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Anche l’Assocorridori italiana interviene sulla ‘vicenda Parigi-Nizza’, e lo fa
indirizzando una lettera al presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale,
Pat McQuaid. Nella missiva destinata al numero uno dell’UCI, l’ACCPI illustra la
propria posizione circa la lettera inviata dallo stesso McQuaid ai corridori per
informarli delle sanzioni cui potrebbero incorrere laddove decidessero di
partecipare alla Paris-Nice.
L’Assocorridori, anzitutto,
esprime il proprio rammarico per la mancata collaborazione tra il CPA – sulla
cui istanza è stata inviata la lettera dall’UCI - e le associazioni nazionali
dei corridori, pur rimarcando, in questo caso specifico, la mancanza
di responsabilità diretta da parte della federazione internazionale.
L’Assocorridori sottolinea poi –
con riferimento all’art 2.15.139 del regolamento UCI per le squadre Pro Tour ed
all'art. 2.16.052 del regolamento UCI per le squadre Professional – che i
corridori ciclisti sono a tutti gli effetti lavoratori dipendenti delle
rispettive squadre. Nel caso in cui, onde evitare sanzioni da parte dell'UCI,
decidessero di non prendere parte alla corsa contro la volontà dei rispettivi
team, potrebbero incorrere in sanzioni ancor più gravi comminate dagli stessi
gruppi sportivi (sino all’interruzione del rapporto di lavoro ed al blocco dello
stipendio). Proprio per favorire la massima chiarezza nel rapporto tra squadre e
atleti l’ACCPI ha inviato una specifica comunicazione a tutti i team manager e i
direttori sportivi delle squadre iscritte alla Paris-Nice in cui si richiede di
“trasmettere a ciascuno dei propri corridori iscritti alla Paris-Nice una
specifica convocazione scritta in cui si confermi la loro iscrizione e si
richieda la loro presenza alla predetta competizione”.
Inoltre, con riferimento all’art.
1.2.021 del regolamento UCI, l’ACCPI ricorda che la medesima sanzione della
sospensione di un mese e l’ammenda da
50 a 100 FS in caso di partecipazione ad una
“gara vietata” è prevista per tutti i soggetti in possesso di licenza
UCI. La comunicazione inviata dall'UCI ai corridori, dunque, sarebbe dovuta
essere indirizzata a tutte le categorie professionali per le quali è previsto il
tesseramento UCI.
Sulla base di queste
considerazioni si rileva come, ancora una volta, quella dei corridori risulti la
categoria più esposta e la meno tutelata dall'UCI, che la renderebbe di
fatto "vittima" della diatriba tra federazione mondiale ed ASO. L’ACCPI
conclude auspicando, per un futuro non troppo remoto, un incontro tra le varie
parti in causa: UCI, federazioni nazionali, organizzatori, gruppi sportivi,
direttori, medici e, ovviamente, corridori.
Ultimo aggiornamento : 07-03-2008 21:20
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