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Il punto a metà Vuelta9 tappe, praticamente metà Vuelta con la prima ondata di montagne alle spalle. Cosa ha detto la prima tranche di gara? Intanto che molti dei probabili protagonisti per la classifica hanno lasciato la corsa o le velleità da primi posti. Casero, Evans, Pecharroman, Zuelle, Leipheimer, Sevilla. Tutti, chi più chi meno, delusi da questa Vuelta. Soprattutto Sevilla, evidentemente, che qui si gioca tutta la stagione, essendo rimasto a lungo ai box, era quello che nutriva grandi speranze ed invece si è trovato subito indietro a lottare per posizioni di rincalzo e alle prese con una condizione fisica precaria. Ha detto poi che la ONCE è la squadra più forte, pur senza Beloki. Gli uomini di Saiz si sono spartiti tappe e maglie: un po' di gloria non si nega a nessuno. Magari è proprio quanto hanno pensato mandando in fuga nella tappa di Burgos Isidro Nozal, permettendogli di issarsi in vetta alla classifica generale. Salvo poi che il 25enne scudiero della ONCE è andato a fare una crono strepitosa che ha messo tutti in riga e poi sui Pirenei si è difeso oltre le aspettative. Piani scombinati al capitano Galdeano? Non è detto: sulle prossime salite Nozal potrebbe pagare anche parecchio mentre sugli altri Galdeano ha ancora un piccolo, importante margine. Senza aver fatto niente di eccezionale (ma nessuno l'ha fatto) Gonzales de Galdeano si trova in uan posizione invidiabile. Regolarissimo, senza strafare in salita, con una squadra formidabile e un percorso che gli si addice, il capitano della ONCE non è facilmente scalzabile. Da chi poi? Per gli scalatori veri sono tempi di magra con salite più lunghe che dure, a parte la Sierra de la Pandera tra quelle che restano. Con un'altra crono da specialisti è difficile per Heras e Mancebo tornare in gioco, tanto più che nessuno dei due sembra avere il passo giusto per fare la differenza. Aveva fatto sperare Beltran, con una crono sbalorditiva e un'onda lunga che l'aveva portato in un inedito ruolo di vincente, ma poi è rientrato placidamente nei ranghi. Ha sorpreso oltre misura Valverde, grandi doti per il ragazzo della Kelme, vittorioso sull'Envalira, ma chiedergli di più è troppo. I più pericolosi sono dunque i due Fassa. Aitor Gonzales sembra che abbia finalmente imboccato la strada del risveglio, ma forse un po' in ritardo: i 4' di ritardo in classifica non sono assolutamente pochi. Dario Frigo ha finalmente fatto vedere il suo valore. Il podio è ampiamente alla sua portata (sarebbe il primo della carriera in una grande corsa a tappe), le crisi di giornata patite al Giro negli ultimi anni qui sembrano (ma facciamo gli scongiuri) un po' più remote, con i chilometraggi così brevi. Classifica a parte la Vuelta ha detto anche altre cose interessanti. Che le fughe qua vanno quasi sempre in porto, per esempio. Ma anche e soprattutto che Alessandro Petacchi è indiscutibilmente diventato uno dei grandi personaggi del ciclismo attuale. Nello sport della specializzazione aver stabilito un record come quello di Petacchi è davvero qualcosa di incredibile: a vincere almeno due tappe a Giro, Tour e Vuelta nello stesso anno non c'era mai riuscito nessuno nemmeno negli anni in cui correre due o tre grandi Giri era se l'abitudine, figurarsi se era pensabile riuscirci adesso. |