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Due o tre cose sui mondiali

   
Mondiali ormai archiviati con grandi delusioni e qualche polemica, ma al di lą dell'immancabile, non solo ciclistica, passione nazionale di trasformarci tutti in Commissari Tecnici ci sono da dire altre cose a riguardo dei mondiali che non sono di natura tattica.

Il Forum di Hamilton 2003

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Innanzi tutto la scelta del periodo, che si sta rivelando sempre pił sbagliata. Ad ottobre inoltrato ormai arrivano in pochi e pare insensato continuare a proporre il mondiale nelle stesse date quando tutti i grandi protagonisti delle corse a tappe, che poi sono quelli che appassionano di pił la gente, dopo aver fatto il Tour non hanno pił le possibilitą di andare avanti sullo stesso livello per pił di due mesi. Mondiale con pochi protagonisti, quindi.
Ben altra cosa sarebbe un mondiale a fine agosto come qualche anno fa con gli uomini da classiche e i protagonisti del Tour ancora in condizione. Seconda cosa: la scelta dei percorsi. Sempre uguali negli ultimi anni, a parte Zolder che non aveva nemmeno un cavalcavia. Lisbona si somigliava ad Hamilton che a sua volta si somigliava a Plouay che non era tanto dissimile da Verona. Verona dove tra le altre cose si tornerą a correre il prossimo anno, ad appena 5 anni di distanza dalla precedente sullo stesso percorso dove vinse Oscar Freire. Anche questa un'altra cosa che non torna: si corre sullo stesso identico percorso ad appena 5 anni di distanza mentre altre nazioni, o volendo restare in Italia, altre regioni non hanno mai avuto il mondiale. Per allargare i propri orizzonti la Federazione dovrebbe scegliere anche nazioni nuove, lontane. Per esempio quest'anno il Giro della Cina vinto da Damiano Cunego ha avuto un seguito di pubblico notevolissimo e certamente una corsa di spessore internazionale allargherebbe la platea di appassionati del ciclismo anche in questi paesi. Invece la stragrande maggioranza dei mondiali vengono assegnati alle stesse, pochissime nazioni: Francia, Italia, Belgio e poche altre. Tornando ai percorsi anche qui servirebbe un'inversione di tendenza. Non pił questi circuitini di una decina di km che si somigliano tutti, perlomeno non pił tutti gli anni. Sarebbe pił logico variare i percorsi per dare possibilitą anche a corridori con altre caratteristiche di giocarsi il mondiale. Quindi un anno un bel circuito di qualche decina di km con una salita vera, un passo alpino, perchč no, l'anno successivo un percorso agevole da velolcisti, poi uno con strappi da classica d'autore, in modo da non vedere sempre gli stessi tipi di corridore con la maglia iridata addosso. Ultima cosa: la settimana di gare che precede l'unico grande appuntamento, la corsa dei professionisti. Cosģ sembra che abbia poco senso, una sequela di gare che si succedono un po' stancamente, facendo da infinito aperitivo alla gara che tutti aspettano. Forse sarebbe il caso di accorparle con altre gare, magari la pista, in modo da creare pił interesse e vedere qualcosa in pił.