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Con una lettera aperta recapitata oggi al presidente del CONI Gianni Petrucci,
l’Assocorridori, pur senza entrare nel merito delle perizie presentate dalle
parti, di cui non è in possesso, esprime la propria posizione in merito al
cosiddetto ‘caso Di Luca’, riemerso con prepotenza a seguito della richiesta di
deferimento dell’atleta da parte del procuratore antidoping Ettore Torri.
L’ACCPI sottolinea, in particolare, i tempi della giustizia sportiva: l’impianto
accusatorio si fonda su una perizia di parte che è a disposizione della Procura
antidoping sin dall’estate scorsa.
Nella missiva indirizzata al massimo
esponente del Comitato olimpico nazionale, il presidente dell’ACCPI, Amedeo
Colombo, rileva i gravi problemi che una richiesta di deferimento a stagione
avviata può comportare: disagi riferiti non solo al corridore, ma alla sua
squadra, ai compagni, agli sponsor ed a tutto il movimento ciclistico che,
ancora una volta, si trova a vivere nella confusione più totale. Tanto più se,
come in questo caso, siamo davanti ad una accusa (l’essersi idratato assumendo
acqua non solo per via orale, ma anche tramite flebo) che si basa non su un
inconfutabile dato analitico, bensì su valutazioni di un perito di parte
(peraltro in contrasto con quelle assunte dai consulenti della
difesa).
Da ultimo, l’Assocorridori esprime
il proprio rammarico per non avere ricevuto risposta alcuna da parte del CONI
alle numerose richieste d’incontro, avanzate al fine di ottenere chiarimenti e
delucidazioni circa importanti aspetti collegati alla lotta al
doping.
A tal riguardo, i corridori,
nell’esprimere tutta la loro preoccupazione per la situazione di grave
incertezza, anche regolamentare, venutasi a creare, non escludono prese di
posizione di forte impatto, laddove il corridore Danilo Di Luca sarà costretto a
non iscriversi o a non partecipare alle corse già programmate dalla squadra in
attesa e prima che la giustizia sportiva decida circa la fondatezza o meno delle
accuse a lui rivolte.
Ultimo aggiornamento : 29-02-2008 23:45
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