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Il clima nel
ciclismo è diventato irrespirabile, quasi come quello che per smog e umidità
avvolge Pechino. L’incubo del doping è costantemente presente. Le positività
eccellenti dell’ultimo periodo hanno amplificato l’intolleranza verso tutti i
ciclisti. Il gravissimo fatto verificatosi nei giorni scorsi, purtroppo non
l’unico, che ha visto coinvolti alcuni dilettanti della Moro Scott Bicycle Line Team Spercenigo è il segnale tangibile che
serve immediatamente una netta inversione di rotta.
L’Elite Luca
D’Osvaldi, 23 anni di Pezzan di Carbonera (Tv) e l’Under 23 Francesco Padoin, 20
anni di Susegana (Tv) che pedalavano lungo la Panoramica del Montello nella
scia del furgone guidato dal direttore sportivo Roberto Cendron, all’altezza
del bar “Il Goccetto” di Ciano del Montello, sono stati prima insultati con
l’epiteto “siete tutti dei drogati” e poi minacciati fisicamente con un
bastone. Ne è seguita da parte di D’Osvaldi la denuncia ai carabinieri di
Treviso nei confronti di un cinquantenne emigrante trevigiano che vive nel
Canton Ticino.
“Erano circa le
undici del primo agosto – racconta ancora allibito D’Osvaldi, promessa del
ciclismo di Marca, vincitore nel 2005 della Popolarissima di Treviso e azzurro
da Juniores – quando al nostro passaggio ci è stata rivolta quella frase ingiuriosa.
Io che solitamente sono tollerante non c’ho più visto anche alla luce dei
sacrifici che dobbiamo sostenere per praticare dignitosamente questo durissimo
sport. Quell’offesa mi ha fatto andare in bestia”. Da sottolineare un
particolare: D’Osvaldi, perito tecnico-agrario con diploma di laurea in Scienze
Tecnologiche viticole ed enologiche in tasca, è un ragazzo umile e lungi
dall’attaccare briga. “Fosse successo qualche mese fa, mi sarei ugualmente
offeso, visto che il doping non ha mai fatto parte della mia vita sportiva, ma
avrei lasciato perdere. Però considerato l’imbarazzante clima che si è creato
attorno al ciclismo e che l’epiteto è stato rivolto proprio alla persona
sbagliata, quelle parole mi hanno particolarmente ferito e fatto voltare la bici
per chiedere almeno spiegazioni. Se anziché a me, quelle parole fossero
arrivate alle orecchie di alcuni ragazzini che si allenavano si sarebbe
rovinato l’entusiasmo e la fiducia in uno sport magari appena conosciuto”.
Quindi, una volta tornato indietro cos’è
successo?
“Alla domanda se per caso fosse a
conoscenza dei dati presenti nella mia cartella clinica per arrogarsi il
diritto di offendermi pubblicamente in quel modo, quella persona si è diretta
verso un’auto e dal bagagliaio ha estratto un bastone con cui ha iniziato a
minacciarci”.
Nel frattempo
anche alcuni cicloamatori di passaggio ed un testimone che pedalava si erano
fermati per assistere al diverbio che presto ha assunto toni esacerbati e non
riportabili.
“Il fatto ancora
più grave e che deve fare riflettere a fondo – aggiunge il ds Cendron – è che
le altre persone sopraggiunte davano ragione a chi aveva offeso e continuava ad
offendere i corridori. Tutto questo è la naturale conseguenza degli scandali
doping che seguitano ad infangare il nostro ciclismo. Come uscirne? C’è un
concorso di colpe, un intero sistema da cambiare. Troppa gente vive attorno ad
un corridore. Arrivati a questo punto è difficile andare avanti. Non sappiamo
più cosa dire ai nostri ragazzi”.
“Ogni limite di
tolleranza è stato valicato. Tutti devono fare un grande passo indietro –
riprende convinto D’Osvaldi -. Tirare una linea e dire basta a questo sistema.
Per sempre. In un gruppo di 200 professionisti mica tutti sono “sporchi”. Non è
possibile che esista ancora gente che corre da 15 anni, conosce la severità di
certi controlli e spera ancora di farla franca. Capisco come sia facile cadere
in tentazione quando le cose non vanno. Ma per me viene prima il valore della
persona che il successo”.
Lo afferma un
atleta che da Juniores (17-18 anni) era uno dei migliori prospetti nazionali in
circolazione.
“Non serve a nulla
sospendere due anni chi viene trovato positivo all’Epo. Occorre il pungo duro:
la radiazione. Questa è la mia unica soluzione”.
Rientrato dall’allenamento Luca D’Osvaldi
si è poi recato il comando dei carabinieri di Treviso in via Cornarotta per
fare denuncia su quanto successo sul Montello. Purtroppo questo non è l’unico
caso di intolleranza registrato.
Di seguito proponiamo una memoria scritta
di proprio pugno da Luca D’Osvaldi
che ricostruisce la squallida, ma significativa vicenda in cui è rimasto
coinvolto ed esprime alcune riflessioni sull’ennesimo delicato momento
attraversato dal ciclismo per il quale sottolinea come l’unica soluzione per
uscire dalle sabbie mobili sia la radiazione di chi viene trovato positivo ai
controlli antidoping.
Ciao a tutti, sono
Luca D’Osvaldi
Vi scrivo perché
in questo grave momento di crisi attraversato dal ciclismo accadono fatti che
fanno male anche a chi ha sempre cercato di fare il proprio lavoro nella
massima onesta! Stiamo vivendo una situazione in cui è più importante essere
una persona di valore che una di successo!
Vi racconto quello
che purtroppo ho vissuto di prima persona.
