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Alessandro
Petacchi
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Le 15
perle del velocista gentiluomo
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Da eterno buon corridore
a fuoriclasse in poche settimane. Ed anche
personaggio, tanto da meritare un soprannome,
quello di Velocista Gentiluomo, che calza bene su
Alessandro Petacchi, campione diventato
personaggio solo grazie alle prestazioni sportive.
Si perchè lui, un po' schivo, spesso a
lamentarsi anche nei giorni delle vittorie
proprio personaggio per il suo essere fuori dal
ciclismo non lo sarebbe diventato.
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| Le sue stagioni
ormai seguivano un clichè consolidato: una bella
sequela di vittorie a inizio stagione nelle gare
minori e poi l'attesa esplosione al Giro e al
Tour sempre andata perduta. A 29 anni per lo
spezzino della Fassa Bortolo sembrava un marchio
difficile da togliersi di dosso quello di
vincente solo nelle gare di secondo rango. Anche
perchè il primo appuntamento importante di
stagione, la Milano-Sanremo, ormai terreno di
conquista dei velocisti, era andata tutt'altro
che bene. Il Giro d'Italia poi si preannunciava
per Petacchi come una 3 settimane nel ruolo di
vittima sacrificale all'altare di Cipollini, alla
ricerca del record di vittorie e con la maglia di
campione del mondo addosso. Invece i ruoli si
sono rovesciati: alla prima tappa di Lecce
Cipollini sembra lanciato verso la scontata
vittoria, ma Petacchi lo rimonta prepotentemente
e lo batte alla grande. Quel 10 maggio, il giorno
che ha cambiato la carriera del Velocista
Gentiluomo, Grande Ciclismo ha titolato "Petacchi
irrompe tra i grandi" e così è stato.
Sbloccato e rassicurato dal successo il resto
della storia è infatti una sequenza di vittorie
impressionanti, con un Petacchi sempre più
diverso, sempre più padrone. Sei tappe nella
corsa rosa alla fine, facilitate anche dal
percorso (tanta pianura), dall'inconsistenza
delle squadre che dovrebbero ravvivare la corsa,
ma impreziosite da gemme come quella di Pavia,
dove Petacchi vince nettamente a 24 ore da una
caduta che sembrava fargli chiudere
anticipatamente il Giro. Cipollini riesce
comunque a portarsi a casa il suo record, McEwen
fa comunque la sua buona figura, ma l'impronta di
Petacchi sul Giro è gigantesca tanto da
cancellarli o quasi. |
| E si arriva al Tour, dove lo
spezzino si convince ad andare dopo qualche
tentennamento. Non è lo stesso Petacchi del
Giro, basta un cavalcavia per farlo staccare, ma
in volata dà dimostrazioni di forza
impressionanti. Le volate qui sono difficili,
nessuna squadra riesce a tenere in pugno la corsa
e nel finale la bagarre e i colpi proibiti
rendono la lotta durissima. Ma alla fine ne
emerge sempre lui, Petacchi con volate
strabilianti: quando si mette in testa ai 250
metri (troppo presto) gli altri non riescono
nemmeno a stare in scia, quando la bagarre lo
mette in posizione di lancio arretrata anticipa
tutti e passa a doppia velocità. |
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| Uno spettacolo tra
i più belli che si siano visti sulle strade del
grande ciclismo negli ultimi anni. Ma il
fuoriclasse sembra stanco, svuotato
psicologicamente e alla prima tappa di montagna
abbandona. E giù insulti dai francesi,
nonostante una volta a casa Petacchi scopra di
essere stato colpito da un virus influenzale che
ha fatto quasi tabula rasa tra i compagni in
Francia. Ce n'è abbastazna per mandare agli
archivi una stagione già strepitosa? Neanche per
sogno e il nuovo Petacchi si vede proprio in
questo: punto sul fatto di aver abbandonato
entrambi i Grandi Giri (al Giro d'Italia era
finito fuori tempo massimo nella terribile tappa
di Chianale) si ripresenta alla Vuelta in formato
Tour e segna un altro filotto storico. Arrivano 5
successi, demolisce ancora Zabel, segna record
impossibili da immaginare (nessuno aveva mai
vinto più di una tappa nello stesso anno in
ciascuno dei Grandi Giri) e arriva alla
passerella finale di Madrid. E già che c'è
prova anche il primo successo in una grande
classica, la Parigi-Tours, ma stanco e debilitato
dalla bronchite, parte troppo presto e qui Zabel
lo infila. Poco male, ci saranno altre occasioni.
E ci sarà soprattutto, nel 2004 l'occasione di
uno scontro da far segnare in rosso sul
calendario le tappe pianeggianti del Giro: il Re
Leone e il Velocista Gentiluomo si contenderanno
sulle nostre strade il titolo di velocista più
forte del mondo. |
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