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Offeso e minacciato, D'Osvaldi si ribella e va dai carabinieri PDF Stampa E-mail

Scritto da Administrator, 13-08-2008 12:36

Pagina vista : 1162    

Favoriti : 43

Pubblicato in : Tutte le notizie giorno per giorno, News ciclismo giovanile

Il clima nel ciclismo è diventato irrespirabile, quasi come quello che per smog e umidità avvolge Pechino. L’incubo del doping è costantemente presente. Le positività eccellenti dell’ultimo periodo hanno amplificato l’intolleranza verso tutti i ciclisti. Il gravissimo fatto verificatosi nei giorni scorsi, purtroppo non l’unico, che ha visto coinvolti alcuni dilettanti della Moro Scott Bicycle Line Team Spercenigo è il segnale tangibile che serve immediatamente una netta inversione di rotta.

L’Elite Luca D’Osvaldi, 23 anni di Pezzan di Carbonera (Tv) e l’Under 23 Francesco Padoin, 20 anni di Susegana (Tv) che pedalavano lungo la Panoramica del Montello nella scia del furgone guidato dal direttore sportivo Roberto Cendron, all’altezza del bar “Il Goccetto” di Ciano del Montello, sono stati prima insultati con l’epiteto “siete tutti dei drogati” e poi minacciati fisicamente con un bastone. Ne è seguita da parte di D’Osvaldi la denuncia ai carabinieri di Treviso nei confronti di un cinquantenne emigrante trevigiano che vive nel Canton Ticino.

 

“Erano circa le undici del primo agosto – racconta ancora allibito D’Osvaldi, promessa del ciclismo di Marca, vincitore nel 2005 della Popolarissima di Treviso e azzurro da Juniores – quando al nostro passaggio ci è stata rivolta quella frase ingiuriosa. Io che solitamente sono tollerante non c’ho più visto anche alla luce dei sacrifici che dobbiamo sostenere per praticare dignitosamente questo durissimo sport. Quell’offesa mi ha fatto andare in bestia”. Da sottolineare un particolare: D’Osvaldi, perito tecnico-agrario con diploma di laurea in Scienze Tecnologiche viticole ed enologiche in tasca, è un ragazzo umile e lungi dall’attaccare briga. “Fosse successo qualche mese fa, mi sarei ugualmente offeso, visto che il doping non ha mai fatto parte della mia vita sportiva, ma avrei lasciato perdere. Però considerato l’imbarazzante clima che si è creato attorno al ciclismo e che l’epiteto è stato rivolto proprio alla persona sbagliata, quelle parole mi hanno particolarmente ferito e fatto voltare la bici per chiedere almeno spiegazioni. Se anziché a me, quelle parole fossero arrivate alle orecchie di alcuni ragazzini che si allenavano si sarebbe rovinato l’entusiasmo e la fiducia in uno sport magari appena conosciuto”.

Quindi, una volta tornato indietro cos’è successo?

“Alla domanda se per caso fosse a conoscenza dei dati presenti nella mia cartella clinica per arrogarsi il diritto di offendermi pubblicamente in quel modo, quella persona si è diretta verso un’auto e dal bagagliaio ha estratto un bastone con cui ha iniziato a minacciarci”.

Nel frattempo anche alcuni cicloamatori di passaggio ed un testimone che pedalava si erano fermati per assistere al diverbio che presto ha assunto toni esacerbati e non riportabili.

“Il fatto ancora più grave e che deve fare riflettere a fondo – aggiunge il ds Cendron – è che le altre persone sopraggiunte davano ragione a chi aveva offeso e continuava ad offendere i corridori. Tutto questo è la naturale conseguenza degli scandali doping che seguitano ad infangare il nostro ciclismo. Come uscirne? C’è un concorso di colpe, un intero sistema da cambiare. Troppa gente vive attorno ad un corridore. Arrivati a questo punto è difficile andare avanti. Non sappiamo più cosa dire ai nostri ragazzi”.

“Ogni limite di tolleranza è stato valicato. Tutti devono fare un grande passo indietro – riprende convinto D’Osvaldi -. Tirare una linea e dire basta a questo sistema. Per sempre. In un gruppo di 200 professionisti mica tutti sono “sporchi”. Non è possibile che esista ancora gente che corre da 15 anni, conosce la severità di certi controlli e spera ancora di farla franca. Capisco come sia facile cadere in tentazione quando le cose non vanno. Ma per me viene prima il valore della persona che il successo”.

Lo afferma un atleta che da Juniores (17-18 anni) era uno dei migliori prospetti nazionali in circolazione.

“Non serve a nulla sospendere due anni chi viene trovato positivo all’Epo. Occorre il pungo duro: la radiazione. Questa è la mia unica soluzione”.

Rientrato dall’allenamento Luca D’Osvaldi si è poi recato il comando dei carabinieri di Treviso in via Cornarotta per fare denuncia su quanto successo sul Montello. Purtroppo questo non è l’unico caso di intolleranza registrato.

Di seguito proponiamo una memoria scritta di proprio pugno da Luca D’Osvaldi che ricostruisce la squallida, ma significativa vicenda in cui è rimasto coinvolto ed esprime alcune riflessioni sull’ennesimo delicato momento attraversato dal ciclismo per il quale sottolinea come l’unica soluzione per uscire dalle sabbie mobili sia la radiazione di chi viene trovato positivo ai controlli antidoping.

Ciao a tutti, sono Luca D’Osvaldi

Vi scrivo perché in questo grave momento di crisi attraversato dal ciclismo accadono fatti che fanno male anche a chi ha sempre cercato di fare il proprio lavoro nella massima onesta! Stiamo vivendo una situazione in cui è più importante essere una persona di valore che una di successo!

