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Le pagelle: i rimandati

Gilberto Simoni Doveva essere l'avversario numero 1 di Armstrong. Invece il primo assaggio di salita ha subito messo in chiaro le sue difficoltà e lo ha estromesso dalla classifica. Abbastanza da tornarsene mestamente a casa e incassare le critiche del caso? Nemmeno per sogno. Pur senza la condizione ottimale, il trentino ha tirato fuori l'orgoglio che lo contraddistingue sempre lasciando un segno importante nel Tour, la vittoria di Loudenvielle. Il fatto che abbia portato a termine un Tour così difficile per lui, spesso in retrovia, è un grande merito. Se un giorno tornerà al Tour, e sicuramente succederà, l'esperienza accumulata certamente gli tornerà utile. Ma un Armstrong come quello di quest'anno sarebbe stato ampiamente attaccabile per il miglior Simoni VOTO 6

David Millar Grande talento, che spesso però vaga in maniera inconcludente. Sceglie di non montare il deragliatore nel prologo per guadagnare pochi, insignificanti grammi e il risultato è che gli salta la catena a pochi metri dal traguardo e perde una corsa già vinta. Per venti giorni poi non si vede quasi mai, salvo risollevarsi nella crono finale dove coglie una splendida affermazione, ma anche grazie alla scivolata di Ullrich VOTO 6-

Stefano Garzelli Forse due grandi giri uno di fila all'altro sono troppi per un corridore reduce da una lunga inattività. Il varesino dà qualche timido segnale appena confortante, una buona cronosquadre, il passaggio in vetta al Galibier, prima dell'abbandono per problemi respiratori, ma sono soddisfazioni troppo parziali per un corridore come lui. Non sarebbe stato meglio un po' di riposo per poi puntare alla Vuelta? VOTO 5,5

Velocisti Ridicolizzati da Petacchi, presi in mezzo dai vari Flecha, Piil, Lastras e Knaven, le storiche ruote veloci del Tour hanno passato una tre settimane di gare in bianco. Soprattutto Zabel e McEwen, i più forti l'anno scorso, tornano a casa a mani completamente vuote, beffati anche da Baden Cooke e da Jean Patrick Nazon, ma non solo per colpa loro VOTO 5+