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Quando i nodi vengono al pettine resta solo
quel nemmeno troppo sottile senso di impotenza, di fragilità; vengono a galla i
rimorsi mischiati ai rimpianti, ci si sente, o quantomeno ci si dovrebbe sentire
più poveri dentro. Ma cosa volete che significhi la povertà interiore in un
mondo di affaristi senza scrupoli, in una società senza sentimento, senza
valori, cosa volete...cosa volete...
Cosa volete dagli appassionati voi grandi capi,
aggrappati alla vostra bella e comoda poltrona da migliaia di euro, nei salotti
per bene, con un solo obiettivo vitale: il guadagno. Vendereste le vostre madri
per un pugno di euri in più, asfaltereste ogni ideologia per sentirvi più
potenti, state calpestando anche il nostro ciclismo. Quel ciclismo che in un
secolo ha scritto pagine di sport, ma che dico sport, di storia vera e propria;
via, spazzato via dal soffio di venti dell'est, dai soldi russi, cinesi, arabi e
di chissà quale altro paese senza alcuna storia in questo nostro amato
sport.
E allora se ne vanno gli sponsor, stanchi degli
atleti disonesti, mal gestiti dai direttori sportivi, mal gestiti dalla stessa
organizzazione internazionale: con sanzioni diverse paese per paese, con una
confusione sempre crescente ed ai limiti dell'esasperazione. Se ne vanno le
carte migliori, i grossi carichi, non i due di coppe...se ne vanno i T-Mobile, i
big della sponsorizzazione tecnica tedesca, i dirigenti; esasperati dai furbi,
dal doping, dall'inadeguatezza degli alti vertici.
Se ne vanno...escono da un sistema ormai in
caduta libera i Grandi Giri, le classiche monumento, quelle corse che restano
nell'immaginario comune della gente, dell'appassionato, eppure lassù nessuno che
si fermi, che capisca in quale situazione il ciclismo stia scadendo; eppure che
nessuno fermi nessuno, che tutto scorra evento dopo evento, come il viaggiare
della biglia sul piano inclinato: errore dopo errore, sempre più in basso,
toccando il fondo ogni volta ed ogni volta illudendosi che più in basso di così
non si possa scendere, non considerando che le fondamenta sono fragili, sabbie
mobili dalle quali, una volta entrati, uscirne sarà impresa da grandi pulizie.
Facciamole queste pulizie
dunque.
Cambiamo le persone se inadatte, gente nuova,
motivata a difendere il vero ciclismo, la storia del nostro amatissimo sport;
serve rifondare le alte sfere, la cultura del soffrire, il sentirsi tutti più
responsabili. Credo ahimè che questo resterà un appello lanciato nel vuoto, una
lettera chiusa in una bottiglia di vetro a spasso tra le onde dell'oceano,
nell'attesa che qualcuno la legga e si renda conto del male che il ciclismo si
trovi costretto a sopportare.
Forse però il tempo avrà riportato nuovi nodi
al pettine e lo sport del pedale esalerà l'ultimo respiro, tradito dai suoi
stessi interpreti.
Con tristezza ed un velo di timore, vi lascio
riflettere...
Davide
Ultimo aggiornamento : 07-12-2007 22:26
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