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Ciclisti, che eroi!

Lo scenario della tappa di Chianale ha riportato alla mente tappe epiche, come quelle del Gavia (e per chi è appassionato di ciclismo non c'è bisogno di specificare altro) in cui i ciclisti più che tra di loro debbono lottare con la natura e la gara diventa più un'avventura che una competizione ciclistica. Immagini che riportano indietro nel tempo, che avvicinano i campioni d'oggigiorno ai campioni del ciclismo eroico. Certo, cambiano le strade, i mezzi, le preparazioni, ma il ciclismo agli albori come oggi resta sempre essenzialmente fatica, sudore, volontà. E le immagini dei ciclisti costretti a pedalare su un manto nevoso, così come l'immagine della sofferenza di Petacchi dopo la vittoria a Pavia, ci fanno capire che nel ciclismo è cambiata la confezione ma il contenuto in fondo in fondo è sempre quello del ciclismo eroico. Anzi, probabilmente è proprio questo che ne decreta il successo: la sensazione per chi guarda una corsa di assistere ad uno spettacolo senza tempo. La fatica, la sofferenza, la lotta contro se stessi e contro la montagna, la sfida alla natura e agli avversari, sono le cose che contano veramente nel ciclismo e dagli albori a adesso sono rimaste sempre le stesse e sono quelle che animano il fuoriclasse così come l'amatore. Nessun altro sport, probabilmente, è rimasto vicino alla propria immagine originale come il ciclismo. Oggi spesso pensiamo ai campioni come a macchine inesauribili e infallibili e ci accorgiamo di sbagliare quando quella confezione di cui sopra sparisce e lascia venir fuori l'essenza vera del ciclismo. Magari oggi non è facile scavare così a fondo e così per far venire fuori quelle sensazioni abbiamo bisogno di eventi particolari: i record di Cipollini, la caduta di Petacchi e la vittoria il giorno dopo, la neve di Sampeyre.