Vi racconto quello che purtroppo ho vissuto di prima persona.

Era il primo agosto quando io e i miei compagni di squadra e il nostro direttore sportivo Roberto Cendron ci stavamo allenando sul Montello. Era una giornata stupenda. Tipica del periodo estivo e come tale non poteva che portare gioia ed entusiasmo!

Finito l’allenamento ci stavamo dirigendo verso casa (io abito a Carbonera, vicino al centro di Treviso) e proprio sul Montello, più precisamente a Crocetta, mentre passavamo davanti ad un bar sentiamo una persona urlare ”siete tutti dei drogati”.

Voglio sottolineare che non sono il tipo che va in cerca di “rogne”. Anzi sono solito lasciare passare queste cose. Ma stavolta no, non so perché, non sono riuscito a far finta di niente.

Ho tirato i freni della bici e mi sono girato per andare a chiedere subito spiegazioni! Arrivato di fronte a quell’uomo ho chiesto il perché di una simile affermazione. Ma quello che ho ricevuto di risposta è stato solo un nuovo “siete tutti dei drogati. Anche tu sei un drogato”.

Ho cercato di chiarirmi. Ma non c’è stato niente da fare. Questa persona è arrivata pure a tirare fuori un bastone dal bagagliaio della sua macchina. Addirittura puntandomelo contro continuava a ripetere la solita accusa.

Nel frattempo passava un cicloamatore. E pure lui sentitosi offeso da quelle parole si è fermato per cercare di farlo ragionare.

Il mio compagno di squadra, assieme al direttore sportivo, non vedendomi più sono tornati indietro pure loro. Roberto si è messo a discutere con quella persona. Dalla sua bocca sono usciti diversi nomi di corridori coinvolti in vicende tristemente note. Noi non eravamo fra quelli e pure ci aveva offeso!

Non si può fare di “tutta l’erba un fascio”. Credo che in quel gruppo di corridori professionisti che girano per tutte le strade del mondo, ci sia gente che faccia il proprio lavoro nel massimo rispetto delle leggi dello sport. C’è chi imbroglia, questo è vero. Però ci concentriamo solo su questi e non su coloro che invece sono puliti.

Nel frattempo, tornando a quello che mi è successo, ho registrato il numero della targa e al pomeriggio sono andato direttamente a fare denuncia ai carabinieri.

Molto probabilmente si trattava di un tifoso che stanco di sentire di parlare di ciclismo come sinonimo di doping si è sfogato in quella maniera. Sta di fatto che se al posto mio ci fosse stato un gruppo di Esordienti o peggio dei Giovanissimi che vivono l’inizio dell’attività agonistica, quell’offesa  avrebbe precluso a tutti la possibilità di continuare a vedere il ciclismo come uno svago. Quindi di dare a loro la possibilità di creare un ciclismo migliore. Se ad esempio già all’età di 13 anni siamo circondati da persone che fanno riferimento al doping come unico sistema per fare carriera in bici, stiamo pur sicuri che quando questi corridori si troveranno di fronte al primo ostacolo cercheranno proprio nel doping la soluzione.

Persone che vedono il ciclismo come un mondo sporco, privo si speranza e che parlano come fosse tale non fanno altro che portare ancora più disagio e caos.

E’ altrettanto vero che essere abituati a vincere in ogni categoria e poi passare in una superiore che, per un motivo o per l’altro, non da gli stessi risultati non è facile da accettare! A volte essere forti non basta per vincere. Come per vincere non occorre essere forti!

Personalmente posso dire che non è per niente facile non cadere in tentazione. Anche perché si è creata la convinzione che l’unico sistema per migliorare le nostre prestazioni sia quella di assumere sostanze illecite.

Ora siamo tutti coscienti che c’è dello sporco”anche”nel ciclismo, ma come in tutti gli altri sport. Il passato è passato. Non possiamo far niente per cambiarlo. Ma cosa vogliamo fare adesso, da qui in avanti? Continuare a credere che si possa fare sport solo dopandosi? Invece di promuovere campagne contro il doping? Perché non iniziamo tutti a promuovere un ciclismo sano? Perché non facciamo tutti un esame del dna e del capello? Non allarghiamo il Passaporto biologico per tutti?

Qualcuno ha anche proposto di andare in cima al podio esibendo la propria cartella clinica con tutti gli esami del caso effettuati!

E poi basta parlare di doping, basta! C’è, lo sappiamo tutti. Ma continuandone a parlare in questa maniera stiamo creando una verità che non è vera!

Credo inoltre che nel 2008 non sia ammessa più l’ignoranza nello sport. Prima di cominciare una qualsiasi stagione sportiva i medici delle rispettive squadre si trovano assieme agli atleti e le raccomandazioni sono sempre quelle:”prima di prendere qualsiasi farmaco chiedeteci se si può assumere”

Se assumo una sostanza proibita devo prendermene tutte le responsabilità e non dico di scontare sospensioni di un paio d’anni, serve la radiazione! E’ troppo facile imbrogliare con la consapevolezza che a breve avrò un'altra possibilità. Non è giusto nei confronti di quelle persone che sono sempre state oneste e continuano ad esserlo.

Il mio invito non è tanto rivolto soltanto alle società sportive, ma soprattutto ai media. Perché, come ben sappiamo, sono loro che danno una immagine allo sport. Finché televisione, quotidiani e web continuano a mettere in prima pagina vicende di doping, nulla potrà cambiare. Ritengo che non sia del tutto onesto parlare di ciclismo solo nei momenti in cui sorgano vicende come quelle degli ultimi tempi. Non è scritto da nessuna parte che il ciclismo debba essere il capo espiatorio di tutti gli sport!

Ultimo aggiornamento : 13-08-2008 12:36

   
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