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Eppure ti sento campione, con quell'ansimare soffuso di chi soffre sì, ma non lo da a vedere; di chi sempre ha lottato come un ossesso contro tutto e tutti e si lascia andare ad un'espirazione forzata, più lunga e profonda del solito.
Eppure ti vedo campione, con quegli occhi tristi e persi nel vuoto, malinconici e pesanti, colmi di lacrime bloccate dalla rabbia.
Eppure ti aspetto campione, qui seduto, con le braccia incrociate ed il viso corrucciato, attendo da quattro anni il tuo passaggio, aspetto una tua "sgasata", un colpo di reni, non smetterò di aspettare.
Ma ciò che più conta è che...ora ti ascolto, campione.
Avevo nove anni la prima volta che ti vidi, amore a prima vista. Un pazzo volare in discesa, dopo una salita da dominatore, con la tua divisa bianco e azzurra e quel buffo taglio di capelli, di quelle poche ciocche di capelli sparse qua e la. Eppure mi emozionai.
Di emozioni tu si, ne hai sempre regalate, ne regali tutt'ora, come solo i miti sanno fare. Credo tu faccia parte di questa categoria, si, i miti, e lo sai anche tu meglio di me che, per esserlo fino in fondo, occorre lasciare questo sporco mondo per volare lassù, laddove i miti son coccolati e ben voluti.
Alpe di Pampeago, Montecampione, Alpe d'Huez; lassù ci sono vero? Ti diverti ancora a sfidare tutti su quelle rampe? Dimmi di si, Marco...dimmi di si...
Ti ascolto, ora si, quattro anni dopo con la forza di non pensare, di non parlare, ma solo di ascoltare ogni tua parola, ogni tuo rimpianto, ogni tua lacrima.
E si che a scrivere su di te ero bravo, ma ora le parole son strozzate in gola, è troppo grande la tristezza nel non vederti più; devo pensare che tu sia immortale per non intristirmi ulteriormente, non è facile campione ma ora ti ascolto.
Sento le tue parole di rancore contro chi ti ha fatto male, ma male sul serio: il dolore psicologico resta come cicatrice, forse peggio; come lama scalfisce sempre più la pelle, scivola profonda, sempre più. Ma resisti ancora, non demordi, perchè per una vita hai lottato contro la sofferenza, perchè per una vita hai amato la sofferenza stessa. Ma quando ti vogliono strappare l'anima...
Cosa dici? La stai ritrovando quella?
Oh campione, questo mi rincuora, il solo sapere che non è tutto marcio, che stai ritrovando te stesso mi rallegra.
Pazzesco questo mondo vero? Razza di ipocriti, prima ti lodano, ti esaltano, poi ti sbattono a fondo, ogni qual volta provi a rialzarti ti riportano sempre più in basso, quasi come se cercassero di affogarti, poi...piangono, rimpiangono l'atleta, rimpiangono il campione, rimpiangono l'uomo.
Alza lo sguardo Marco, afferra la mia mano, non voglio farti male, non sono uno di quelli sciacalli che ti ha ammazzato, voglio solo ascoltarti, nessuno l'ha fatto realmente, parlami Marco, parlami...
Bravo, così. Cosa dici? Hai freddo?
Dai, come puoi? Ti ricordi quando staccasti Ullrich al Tour de France, c'era la bufera, non puoi aver freddo.
Va meglio ora? Ti hanno rovinato vero?
Lo so Marco, lo so; il tuo stesso ambiente ti ha tagliato fuori, si logorano lo stomaco ogni giorno di rimorsi, non curartene. Invidiosi, avidi, meschini. Tu avevi un talento unico, eri Marco Pantani diavolo, Marco Pantani!
Sorridi eh...
Cosa fai? Riprendi la bici?
Che bello rivederti in sella campione, tutto tirato a lucido, con la tua Bianchi ancora intatta, agganci la scarpa al pedale, ti alzi sui pedali e voli via, come una macchia gialla nell'azzurro dell'Eden, poi ti volti, un sorriso come a ringraziare.
Non ho fatto nulla campione, ti ho solo ascoltato, l'avessero fatto tutti, amandoti fino all'ultimo giorno saresti ancora qui, Pirata. Ma in terra o lassù nei cieli, mi basta sapere che ci sei, assicurarmi che tu stia bene, con la tua bicicletta sempre appresso, mi basta questo...
Buon compleanno campione, è questo il giorno della rinascita...
Mi manchi
Davide
Ultimo aggiornamento : 13-02-2008 22:50
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