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AAA: fughe cercasiA cinque tappe dalla fine il Giro èuò dire di aver avuto un solo grande difetto: pochissime fughe. L'unica che è andata in porto è stata quella nella tappa di Faenza, ma una fuga piuttosto particolare, con un gruppetto partito da lontano i cui superstiti sono stati raggiunti nel finale da Simoni che ha dato la spinta indispensabile per arrivare al traguardo e permettere al norvegese Arvesen di sprintare per il successo. Poi soprattutto fughe di pochissimi corridori, per lo più due o tre, con poche chance di resistere al gruppo. E qui le squadre che avrebbero dovuto movimentare la corsa, quelle che non hanno uomini di classifica o velocisti di primo rango si sono rivelate un po' troppo fragili e titubanti. Le squadre dei grandi velocisti, leggi Domina Vacanze di Cipollini, Fassa Bortolo di Petacchi e Lotto-Domo di McEwen, hanno controllato la corsa in maniera spietata senza far perdere ai propri sprinter nessuna chance di giocarsi il successo in volata. Il percorso poi non ha certo favorito le azioni da lontano. Praticamente metà delle tappe sono state disegnate con altimetrie completamente piatte e questo ha favorito il lavoro del gruppo. Probabilmente un paio di tappe in più con qualche ondulazione nel finale al posto di quelle completamente piatte avrebbero consentito di vedere qualcosa in più. Determinante comunque è stata la differenza di valori tra le squadre di prim'ordine, che hanno cercato di tenere insieme il gruppo, e le squadre di secondo piano, quelle da vittorie di giornata, davvero un po' troppo modeste. Ne è uscita una corsa spesso troppo bloccata, abbastanza anonima fino agli ultimissimi km, ma con dei finale sempre spettacolari e ad alta tensione. |