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1. Danilo Di Luca – In poco più di un mese l’abruzzese ha
conquistato due dei sogni della carriera, la Liegi e il Giro. Se sulle Ardenne
aveva già dimostrato di trovarsi come a casa, il Giro ci ha presentato un Di
Luca nuovo, più maturo, consistente e regolare, in grado di gestire con
freddezza ed esperienza anche le fasi più delicate. Se la prima fase della
stagione è stata a ritmo di trionfo, ben diversa è stata la seconda, con la
vecchia storia della frequentazione con il dottor Santuccione, risalente al
2004, che è tornata alla ribalta improvvisamente. Di Luca è stato tagliato
fuori dagli appuntamenti più importanti, Mondiali e Lombardia, con una
tempistica sconcertante, e gli è stato tolto il Pro Tour. Da rimarcare è
comunque l’attaccamento dimostrato nei confronti della maglia azzurra, con la
decisione di restare a Stoccarda durante i Mondiali nonostante la sua
sospensione. (Nella foto Di Luca al Giro - Bettiniphoto)
2. Alberto Contador – Le sue stilettate in salita sono
state tra i segni di maggior spessore della stagione. Ha iniziato battagliando
con Rebellin alla Parigi-Nizza, corsa che il giovane spagnolo si è portato a
casa attaccando su ogni salita. Dopo qualche esibizione così così tra aprile e
giugno, ha preso la guida della Discovery dopo la squalifica di Basso e le non
buone prove pre-Tour di Leipheimer. Nonostante la giovane età Contador al Tour
non ha pagato il peso della responsabilità, sfornando una serie impressionante
di scatti tra Galibier e Peyresourde. Ha segnato il ritorno dei grandi
scalatori sul trono del Tour de France, pur al termine di una corsa molto
travagliata e che ha fatto discutere più per questioni etiche che tecniche.
Dopo il trionfo in giallo la sua stagione si è di fatto conclusa: speriamo che
nei prossimi anni non si fossilizzi troppo sul Tour.
3. Alessandro Ballan – Quella del lungagnone di
Castelfranco è una delle più belle favole del ciclismo attuale. Senza un grande
palmares nelle categorie giovanili e con qualche difficoltà ad approdare al
ciclismo che conta, è riuscito piano piano a migliorare anno dopo anno ed ora è
tra i più autorevoli interpreti delle corse di un giorno. Oltre che la forza è
proprio l’autorevolezza con cui corre, soprattutto nei momenti determinanti, a
fare la differenza: così è stato nei due trionfi stagionali, al Giro delle
Fiandre e ad Amburgo. In Belgio ha costruito un capolavoro, scattando sul Muro
di Grammont come i campioni, in Germania ha colto l’attimo con un colpo da
finisseur di rara bellezza. Generoso interprete anche in maglia azzurra, è solo
mancato un po’ al Tour de France dove non ha mai preso la fuga buona (Nella foto Alessandro Ballan batte Hoste al Fiandre)
4. Paolo Bettini – E’ stata una stagione che non ha mai
lasciato tranquillo il riconfermato Campione del mondo. Tra una caduta e
l’altra la prima parte di stagione se ne è andata con una sola vittoria, anche
poco importante, in America, e tanti piazzamenti, tra Liegi (4°) e Giro (2
volte 2° di tappa). Ad agosto ha fatto ancora fatica, ma ha cominciato a far
vedere qualche lieve miglioramento, sempre più consistente poi alla Vuelta dove
è tornato al successo. Il Mondiale è stato poi un capolavoro, arrivato dopo una
settimana in cui si è visto arrivare addosso, senza sapere neanche il
perchè, una valanga di polemiche che
avrebbe steso chiunque. Bettini invece ha tirato dritto facendo vedere di essere un campione vero, sia sulla bici che a bocce ferme. Un titolo iridato da storia del ciclismo. Peccato che prima e dopo il Mondiale la sua stagione sia stata condizionata dalla sfortuna.
