppure la prima occasione di
mettersi in mostra presso il grande pubblico finì
in modo abbastanza amaro: il futuro Grillo è ai
mondiali dilettanti di Lugano '96, ma il suo
quarto posto passa quasi inosservato perchè
ultimo di una quaterna azzurra: Figueras,
Sgambelluri, Sironi, Bettini. Ironia della sorte,
però saranno proprio i due componenti della
nazionale che non salgono sul podio (oltre a
Bettini il futuro due volte tricolore Commesso,
sacrificato in una fuga da lontano) ad ottenere
le vittorie più importanti nel mondo pro. E tra
i pro è tutta un'altra storia: Bettini sale la
china a grandi, imprevedibili passi, vince Liegi,
Coppa del Mondo e molto altro. Il 2003 è un anno
straordinario. Appuntamenti scelti le classiche
di inizio stagione, il tricolore, la Coppa del
mondo, il mondiale. |
| Bettini prepara al meglio i
primi obiettivi in brevi corse a tappe dove si
dimostra più che competitivo: vince il Giro del
Mediterraneo, perde la Tirreno-Adriatico per
essere coinvolto in una caduta. Alla Sanremo si
presenta così alla grande, spezza la serie
vincente dei velocisti e definisce al meglio
quello che è il suo marchio inconfondibile:
scatti, controscatti, anzi balzi da Grillo, per
mandare KO gli avversari. |
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| Dopo un Fiandre
così così arriva l'inconveniente: una caduta
alla Gand-Wewelgem lo mette out per un bel po',
ed è l'addio all'Amstel e soprattutto alla Liegi.
Un po' di riposo e poi il Giro di Svizzera per
preparare l'assalto al tricolore. Il risultato,
anche grazie al solito Luca Paolini, è lo stesso
della Sanremo e così il Grilo ci prova ancora:
con la maglia di campione italiano fa un Tour
alla sua maniera, entra in tantissime fughe ma il
successo di tappa non arriva. La condizione però
è quella giusta per un agosto da incorniciare.
Le corse non avranno i nomi mitici delle
classiche del nord ma ne esce comunque un Bettini
incontenibile, da incorniciare. La Coppa, con le
vittorie di Amburgo e San Sebastian e il terzo
posto a Zurigo, è praticamente in tasca. Resta
il mondiale e Bettini, reduce da due mesi
faticosissimi si concede un mese lontano dalle
corse, convintissimo di poter ritrovare poi i
poco tempo lo smalto di agosto. Ma per la prima
volta i conti non gli tornano alla perfezione.
Torna alle gare al Giro del Lazio del 20
settembre, dove assiste al trionfo dell'ex
maestro Bartoli, torna lentamente ad occupare
posizioni importanti e fa un'ottima figura alla
Parigi-Tours che gli consegna ufficialmente la
Coppa del Mondo. E si parte per i mondiali. La
nazionale è tutta schierata per lui, da tempo
capitano scelto, ma interpreta la corsa in modo
discutibile, mettendosi in testa a sfiancarsi per
tenere il gruppo unito. Bettini ha comunque la
grande chance, ma sull'allungo finale di Astarloa
resta, per alcuni, ad aspettare che qualcun altro
prenda l'iniziativa, secondo altri senza quel
qualcosa in più per andarlo a riprendere. Fatto
sta che Bettini è solo 4° e che questo è
l'unico progetto non andato in porto di una
stagione corsa alla grande. L'unica grande corsa
non preparata prima in una corsa a tappe. |
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