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Il Guerriero ad un bivio

Gli albi d'oro delle corse che contano hanno perso le sue tracce da quasi un anno. E non solo gli albi d'oro dei vincitori, ma anche le cronache quest'anno difficilmente hanno potuto parlare di Michele Bartoli, recuperato tra i protagonisti solo al Giro del Veneto dove ha colto un discreto secondo posto. Il suo programma per quest'anno prevedeva solo classiche, niente Giro e niente Tour. L'incidente in gennaio, con la frattura all'anca, non gli ha fatto cambiare propositi: a marzo si è presentato alla Sanremo senza aver disputato nessun'altra corsa prima e non è mai stato in gara, alle classiche del Nord poco di più, un tentativo con Armstrong alla Liegi in cui ha dimostrato di avere voglia e carattere ma non gambe. Forse, ma dirlo dopo chiaramente è sempre facile, il pisano della Fassa Bortolo avrebbe fatto meglio, constatata la gravità dell'incidente e l'impossibilità di presentarsi con ambizioni degne della sua classe alla Sanremo e al Nord, a modificare il suo programma. Un mese in più di allenamento e corse minori di certo gli avrebbe giovato e al Giro o al Tour sarebbe potuto essere buon protagonista. Invece no, ha voluto debuttare in una Sanremo senza speranze per lui: la classicissima di primavera sembra una corsa facile, ma sono quasi 300 km percorsi sempre sui 45 di media.
Durante i grandi Giri ha avuto la possibilità di recuperare, ma negli appuntamenti di agosto non si è quasi mai visto. Una vittoria di tappa al Giro della Vallonia faceva ben sperare, ma Amburgo, San Sebastian e Zurigo l'hanno ricacciato in posizioni di anonimato assoluto. Il caldo certo, che Michele non ama e di questo non ha mai fatto mistero, non l'ha aiutato, ma in una corsa di un giorno le condizioni atmosferiche sono certamente meno determinanti che in una corsa a tappe, dove bisogna gestirsi bene, recuperare gli sforzi. A Zurigo, poi, come l'anno scorso quando vinse Dario Frigo, il più sensibile alle temperature elevate, il clima non può essere stato assolutamente una scusante. E questo vale anche per il Trittico lombardo. A fine stagione mancano ancora un paio di mesi, il Giro del Veneto gli ha restituito un minimo di fiducia, e Bartoli ha ancora chance di fare qualcosa di importante, ma al momento attuale la sua situazione è di quelle delicate: il treno per andare ai mondiali sembra difficile da agganciare, la Fassa sembra non inserirlo nei propri programmi futuri, e lui a 33 anni può fare molta fatica a risalire la china. L'incidente di gennaio indubbiamente è stato determinante: Bartoli non ha avuto una carriera semplice da questo punto di vista e il ripetersi della sfortuna può farlo tramontare prima di quanto richiederebbe la sua classe. Già 4 anni fa al Giro di Germania subì un grave infortunio, al ginocchio quella volta, e per un paio di stagioni si vide un Bartoli molto appannato, che sembrava avviato a un precoce, inesorabile declino. Solo l'anno scorso il Guerriero si è ripresentato ai suoi livelli, quelli che gli facevano staccare tutti al Fiandre e alla Liegi. C'è da augurarsi che questa volta il campione toscano per ritrovarsi con una certa continuità impieghi meno tempo, altrimenti il bivio che questo finale di stagione gli propone davanti potrebbe indicargli una direzione pericolosa.