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Giro 2002: quei 9
maledetti, splendidi chilometri
| Polemiche,
esclusioni clamorose, doping, inchieste della
magistratura. Anche il Giro 2002 sembrava
tristemente avviato al suo epilogo con una
cronaca più lontana possibile da quella che
dovrebbe essere consona ad un evento che scavalca
lo sport e fa parte ormai del patrimonio
culturale del paese. |
| Fuori Garzelli, fuori Simoni,
fuori Casagrande, chi per l'uno che per l'altro
motivo; la corsa rosa aveva perso uno dopo
l'altro gli uomini che l'avevano fatta grande
negli ultimi anni. Un altro Giro da dimenticare,
sempre più distante da una dimensione umana, da
un sano confronto sportivo. |
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| L'ultimo tappa di
salita arriva a Folgaria. In rosa c'è
l'australiano Evans, della Mapei orfana di
Garzelli. Evans è un'autentica scoperta: viene
dalla mountain bike, è per la prima volta
protagonista in un grande giro, in salita come a
cronometro ha dimostrato di essere un talento
naturale. La lotta per il primato è ancora
apertissima: dietro all'australiano tanti
corridori in poche decine di secondi possono
essere in gradi di attaccarlo. Va subito in crisi
Aitor Gonzalez, giovane speranza spagnola, poi
Dario Frigo. Ai 9 km dall'arrivo il Giro volta
pagina: scatta Paolo Savoldelli, prova a seguirlo
l'americano Hamilton, ma deve desistere. Evans
cede di schianto. Savoldelli, il Falco, vola
agile verso Folgaria e verso il rosa, prima di
lui arriva solo Tonkov, in fuga già da molti km.
Hamilton arranca, viene passato dall'ottimo,
regolare Caucchioli. Evans crolla paurosamente,
fa fatica a portare in vetta la sua bici, sbanda,
viene rincuorato dai compagni: un autentico
dramma sportivo. Forse nemmeno il quarto d'ora di
ritardo subito negli ultimi nove km rende l'idea
della crisi dell'australiano come l'immagine
della maglia rosa ripiegata su se stessa e
superata a velocità doppia dai corridori che si
erano staccati ad inizio tappa. Un finale
drammatico, epico, che ha restituito qualcosa di
importante al Giro e al ciclismo intero: l'umanità
dei corridori, non più robot invulnerabili sotto
un controllo scientifico esasperato, ma uomini
forti e fragili al tempo stesso, soprattutto
uomini. |
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