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E così con sei mesi d'anticipo sulla squalifica abbiamo saputo quale sarà il futuro di Ivan Basso. Il varesino, con il procuratore ed amico Giovanni Lombardi, si è legato per due stagioni, 2009-2010, alla Liquigas di Roberto Amadio. E' una scelta che certamente non mancherà di far discutere, sia per il ritorno di un campione che tanto ha appassionato e fatto discutere, sia per le modalità con cui si verificherà questo ritorno, un po' oltre le regole. Per quanto riguarda il rientro alle corse pensiamo che sia doveroso concedere a Basso una seconda opportunità senza fargli pesare ogni giorno quello che è stato in passato, la lunga squalifica per doping, attendendo quello che farà, come si comporterà, senza pregiudizi. Non lo aspettiamo a braccia aperte, ma siamo contenti che stia superando questo momento difficile e che torni a correre. Crediamo che siano altrettanto sbagliate alcune prese di posizione trionfalistiche che si sono sentite più volte e che sembrano aspettare Basso come il salvatore del ciclismo, l'uomo immagine della lotta al doping, quello che può riportare in Italia il Tour de France. Frasi a sensazione pronunciate da importanti dirigenti e altrettanto affermati giornalisti che ci fanno pensare che forse tutta la vicenda Basso non è servita a molto.
Basso tornerà, è giusto, avrà la sua opportunità, ne abbiamo apprezzato la scelta di ammettere le proprie colpe mentre altre decine di corridori (e centinaia di sportivi) hanno continuato a nascondersi, ma gli uomini da proporre come simboli della lotta al doping sono i giovani come Nibali o Andy Schleck, quelli come Cunego che si sono visti dare della mezza tacca mentre Basso trionfava truffaldinamente. Ugualmente, idolatrare un corridore sotto squalifica per doping come il campione che può fare la doppietta Giro - Tour ci sembra molto triste: è stata proprio la voglia di superare i limiti, di fare qualcosa più degli altri a portare Basso su quella via ed ora si ricomincia daccapo quando è sempre sotto squalifica?
Fin qui comunque tutte colpe di chi sta intorno, più o meno vicino, a Basso e nessuna al corridore stesso. Fino alla firma per la Liquigas: la squadra di Amadio, in quanto team Pro Tour, non avrebbe potuto mettere sotto contratto un corridore reduce da una squalifica di due anni, come richiesto dal codice etico sottoscritto da tutte le squadre. Ma ecco il colpo di scena: nei giorni scorsi la Liquigas ha preso al balzo l'occasione dell'assoluzione di Di Luca per lanciare una profonda critica al codice etico da essa sottoscritto. Una critica che ora, con l'ingaggio di Basso, appare piuttosto mirata a spianare la strada a questo, piuttosto che al caso Di Luca. La Liquigas ha annunciato di seguito la propria fuoriuscita dall'Associazione delle squadre, cosa che la pone in una situazione ambigua e pericolosa. La squadra di fatto potrebbe uscire dal Pro Tour nella prossima stagione ed alcuni organizzatori di corse importanti potrebbero non vedere di buon occhio la sua partecipazione ai propri eventi, cosa che potrebbe mettere la Liquigas in una situazione simile, se non peggiore, di quella che sta vivendo la Astana quest'anno. Una scelta abbastanza criticabile, quella della Liquigas, di strapparsi unilateralmente dall'Associazione squadre e dal codice etico anzichè cercare una soluzione condivisa che con il momento di grande confusione vissuto attualmente dal ciclismo non fa che aumentare le difficoltà: di tutto c'è bisogno in questo momento meno che di decisioni unilaterali che vanno contro a documenti che si è firmato. Una scelta che non mette neanche Basso in buona posizione: dopo tutto quello che è successo, il coinvolgimento nell'Operacion Puerto, quel Giro vinto così, la serie di bugie, la confessione, la squalifica, crediamo che non sia un buon inizio quello di mettersi al di fuori delle regole e creare un nuovo caso.
E voi cosa pensate di Basso in Liquigas e delle nostre considerazioni? Lasciate il vostro commento qui sotto
Ultimo aggiornamento : 26-04-2008 21:41
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Rischio
Scritto da: Giampaolo (Membro) 27-04-2008 02:51