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I lavori dell’ACCPI, che oggi a Castagneto Carducci ha riunito
l’assemblea dei corridori professionisti italiani, sono stati caratterizzati
dalla presenza di Paolo Pavoni, vice-segretario generale della Federciclismo e
referente federale antidoping. Si è parlato della reperibilità dei corridori di
prima fascia, che sono chiamati a segnalare agli organi competenti tutti i loro
movimenti, anche al di fuori delle competizioni, per poter essere in ogni
momento sottoposti ai controlli antidoping a sorpresa. Ciò senza alcun limite di
orario e con la possibilità di procedere ai test ovunque, in casa degli atleti
come in un qualsiasi locale pubblico. Pavoni ha sostenuto che, ad oggi, i
corridori dovrebbero segnalare in anticipo tutti i benché minimi “movimenti
personali” sia all’UCI (tramite il sistema ADAMS) sia, via fax, alla
Federciclismo. A sua volta, la federazione nazionale ha l’incarico di trasferire
queste informazioni al CONI.
I limiti del metodo vigente sono apparsi con chiarezza, per esempio
nell’impossibilità di comunicare tramite e-mail o tramite sms. Al di là degli
aspetti più concreti, sono emersi con evidenza la scarsa chiarezza normativa ed
il fatto che i corridori sono sottoposti ad un inaccettabile regime di libertà
vigilata. Pur senza trascendere sulla peraltro evidente disparità di trattamento
tra i corridori ciclisti e gli atleti di altre discipline sportive, i corridori,
nel confermare la piena adesione ad ogni serio progetto antidoping, hanno
preannunciato una presa di posizione ufficiale che sarà portata all’attenzione
della Federciclismo. Il presidente del CCP, Alcide Cerato, ha preannunciato un
supporto a questa iniziativa, affinché la FCI riporti le sollecitazioni degli
atleti al Comitato olimpico nazionale.
Tra le prese di posizione più significative, quelle dei corridori
italiani della Lampre (pochi giorni fa interessati da un discusso “blitz” serale
del CONI) e della Quick Step. Questi ultimi, in particolare, hanno presentato un
documento in cui chiedono che CONI e WADA forniscano un elenco dei medici e dei
commissari abilitati a compiere i controlli a sorpresa, così da poterli
identificare (a maggior ragione nel caso di test a domicilio). CONI, UCI e WADA
dovrebbero fornire anche un elenco di strutture sanitarie dove potersi recare
per sottoporsi agli esami previsti, così da evitare che questi vengano compiuti
in location inidonee. «Ognuno di noi ha una propria vita privata»
scrivono gli italiani della Quick Step. «Molti sono sposati e hanno figli.
Per tutelare privacy e intimità non possiamo tollerare che eventuali test
antidoping si svolgano nelle nostre abitazioni. Chiariamo: siamo apertissimi a
collaborare nella lotta al doping, purché tutto si svolga con chiarezza e non
venga calpestata la nostra dignità umana».
Quanto all’affollatissima assemblea ordinaria (erano presenti oltre
settanta corridori), che si è formalmente tenuta dopo l’intervento di Pavoni,
sono stati approvati sia la relazione del presidente Amedeo Colombo
(all’unanimità) sia il bilancio consuntivo del 2007.
Ultimo aggiornamento : 09-02-2008 03:48
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