5. Oscar Freire - Il talentuoso spagnolo ha confermato le caratteristiche che l'hanno reso celebre: pochi appuntamenti ben preparati, tattiche accorte e vittorie da gran campione. Così è stato alla Milano-Sanremo, dominata con uno sprint regale, e dopo un lungo periodo grigio, alla Vuelta, dove ha fatto mirabilie con tre tappe in una settimana. In mezzo a tanto splendore, Oscarito si è preso le solite pause, alcune per problemi fisici, e così il Tour non l'ha visto grande protagonista, mentre ai Mondiali il suo appuntamento con la storia e il 4° titolo è saltato anche per colpa di una squadra non all'altezza. Da ricordare anche l'insolita fuga alla Gand-Wewelgem, dove è stato messo in mezzo da Burghardt e Hammond, oltre alla seconda piazza ad Amburgo per un soffio dietro allo splendido Ballan
6. Cadel Evans - L'australiano dà poco spettacolo ma è un corridore di straordinaria consistenza nelle corse a tappe. Anno dopo anno ha salito tutti i gradini raggiungendo ormai i vertici, grazie ad una preparazione all'avanguardia e una dedizione da atleta d'altri tempi. Sia a cronometro che in salita è una certezza e meriterebbe una squadra più forte per poter correre da pari con i suoi avversari. Forse per il 2008 sarà accontentato dalla sua Predictor. Intanto i risultati di quest'anno lo portano ai vertici delle corse a tappe con il 2° posto del Tour, il 4° della Vuelta oltre al 2° del Delfinato a cui va aggiunto il 5° dei Mondiali. Certo, vittorie neanche a parlarne, però manca solo un ultimo scalino
7. Denis Menchov - Prima della Vuelta il russo della Rabobank era impantanato in una stagione al limite del deprimente. Qualche onesto piazzamento tra Catalunya e Delfinato, un Tour anonimo con qualche passaggio nelle parti alte del gruppo solo in veste di gregario. Alla Vuelta però Menchov si è improvvisamente riacceso, quando ormai nessuno, anche in squadra, sembrava dargli grande credito. Invece in Spagna Menchov ha corso alla grande, vincendo da padrone senza mai avere momenti di reale difficoltà. Forte in salita e a cronometro, abile a mascherare la pochezza della squadra e soprattutto con una continuità che non gli si conosceva. Ora ci si aspetta che per il 2008 faccia vedere il suo valore anche altrove
8. Alessandro Petacchi - Non era facile riprendere il cammino interrotto al Giro dell'anno scorso con la caduta, ed il grave infortunio, di Namur. Ha passato momenti molto duri Petacchi, sia da un punto di vista fisico che psicologico, ma piano piano ha ritrovato sè stesso. Se la Sanremo è arrivata troppo presto per il suo percorso di ripresa, al Giro ha fatto vedere ottime cose, con cinque volate vincenti, ma soprattutto con una grinta e una voglia che in certi momenti sembravano smarrite. L'assurda vicenda del salbutamolo l'ha tagliato fuori dal Tour, ma Petacchi non ha mollato, e dopo esserne uscito pulito si è presentato in Spagna dove, nonostante una lunga assenza dalle corse, è riuscito a centrare altre due vittorie. La Parigi-Tours è arrivata poi come ultimo regalo di una stagione davvero densa di emozioni
9. Damiano Cunego - Ha corso tantissimo Damiano in questo 2007 che è riuscito a concludere con una grande vittoria, il Giro di Lombardia. Il suo grande obiettivo, il Giro d'Italia, non è andato certo come sperava: vi è arrivato da favorito ma non è mai stato realmente in lizza per il rosa e non ha neanche interpretato benissimo la corsa. Piuttosto è da sottolineare quanto Cunego sia riuscito a tenere una buona condizione, da inizio aprile a fine giugno, senza però mai operare il cambio di ritmo. Nella seconda parte di stagione invece ha avuto un cammino un po' più lento, anche per colpa di una caduta alla Vuelta, ma questo alla fine sembra averlo agevolato, perchè con i muscoli un po' più alleggeriti ha trovato un finale esaltante, con un bel Mondiale e un Lombardia super
10. Erik Zabel - Più che alle vittorie di quest'anno, questa nomination per Zabel è un tributo al modo in cui il campione tedesco interpreta il ciclismo a 37 anni. Nonostante un palmares tra i più ricchi non si risparmia a sacrificarsi per Petacchi tra Sanremo, Parigi-Tours e Vuelta, mettendo un contributo determinante nelle vittorie dello spezzino. Firma anche un paio di successi di peso, al Giro di Svizzera e alla Vuelta, poi finite le corse su strada si riposa andando a vincere le Sei Giorni su pista. Incrollabile
Ultimo aggiornamento : 13-11-2007 22:51
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