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L'Assocorridori interpella il Garante della Privacy PDF Stampa E-mail

Scritto da Administrator, 19-05-2008 12:33

Pagina vista : 876    

Favoriti : 25

Pubblicato in : Tutte le notizie giorno per giorno, News ciclismo professionisti

A seguito delle molteplici e reiterate richieste di chiarimento e collaborazione avanzate in questi ultimi mesi dall’ACCPI al CONI alle quali quest’ultimo si è limitato a rispondere laconicamente che “non sussistono margini dialettici nella materia che ci occupa”, l’ACCPI ha presentato una segnalazione al garante sulla privacy per una valutazione sulla normativa  antidoping che impone ai corridori professionisti d’interesse nazionale la “reperibilità totale”: 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, per l’esecuzione dei controlli antidoping “a sorpresa”.

L’ACCPI ricorda che secondo il CONI, “in merito alla reperibilità, le norme sportive antidoping non pongono limiti di orari e modalità di prelievo, né è possibile individuare e/o fissare dei limiti”.

Ciò costringe gli atleti a segnalare ogni benché minimo spostamento. L’eventuale assenza per più di un’ora dal luogo indicato verrebbe sanzionata con la squalifica di un anno.

Secondo l’ACCPI, limitare la libertà dell’atleta in modo così invasivo e pressante non può ritenersi in alcun modo giustificabile, anche se questa limitazione è motivata dalla giusta necessità di rendere quanto più efficace la lotta al doping. A sostegno di questa tesi vengono citati la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ed un pronunciamento del Gruppo europeo per la protezione dei dati personali. Come ricorda l’ACCPI, “il diritto alla privacy rappresenta una condizione essenziale del rispetto della dignità della persona e fa dunque parte integrante, secondo giurisprudenza ormai consolidata, di quei diritti inviolabili fissati dall’art. 2 della Costituzione, la cui compromissione è ammessa solo in presenza di gravi ed ineludibili esigenze di salvaguardia di diritti collettivi di pari rango costituzionale”.

E se il rispetto della dignità è condizione essenziale affinché una norma (anche di natura sportiva) possa dirsi compatibile con l’impianto costituzionale e, in particolare, con la normativa a tutela della privacy, deve concludersi che:

-          non è ammissibile che la normativa sportiva consenta al CONI di condurre i propri controlli anche a notte fonda (magari a poche ore da un’importante competizione sportiva), bussando alla porta di casa o della stanza d’albergo del corridore quando quest’ultimo sta riposando profondamente;

-          non è ammissibile che la normativa sportiva non preveda una fascia oraria notturna di garanzia in cui sia vietata l’effettuazione di prelievi a sorpresa, così da consentire all’atleta di poter riposare tranquillamente e/o esperire, nel giusto e dovuto rispetto della riservatezza e della dignità personale, la propria vita privata.

-          non è ammissibile che la normativa sportiva non consenta al corridore, interessato da un controllo a sorpresa presso la propria abitazione, il diritto di chiedere che il prelievo venga effettuato in altro luogo così da non ledere, oltre la propria privacy, anche quella della moglie, dei figli, o della compagna che con lui convivono.

Da ultimo, l’Assocorridori precisa che non intende in alcun modo mettere in discussione la legittimità del sistema antidoping previsto sia dall’UCI sia dal CONI. Ciò che si chiede però è che la giusta e doverosa battaglia al doping avvenga nel rispetto della dignità degli atleti, dei loro familiari e di tutti coloro che con essi convivono.

Ultimo aggiornamento : 19-05-2008 12:33

   
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