Era il primo
agosto quando io e i miei compagni di squadra e il nostro direttore sportivo
Roberto Cendron ci stavamo allenando sul Montello. Era una giornata stupenda. Tipica
del periodo estivo e come tale non poteva che portare gioia ed entusiasmo!
Finito
l’allenamento ci stavamo dirigendo verso casa (io abito a Carbonera, vicino al
centro di Treviso) e proprio sul Montello, più precisamente a Crocetta, mentre
passavamo davanti ad un bar sentiamo una persona urlare ”siete tutti dei
drogati”.
Voglio
sottolineare che non sono il tipo che va in cerca di “rogne”. Anzi sono solito
lasciare passare queste cose. Ma stavolta no, non so perché, non sono riuscito
a far finta di niente.
Ho tirato i freni
della bici e mi sono girato per andare a chiedere subito spiegazioni! Arrivato
di fronte a quell’uomo ho chiesto il perché di una simile affermazione. Ma
quello che ho ricevuto di risposta è stato solo un nuovo “siete tutti dei
drogati. Anche tu sei un drogato”.
Ho cercato di
chiarirmi. Ma non c’è stato niente da fare. Questa persona è arrivata pure a
tirare fuori un bastone dal bagagliaio della sua macchina. Addirittura puntandomelo
contro continuava a ripetere la solita accusa.
Nel frattempo
passava un cicloamatore. E pure lui sentitosi offeso da quelle parole si è
fermato per cercare di farlo ragionare.
Il mio compagno di
squadra, assieme al direttore sportivo, non vedendomi più sono tornati indietro
pure loro. Roberto si è messo a discutere con quella persona. Dalla sua bocca
sono usciti diversi nomi di corridori coinvolti in vicende tristemente note. Noi
non eravamo fra quelli e pure ci aveva offeso!
Non si può fare di
“tutta l’erba un fascio”. Credo che in quel gruppo di corridori professionisti
che girano per tutte le strade del mondo, ci sia gente che faccia il proprio
lavoro nel massimo rispetto delle leggi dello sport. C’è chi imbroglia, questo
è vero. Però ci concentriamo solo su questi e non su coloro che invece sono
puliti.
Nel frattempo,
tornando a quello che mi è successo, ho registrato il numero della targa e al
pomeriggio sono andato direttamente a fare denuncia ai carabinieri.
Molto
probabilmente si trattava di un tifoso che stanco di sentire di parlare di
ciclismo come sinonimo di doping si è sfogato in quella maniera. Sta di fatto
che se al posto mio ci fosse stato un gruppo di Esordienti o peggio dei
Giovanissimi che vivono l’inizio dell’attività agonistica, quell’offesa avrebbe precluso a tutti la possibilità di
continuare a vedere il ciclismo come uno svago. Quindi di dare a loro la
possibilità di creare un ciclismo migliore. Se ad esempio già all’età di 13
anni siamo circondati da persone che fanno riferimento al doping come unico
sistema per fare carriera in bici, stiamo pur sicuri che quando questi
corridori si troveranno di fronte al primo ostacolo cercheranno proprio nel
doping la soluzione.
Persone che vedono
il ciclismo come un mondo sporco, privo si speranza e che parlano come fosse
tale non fanno altro che portare ancora più disagio e caos.
E’ altrettanto
vero che essere abituati a vincere in ogni categoria e poi passare in una
superiore che, per un motivo o per l’altro, non da gli stessi risultati non è
facile da accettare! A volte essere forti non basta per vincere. Come per
vincere non occorre essere forti!
Personalmente posso
dire che non è per niente facile non cadere in tentazione. Anche perché si è creata
la convinzione che l’unico sistema per migliorare le nostre prestazioni sia
quella di assumere sostanze illecite.
Ora siamo tutti
coscienti che c’è dello sporco”anche”nel ciclismo, ma come in tutti gli altri
sport. Il passato è passato. Non possiamo far niente per cambiarlo. Ma cosa
vogliamo fare adesso, da qui in avanti? Continuare a credere che si possa fare
sport solo dopandosi? Invece di promuovere campagne contro il doping? Perché
non iniziamo tutti a promuovere un ciclismo sano? Perché non facciamo tutti un
esame del dna e del capello? Non allarghiamo il Passaporto biologico per tutti?
Qualcuno ha anche
proposto di andare in cima al podio esibendo la propria cartella clinica con
tutti gli esami del caso effettuati!
E poi basta
parlare di doping, basta! C’è, lo sappiamo tutti. Ma continuandone a parlare in
questa maniera stiamo creando una verità che non è vera!
Credo inoltre che
nel 2008 non sia ammessa più l’ignoranza nello sport. Prima di cominciare una
qualsiasi stagione sportiva i medici delle rispettive squadre si trovano
assieme agli atleti e le raccomandazioni sono sempre quelle:”prima di prendere
qualsiasi farmaco chiedeteci se si può assumere”
Se assumo una
sostanza proibita devo prendermene tutte le responsabilità e non dico di
scontare sospensioni di un paio d’anni, serve la radiazione! E’ troppo facile
imbrogliare con la consapevolezza che a breve avrò un'altra possibilità. Non è
giusto nei confronti di quelle persone che sono sempre state oneste e
continuano ad esserlo.
Il mio invito non è tanto rivolto soltanto alle società sportive, ma
soprattutto ai media. Perché, come ben sappiamo, sono loro che danno una
immagine allo sport. Finché televisione, quotidiani e web continuano a mettere
in prima pagina vicende di doping, nulla potrà cambiare. Ritengo che non sia
del tutto onesto parlare di ciclismo solo nei momenti in cui sorgano vicende
come quelle degli ultimi tempi. Non è scritto da nessuna parte che il ciclismo
debba essere il capo espiatorio di tutti gli sport!
Ultimo aggiornamento : 13-08-2008 12:36
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